Uganda, tribunale archivia il primo caso di “omosessualità aggravata” dopo la legge del 2023

Un ventenne ha trascorso quasi un anno in custodia cautelare dopo essere stato accusato di omosessualità aggravata per aver avuto "rapporti sessuali illeciti" con un uomo di 41 anni.

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uganda uomo arrestato
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Un tribunale ugandese ha archiviato il caso contro il primo uomo nel Paese accusato di “omosessualità aggravata” ai sensi della terribile legge del maggio del 2023, l’Anti-Homosexuality firmata dal presidente in carica Yoweri Museveni.

Il disegno di legge ha ribadito la criminalizzazione del sesso gay con ergastolo annesso e ha introdotto la pena di morte per quella che viene definita “omosessualità aggravata“, ovvero l’avere rapporti sessuali con un minore, una persona anziana o una persona con disabilità, avere rapporti sessuali se sieropositivi o commettere incesto. Dopo l’approvazione del disegno di legge si era levata l’indignazione dei gruppi in difesa dei diritti LGBTQIA+ e delle organizzazioni per i diritti umani in tutto il mondo, che hanno messo in guardia dalle inevitabili conseguenze, ovvero la crescita vertiginosa dell’omofobia in tutto il Paese.

Il primo caso a processo

Nell’agosto 2023 un ventenne di Soroti, nel nord-est dell’Uganda, ha trascorso quasi un anno in custodia cautelare dopo essere stato accusato di omosessualità aggravata, come riportato dal suo avvocato Douglas Mawadri a Reuters. Il 20enne è stato accusato di “rapporti sessuali illeciti” con un uomo di 41 anni. Mawadri ha rivelato che nel corso del procedimento durato più di due anni, i pubblici ministeri hanno modificato l’atto d’accusa e accusato l’uomo di “conoscenza carnale contro l’ordine naturale“, pena che prevede l’ergastolo secondo il codice penale ugandese. Ma il 2 febbraio Mawadri “il magistrato ha archiviato il caso dopo aver accertato che l’imputato è incapace di intendere e di volere dopo una lunga detenzione preventiva“.

La sentenza, pronunciata oralmente in tribunale, sarà disponibile per la lettura scritta in un secondo momento.

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L’allarme internazionale per la legge anti-LGBT ugandese

Un rapporto del 2023 di una commissione della coalizione Convening for Equality (CFE) ha rilevato come l’emanazione dell’Anti-Homsexuality Act abbia messo in pericolo le persone LGBT. Dal 1° gennaio al 31 agosto 2023 i ricercatori hanno registrato 306 violazioni dei diritti umani in Uganda basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere delle vittime. Di questi casi, solo 25 sono stati commessi da funzionari statali e il resto da privati cittadini.

Nel maggio scorso Human Rights Watch ha denunciato l’ondata sistematica di violenze, arresti arbitrari, estorsioni e repressione nei confronti delle persone LGBT+ in tutto il Paese. Nel rapporto dal titolo “They’re Putting Our Lives at Risk: How Uganda’s Anti-LGBT Climate Unleashes Abuse” (“Mettono a rischio le nostre vite: come il clima anti-LGBT in Uganda scatena abusi”), l’organizzazione internazionale ha documentato come la legge del 2023 abbia trasformato il Paese in un incubo legale e sociale per chiunque non rispetti la rigida eteronormatività di Stato. Le conseguenze della legge sono gravi anche sul fronte sanitario: secondo UNAIDS e altre agenzie, la legge compromette l’accesso alle cure HIV, alimentando stigma e discriminazione. Gli attivisti locali avevano avviato ricorsi legali, mentre l’Unione Europea e gli USA (di Biden) avevano condannato e sanzionato duramente il provvedimento. Anche la Banca Mondiale aveva fatto sentire la propria voce, minacciando lo stop ad alcuni flussi di finanziamenti previsti per il Paese, sollevando la reazione della Russia di Putin che immediatamente ha offerto al Presidente Yoweri Museveni il  proprio supporto finanziario e politico.

 

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