L’associazione di militari LGBT ucraini supportata dall’ambasciata americana

Tra propaganda e coraggio, storie di persone LGBT dell'esercito che stanno combattendo per difendere l'Ucraina dalla Russia di Putin.

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Nell’ambito della guerra scatenata dalla Russia di Putin contro l’Ucraina, la questione delle libertà civili, e in particolare delle libertà della comunità LGBTQ+, assume sempre più il valore di contrapposizione ideologica simbolica dello scontro tra due civiltà. Che guerreggiano senza pietà anche in termini di propaganda.

Da un lato la Russia di Putin e la sua omofobia ormai assunta a sistema di potere: qualche settimana prima dell’invasione dell’Ucraina, il nostro Federico Boni si era preso la briga di raccogliere per i lettori di Gay.it alcuni fatti che ben descrivono il clima di oppressione vissuto dalla comunità LGBTQ in Russia.

Dall’altro l’Ucraina, democrazia giovane, non ancora del tutto compiuta, a proposito della quale il nostro Simone Alliva aveva raccontato le fragili conquiste e il clima non ancora del tutto liberale intorno ai diritti della comunità LGBTQ+.

Sullo sfondo, restano certamente vivi i ricordi di un nazionalismo ucraino intriso di fanatismi di estrema destra, caratteristica che ha fornito allo stesso Putin l’occasione di appellare l’esercito ucraino come nazista, in quella guerra di propaganda nella quale le parole assumono la valenza di prolungati bombardamenti.

Così, mentre i servizi segreti britannici scoprono alcuni movimenti delle truppe militari russe grazie al monitoraggio dei messaggi Grindr dei soldati russi – notizia del Daily Mail riportata anche da Gay.it, ma che risuona come un’evidente montatura di propaganda – fin dal primo giorno di guerra l’esercito ucraino ha indossato le tinte arcobaleno, soprattutto nell’ambito della comunicazione a favore dei media occidentali. Proprio su Gay.it, sempre il nostro Simone Alliva, aveva raccolto la testimonianza della portavoce del Kiev Pride
Lenny Emson, che spiegava come le persone LGBTQ+ ucraine fossero preparate e pronte a imbracciare le armi e difendere il proprio paese. Lenny, nella stessa nostra intervista, aveva da subito inviato un messaggio chiaro: servono aiuti militari. Era soltanto il primo giorno di conflitto e quella richiesta risuonava, in quel momento, esagerata.

La propaganda di guerra, dunque, muove le proprie pedine ovunque, e sollecitare le retrovie LGBTQ+ significa certamente instillare il dubbio in una comunità solitamente schierata con quello che possiamo definire pacifismo a oltranza.

È tuttavia evidente che c’è un popolo finito al massacro, aggredito con carri armati e bombe dall’esercito di un altro popolo. È certamente vero che le ragioni non sono mai tutte da una parte, ma è altrettanto vero che chiunque sia russo potrebbe doversi vergognare per molto tempo del massacro che la Russia di Putin sta compiendo ai danni del popolo ucraino.

E la propaganda occidentale non ha pietà della regressione russa. Riportiamo qui di seguito alcuni spunti raccolti dal sito del “Sindacato degli LGBT militari”, un’associazione di militari LGBT ucraina, dichiaratamente supportata dall’Ambasciata Americana in Ucraina.

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Sul sito si legge che il sindacato è stato fondato nel 2018 da Viktor Pylypenko, veterano apertamente gay facente parte del Donbas Volunteer Battalion. Le battaglie del Sindacato dei militari LGBT ucraini si impegna per le battaglie di uguaglianza delle persone LGBT nel paese.

Durante il Kiev Pride, l’associazione dichiara di aver marciato nella parata in un una colonna separata, guidata dallo stesso Pylypenko e da Nastya Konfedera, altra volontaria militare apertamente lesbica.

“Stiamo attualmente acquistando visibilità e forza, partecipiamo in prima linea non solo alla difesa dell’Ucraina dall’invasione russa, ma anche alla difesa della democrazie e dell’uguaglianza per tutti i cittadini ucraini.

Sul sito sono evidenziate le storie di nove persone: oltre ai già citati Viktor Pylypenko e Nastya Konfederat, ci sono anche le vicende biografiche di Vasyl Davydenko, Dmytro Havrylyuk, Viktoriya Didukh, Yaryna Chornohuz, Vladislav Miroshenychenko, Iryna Bobyk, Ihor Hryhorashchuk.

Nel manifesto dell’associazione il messaggio è fin troppo chiaro. Lo riportiamo nella traduzione automatica di Google Translate, per evitare qualsiasi fraintendimento:

Uguaglianza, dignità e libertà sono tradizioni dell’Ucraina
La nostra associazione sostiene i valori proclamati dalla Rivoluzione della Dignità.

