Meloni serva di Erdoğan che la ringrazia per la persecuzione LGBTIQ+ in Italia

Cosa ha detto il sultano turco alla premier dell'estrema destra italiana.

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Giorgia Meloni Recep Tayyip Erdoğan
Giorgia Meloni e Recep Tayyip Erdoğan
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La premier italiana Giorgia Meloni si è recata in visita ufficiale ad Istanbul, Turchia, dove ha incontrato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Meloni si è trovata in forte imbarazzo, perché quando era all’opposizione in Italia, aveva avversato con toni pesanti l’allora ventilata ipotesi di ingresso della Turchia nell’Unione Europea. La posizione mantenuta dalla leader dell’estrema destra italiana è stata estremamente servile. Meloni ha tuttavia incassato un ringraziamento da parte di Erdoğan, per la repressione attuata in Italia verso le persone LGBTIQ+.

Prima dell’incontro, il “sultano neo-ottomano” (Le Monde), e “distruttore di diritti umani” (Human Rights Watch) aveva infatti parlato al telefono con la leader, e l’aveva ringraziata per “Il suo sostegno al concetto di famiglia che da priorità ai valori familiari, contro i sostenitori LGBT, con evidente riferimento alla persecuzione delle famiglie omogenitoriali e al reato universale approvato Italia per le persone che formano una famiglia mediante la gestazione per altri (GPA, o maternità surrogata).

Per il presidente turco, i diritti LGBTIQ+ sono una degenerazione (ottobre 2022). Un anno fa, nell’Ottobre del 2023, Erdoğan eaveva definito le persone LGBTIQ+ “una minaccia per la famiglia tradizionale. In occasione del congresso del suo partito AK Party, Partito di Giustizia e Sviluppo Turco, risoltosi nel giugno 2023 con un plebiscito in suo favore (1399 voti su 1402), l’autocrate turco aveva proferito parole durissime:

“Prenderemo ogni misura per proteggere la famiglia dalla perversione”

In un’altra occasione, sempre nel giugno 2023, il sultano turco aveva detto:

“In questa nazione, le fondamenta della famiglia sono stabili. La comunità LGBT non emergerà mai in questo paese

Nel successivo incontro svoltosi ad Istanbul, Meloni ed Erdoğan hanno affrontato principalmente il tema dell’immigrazione, dell’avvicinamento della Turchia all’Unione Europea e della armi fornite dall’Italia ad Israele. Il sultano di Turchia ha chiesto alla leader dell’estrema destra italiana dell’Italia per la sua iniziativa alle Nazioni Unite volta a fermare la vendita di armi a Israele.

L’Italia chiede aiuto alla Turchia sull’immigrazione

Meloni ha chiesto il supporto di Erdoğan per contenere i flussi migratori dalla Libia, una priorità per l’Italia, che sta affrontando un aumento degli sbarchi e che si è incagliata nel pasticcio delle deportazioni in Albania, giudicate inaccettabili dalla Corte di Giustizia Europea (qui il documento ufficiale). I due leader hanno discusso di un possibile accordo per migliorare la collaborazione con la Guardia costiera libica, con l’obiettivo di ridurre le partenze e garantire una maggiore stabilità nella regione . Da tempo Erdoğan sta operando un accerchiamento di pesante influenza geopolitica intorno all’Italia, con la crescente influenza turca in Libia e con la vendita di droni da difesa all’Albania. Il contratto tra Turchia ed Albania riguarda l’acquisto di droni Bayraktar TB2, che hanno la funzione di svolgere operazioni sia di sorveglianza, sia di attacco.

 

 

 

 

erdogan lgbtiq

Erdoğan e il regime autoritario in Turchia

Recep Tayyip Erdoğan ha progressivamente trasformato la Turchia da una democrazia fragile in un regime autoritario. Una fonte di ispirazione per l’estrema destra italiana, che persegue un sistematico attacco all’equilibrio istituzionale della Repubblica Italiana, e si appresta a sconquassarla con la riforma del premierato, fortemente voluta da Meloni, che ridurrebbe, tra le altre cose, la figura del Presidente della Repubblica a un vassallo senza alcun potere di interdizione.

