Ancora una volta, l’amore si scontra con le rigide barriere della burocrazia. Stavolta è successo ad Alessio e Mariassunta, una coppia di Trento, la cui unione civile, celebrata nel maggio 2022, è stata annullata d’ufficio a seguito del completamento del percorso di transizione di lui.
La legge italiana non prevede del resto la conversione automatica delle unioni civili in matrimonio, costringendo coppie come quella di Alessio e Mariassunta a intraprendere complicati percorsi legali per salvaguardare i diritti già acquisiti. In seguito alla sentenza del Tribunale di Trento, i due avranno dunque 180 giorni di tempo per formalizzare il matrimonio, evitando così di perdere le tutele legali garantite dalla loro unione.
La vicenda che li vede protagonisti, riportata dal Corriere, è quindi certamente l’ennesimo esempio di discriminazione istituzionale, ma anche di quella incrollabile determinazione che caratterizza le coppie LGBTQIA+ in Italia, decise a resistere in un sistema che ancora fatica a stare al passo coi tempi.
La storia di Alessio e Mariassunta
“Amo mia moglie Mariassunta oggi come ieri, e la risposerei mille volte” – racconta Alessio al corriere – “Lo faremo il prima possibile, burocrazia permettendo”. Certo, la conversione diretta dell’unione civile sarebbe stata più semplice, ma la legge non lo consente. E così, Alessio e Mariassunta attendono che i documenti siano pronti per poter fissare la nuova data delle nozze.
Nel frattempo, lui – oggi 31enne – non ha paura di raccontarsi senza filtri. Nato con un corpo che non sentiva suo, ha capito sin da bambino che la sua identità era diversa da quella che gli era stata assegnata alla nascita. Nell’intervista, ricorda l’infanzia tra soldatini e partite di calcio, un periodo segnato da un disagio profondo che, anni dopo, avrebbe trovato un nome: incongruenza di genere. A 15 anni ha confidato tutto alla madre, che fortunatamente ha accolto la notizia con amore e supporto.
“Sono stato molto fortunato, la mia famiglia ha subito compreso e mi ha sempre sostenuto, non è così per tutti, ci sono persone che combattono ancora oggi contro chi non riesce a comprendere. Per me prevale la felicità di ognuno. L’ho sempre detto e sono stato compreso, mi ritengo fortunato”.
E poi, è arrivato l’amore. Quando ha incontrato Mariassunta nel 2014, Alessio aveva già intrapreso il suo percorso. La scintilla è scattata immediatamente, e da allora hanno affrontato ogni sfida insieme. “Per mia moglie, la mia felicità è la sua. Non mi ha mai fatto sentire solo”, dice Alessio. E così, il 25 maggio 2022, hanno pronunciato il loro “sì” davanti all’altare.
Dopo essersi trasferiti in Trentino per motivi di lavoro, Alessio ha deciso di proseguire il percorso legale per il riconoscimento del cambio di sesso e della nuova identità. La svolta è arrivata a ottobre, quando il Tribunale di Trento ha ordinato la rettifica del sesso e del nome all’anagrafe, autorizzando anche eventuali interventi medico-chirurgici.
Tuttavia, come spiega l’avvocato Alexander Schuster – che sta seguendo Alessio in tutti gli step dei delicati iter giuridici, c’è ancora molto da fare. “La sentenza della Consulta è un passo avanti, ma resta discriminatoria. Non prevede la conversione dell’unione civile in matrimonio e impone un termine perentorio per sposarsi, con il rischio di perdere diritti importanti”.
Ma intanto, Alessio e Mariassunta vivono la loro quotidianità tra attese, speranze e progetti per il futuro. “Voglio diventare papà”, confessa l’uomo “È il mio sogno, e spero si avveri presto”.
Transizione di genere e unione civile, cosa dice la legge?
Perché è fondamentale raccontare storie come quella di Alessio e Mariassunta? Per capirlo, è necessario fare un passo indietro e riflettere sulla complessità, spesso superflua, delle norme che regolano matrimoni e unioni civili in Italia. Dal 2016, infatti, le unioni civili sono disciplinate dalla legge Cirinnà, un provvedimento che ha rappresentato un importante progresso, ma che lascia ancora molte lacune. Tra queste, l’assenza di una disposizione che consenta la conversione automatica di un’unione civile in matrimonio quando uno dei partner ottiene il riconoscimento legale del cambio di genere.
Questo significa che, in caso di transizione di uno dei membri della coppia, l’unione civile viene automaticamente sciolta perché non è più conforme alla normativa vigente, che prevede che le unioni civili siano riservate a coppie dello stesso sesso, mentre il matrimonio è riconosciuto per coppie di sesso diverso. Per poter mantenere i diritti e i benefici legali acquisiti, la coppia è dunque costretta a contrarre matrimonio, seguendo l’iter previsto dalla legge per le nozze.
Nel 2023, la Corte Costituzionale ha tuttavia tentato di colmare almeno in parte l’annoso vuoto normativo, stabilendo che lo scioglimento dell’unione civile, dovuto alla rettifica anagrafica per cambio di genere, non debba avere effetti immediati, ma debba essere sospeso per un periodo di 180 giorni. Un termine consente alla coppia di organizzare il matrimonio e di non perdere i diritti legali acquisiti nel frattempo.
Anche questa sentenza ha però delle profonde limitazioni, sia perché non elimina il problema di fondo, sia perché riconosce un periodo decisamente limitato per adeguarsi, diventando l’ennesimo esempio di discriminazione istituzionale che obbliga le coppie LGBTQIA+ a sottoporsi a iter burocratici complessi e spesso onerosi per ottenere ciò per altri è garantito automaticamente.