Il nostro obiettivo è raggiungere l’uguaglianza per la comunità LGBT+, il diritto al matrimonio, il diritto ad avere una famiglia a tutti gli effetti e il nostro diritto alla non discriminazione. Oltre a difendere i nostri diritti, chiediamo anche gli stessi diritti e inclusività per tutti: altre minoranze e gruppi sociali dei cittadini ucraini. La lotta per l’uguaglianza renderà la nostra società più umana, inclusiva, senza pregiudizi e odio. Vogliamo contribuire a rendere l’Ucraina un paese europeo libero.

Abbiamo lottato durante la Rivoluzione della dignità, abbiamo attraversato la guerra con gli occupanti e i collaboratori russi, abbiamo aiutato e stiamo aiutando la prima linea e abbiamo diritto alla stessa vita dignitosa del resto degli ucraini.

 

L’associazione articola i propri obiettivi politici nei seguenti punti:

– I conviventi dovrebbero avere il diritto di prendere decisioni in relazione l’uno con l’altro in situazioni mediche di emergenza
– Le relazioni familiari tra gay e lesbiche dovrebbero essere riconosciute come unioni legittime
– I matrimoni conclusi all’estero devono essere riconosciuti in Ucraina
– Il secondo partner dovrebbe poter essere il tutore del figlio del primo partner
– Le famiglie con partner che allevano tre o più figli dovrebbero avere lo status di famiglie numerose
– Gay e lesbiche dovrebbero avere il diritto di essere donatori di sangue e componenti del sangue
– Nelle unioni familiari, entrambi i partner devono avere il diritto di concedere ed ereditare la proprietà
– I conviventi devono avere diritti relativi alla morte e alla sepoltura (diritto di disporre della salma del defunto, ecc.)
– Le coppie che hanno una relazione familiare dovrebbero poter adottare bambini
– Il sistema educativo deve tener conto dell’educazione sessuale e della diversità delle tipologie delle famiglie moderne
– La legislazione su bullismo, violenza domestica e rapporti di lavoro dovrebbe tenere conto delle specificità LGBT+

 

Analizzando le varie storie dei militari LGBT ucraini, emerge evidente che tutta l’operazione fa parte di una propaganda supportata dagli Stati Uniti. Sullo stesso sito dell’associazione si può trovare, non troppo in evidenza, come il Sindacato dei militari LGBT ucraini sia supportato dall’Ambasciata Americana a Kiev.

 

di seguito
LE STORIE DEI MILITARI LGBT UCRAINI
(trad. Google Translate)

 

Viktor Pylypenko
Viktor Pylypenko
Viktor Pylypenko è il primo militare apertamente gay in Ucraina. Ha fatto coming out in pubblico durante la mostra fotografica dei soldati ucraini LGBT+, dove è stato l’unico soldato a mostrare il volto. È stato ampiamente trattato dai media locali e internazionali. Viktor ha creato un gruppo Facebook “Soldati LGBT ucraini e i nostri alleati“, dove ha chiamato tutti i soldati LGBT+ a unirsi ed è riuscito a creare un gruppo di militari LGBT+.
Viktor ha partecipato alla Rivoluzione della dignità nelle truppe della Protezione civile. Dopo la rivoluzione si offrì volontario al fronte al battaglione di volontari del Donbas, assegnato alla brigata governativa 3057 delle guardie nazionali, dove trascorse 1 anno e 8 mesi come operatore del lanciagranate anticarro SPG-9 e paramedico. Ha partecipato a 6 mesi di campagna hotspot per il villaggio di Shyrokine, nell’oblast di Donetsk.
Nel 2018 Viktor ha unito un gruppo di militari LGBT+ per partecipare alla marcia annuale del KyivPride, che non ha precedenti in Ucraina ed è stata ampiamente coperta dai media. Viktor Pylypenko lavora nella ONG Fulcrum UA come Program Manager e guida progetti di protezione dei diritti umani.

 

 

Nastya Konfederat
Nastya Konfederat
Nastya Konfederat è un’operatore di ricognizione aerea volontario veterana e cartografa militare dall’ottobre 2014. Dopo essersi diplomata in una scuola di volo, è diventata operatrice di droni ed è partita direttamente in prima linea nel gennaio 2015.
Nel 2018 ha partecipato al KyivPride nella colonna dei militari LGBT+. Sebbene non abbia mai nascosto la sua omosessualità, il suo primo intervento pubblico dichiarandosi lesbica l’ha fatto nell’ottobre 2019 su pubblicazioni di media nazionali.
Anastasia guida un gruppo dell’esercito lesbico ucraino e lavora anche in un progetto, sostenuto dall’ambasciata canadese, come leader di un gruppo di assistenza peer to peer per i veterani LGBT+ e impartisce allenamenti fisici come istruttrice professionale a ragazzi e donne di il gruppo.
Anastasiya è anche attiva nell’attivismo LGBT per i diritti umani e sta per lanciare la sua mostra fotografica degli sportivi LGBT ucraini e delle donne LGBT per aumentare ancora di più la visibilità dell’intera comunità LGBT+.