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Dopo essere salito al potere come primo ministro nel 2003 e poi presidente nel 2014, Erdoğan ha utilizzato la sua posizione per consolidare il controllo su tutte le principali istituzioni democratiche. Ha represso la libertà di stampa, incarcerato giornalisti e oppositori politici, e rimosso giudici indipendenti, portando il sistema giudiziario sotto il suo controllo. La sua gestione della politica estera si è intrecciata con un nazionalismo crescente, mentre sul piano interno ha utilizzato una retorica neo-ottomana per giustificare la sua presa autoritaria sul paese​. (Le Monde)

 

Turchia e diritti umani ed LGBTIQ+

Nel 2021, Erdoğan ha ritirato la Turchia dalla Convenzione di Istanbul, il trattato internazionale che proteggeva i diritti delle donne e delle persone LGBTIQ+. Secondo il leader turco, la difesa dei diritti delle donne sospinge gli uomini verso l’omosessualità e dunque mina la famiglia tradizionale. Erdoğan ha quindi attaccato sistematicamente negli anni sia la parità di genere, sia le minoranze curde e LGBTIQ+, utilizzando la politica religiosa per guadagnare sostegno dalle frange di estrema destra e conservatrici. L’espulsione di parlamentari dell’opposizione e la chiusura di partiti rivali hanno ulteriormente minato i pilastri della democrazia parlamentare​ turca.

In Turchia, i diritti della comunità LGBTIQ+ sono stati progressivamente erosi. All’inizio del suo mandato, Erdoğan non si era pronunciato apertamente contro la comunità, ma con l’aumento della sua retorica nazionalista e religiosa, ha usato sempre più frequentemente una narrazione discriminatoria per consolidare il suo potere e rafforzare lo stigma sociale verso le persone LGBTIQ+.

La repressione della polizia al Pride di Istanbul, vietato dal 2015.
La repressione della polizia al Pride di Istanbul, vietato dal 2015

Nel 2022 il Pride di Istanbul era stato represso con violenza dalla polizia.

Nel 2023, il Pride a Istanbul si è tenuto in un clima di tensione, come negli anni precedenti. Le autorità turche, seguendo la linea repressiva degli ultimi anni, hanno vietato l’evento, motivando la decisione con questioni di sicurezza. Nonostante ciò, centinaia di manifestanti si sono radunati in varie zone della città. La polizia ha risposto con arresti di attivisti e giornalisti, utilizzando gas lacrimogeni per disperdere i partecipanti.

Nel 2024 la repressione del Pride di Istanbul è continuata, con 15 arresti, tensioni e scontri per le strade. La prefettura ha vietato il Pride citando la presenza di presunti “gruppi criminali” tra gli organizzatori. Come parte delle misure, sono state chiuse diverse stazioni della metropolitana. Nonostante il divieto, centinaia di attivisti hanno manifestato nel distretto di Kadikoy, sulla sponda asiatica della capitale turca. Dal 2015, il Pride è stato ufficialmente vietato in Turchia, segnando un inasprimento delle restrizioni contro la comunità LGBTIQ+.

Repressione al Pride di Istanbul (Turchia)
Repressione al Pride di Istanbul (Turchia)

Come viene definito Recep Tayyip Erdoğan sulla stampa liberale internazionale

Autocrate elettorale” – The Washington Post lo ha definito un autocrate che manipola le elezioni per consolidare il suo potere, soprattutto in relazione alla sua vittoria nel 2023 sia avvenuta in un contesto di crescente autoritarismo​.

Sovrano neo-ottomano” – Le Monde ha descritto Erdoğan come un leader che cerca di reinterpretare la storia della Turchia con una retorica neo-ottomana, volta a giustificare il suo controllo sempre più rigido sulle istituzioni​.

Distruttore dei diritti umani” – Human Rights Watch lo ha accusato di smantellare i diritti umani e le tutele democratiche, attaccando donne, curdi e comunità LGBTIQ+, con l’obiettivo di garantire il controllo assoluto sul paese​.

Leader del regime autoritario” – Time Magazine ha parlato di Erdoğan come un leader di un regime che ha progressivamente eroso le libertà democratiche, concentrando il potere nelle sue mani e limitando l’opposizione politica​.

Despota populista” – Alcuni articoli di The Economist lo hanno definito un despota populista, capace di manipolare il sentimento religioso e nazionalista per mantenere il controllo, anche a costo di violare le norme democratiche.

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