 

 

Vasyl Davydenko
Vasyl Davydenko
Vasyl è un veterano militare che si è dichiarato gay. Il suo primo coming out con i fratelli d’armi lo fece sul fronte, quando riconobbe che il suo ragazzo, anche lui militare, era morto nel crogiolo di Debaltseve.

 

 

Dmytro Havrylyuk
Dmytro Havrylyuk
Joined our Union during military service. His public coming out he made in civil life after homophobes attacked him and blackmailed to get money.

 

 

Viktoriya Didukh
Viktoriya Didukh
Veterana MtoF apertamente transgender. È una leader del sottogruppo militare T*Rainbow. Vika ha partecipato a battaglie per Avdiivka, dove ha subito una ferita. Ha servito nell’esercito per 6 anni. Ha medaglie nazionali. Il suo coming out in pubblico l’ha fatto di recente sulla sua pagina Facebook. È il primo soldato apertamente transgender in Ucraina. Vika è il leader del gruppo militare T*rainbow, che unisce i soldati transgender ucraini.

 

 

Yaryna ChornohuzYaryna Chornohuz
Yaryna si è offerta volontaria in prima linea nel 2019 come paramedico del Battaglione Medici “Ospitalieri”, impegnato nell’evacuazione dei feriti. Durante la Rivoluzione della dignità è stata un’attivista delle truppe di autodifesa del Maidan, un membro del comitato di sciopero dell’Accademia di Kyiv-Mohyla, ha partecipato all’organizzazione di marce e azioni studentesche. Yaryna è un soldato apertamente bisessuale che agisce nelle forze armate ucraine.

 

 

Vladislav Miroshenychenko

Vladislav Miroshenychenko
La sua prima intervista sull’essere gay Vladyslav l’ha rilasciata direttamente dall’unità militare in cui ha prestato servizio per 3 anni. Vlad era un comandante di una stazione di artiglieria semovente Pion. Quando ha deciso di rilasciare la sua intervista ai giornalisti, ha chiesto il permesso ai suoi comandanti e gli è stato permesso. Non aveva paura di fare coming out sapendo che c’erano degli omofobi nella sua unità. E tutto volse al meglio. Ora Vlad si è smobilitato e costruisce la sua vita civile facendo studi.

 

 

Iryna Bobyk
Iryna Bobyk
Si è dichiarata bisessuale in prima linea. Ora presta servizio nelle forze armate ucraine direttamente in prima linea. Irina è una poetessa

 

Ihor Hryhorashchuk

Ihor Hryhorashchuk
Ihor prestò servizio per 3 anni nell’80a Brigata. Una parte dei suoi amici in prima linea sapeva che era gay, ma lo accettava positivamente. Ihor appartiene alla tribù gay degli Orsi

 

LA PROPAGANDA RUSSA OMOFOBICA CONTRO I MILITARI LGBT UCRAINI
Secondo l’associazione, la propaganda russa avrebbe distribuito le seguenti falsità a proposito del Sindacato Militari LGBT Ucraini
– Bambini uccisi per i diritti delle LGBT
– Viktor Pylypenko: finocchio-punisher, come simbolo dell’Ucraina post-Maidan
– L’Ucraina è cattiva quanto i suoi veterani
– Esercito di gay
– Massiccio omosessualità nell’esercito ucraino

SAPER RICONOSCERE LA PROPAGANDA OCCIDENTALE, E AL CONTEMPO SAPERE DA CHE PARTE STARE

Che si tratti di propaganda, che si tratti di aiutare un popolo che negli ultimi decenni si è incamminato sulla strada dell’autodeterminazione con discutibili derive di estrema destra, quello che è sotto gli occhi di tutti oggi, e in particolare della comunità LGBTQ+ di tutto il mondo, è che da un lato c’è un sanguinoso aggressore omofobo e dall’altra un popolo che cerca di fare progressi sui temi dei diritti civili e che è oggi massacrato proprio da quell’aggressore da cui ha voluto emanciparsi. La Russia di Putin è una tirannide illiberale, omofoba e sanguinaria. L’Ucraina è un paese che sta cercando – certo scompostamente – di abbracciare i valori liberali della democrazia. Sì, il Sindacato dei militari LGBT ucraini di cui vi abbiamo parlato in questo articolo risuona come un’operazione di pura propaganda , ma noi non abbiamo dubbi da che parte stare.

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