Si chiama Vincenzo Incampo, l’uomo appartenente alle Forze dell’Ordine che ha dato una “lezione” a Roberto Vannacci, generale leghista e europarlamentare, dopo l’ultima infelice frase sui “signori del Gay Pride da mandare al fronte”. Davanti all’ennesimo attacco alla comunità LGBTQ+, Incampo, dal 2023 segretario nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC), non è rimasto in silenzio, ma è intervenuto con una lettera aperta dalla quale emerge tutto il suo dissenso e replica alle affermazioni bislacche di Vannacci – celate dietro una presunta ironia – dicendo apertamente “Basta parole che dividono”.

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Figura emergente nel panorama sindacale italiano, Vincenzo Incampo, classe 1986, è originario di Altamura, in provincia di Bari, città in cui ha abitato fino a 19 anni, quando ha intrapreso la carriera militare. Attualmente vive in Basilicata, una terra che considera la sua seconda casa. Qui ha consolidato il suo percorso umano e professionale e ricopre il ruolo di Segretario Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC), un sindacato che, come spiega lo stesso Incampo, è nato “per la tutela dei diritti dei Carabinieri, una realtà del tutto nuova per il Mondo Militare”.
Laureato in Giurisprudenza, con una triennale in Scienze della Sicurezza Sociale e un master in Criminologia, dal 2009 serve come comandante nell’Arma dei Carabinieri, dove ha maturato una profonda conoscenza delle dinamiche sociali e delle difficoltà vissute quotidianamente dai cittadini.
Incampo rappresenta una voce determinata e pragmatica nel mondo militare, un ambiente tradizionalmente poco incline alle novità sindacali. Con un forte senso di responsabilità civile e un impegno concreto contro ogni forma di sopruso, si distingue per la sua battaglia a favore dei più deboli e per un’Italia più equa, unita e inclusiva. Per Vincenzo, il senso di giustizia non è solo un principio: è un “credo” che guida ogni sua scelta, tanto lavorativa quanto umana.
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Attivismo politico e Sud Italia
Oltre alla carriera sindacale e a quella militare, Incampo si è anche avvicinato al mondo politico, candidandosi nel 2024 al Parlamento Europeo Circoscrizione Sud Movimento 5 Stelle, come si legge sul portale ufficiale del M5s, che racchiude la sua biografia completa.
Vincenzo è stato un attivista del Movimento 5 Stelle sin dai tempi degli spettacoli di Beppe Grillo, quando molti li consideravano solo “comici”, ma lui già intuiva il messaggio di denuncia sociale. Poco più che ventenne, ha iniziato a partecipare a incontri pubblici, dibattiti e iniziative in Puglia, come il convegno “Riprendiamoci le chiavi di casa”, dedicato a un’Europa più giusta e meno ‘matrigna’.
Dal 2013 vive in Basilicata, dove ha proseguito la sua attività civica e sindacale. Ha preso parte a convegni sulla legalità, la criminalità, i diritti fondamentali, la violenza di genere e i rischi legati alla riforma dell’autonomia differenziata. Sempre a stretto contatto con le comunità locali e il mondo scolastico. Sensibile ai temi ambientali e del lavoro, sostiene con forza la necessità di una vera transizione energetica e l’introduzione del salario minimo, che considera una misura di civiltà e uno strumento concreto per restituire dignità a milioni di lavoratori.
Secondo Vincenzo, la politica oggi condiziona troppo pesantemente settori cruciali come salute, economia e istruzione, costringendo molte persone – soprattutto nel Sud – a emigrare. Un fenomeno che sta impoverendo il Mezzogiorno, svuotando territori di cultura, competenze e speranze.
Per lui, l’Italia deve restare una e indivisibile, ma serve un’azione politica nuova, capace di restituire dignità e futuro anche alle regioni penalizzate. Una politica che non si limiti a norme e regolamenti, ma sia esempio di etica, onestà e trasparenza.
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Il suo sogno di politica in Italia
Il sogno di Vincenzo Incampo è una politica senza tornaconti personali fatta di persone veramente oneste. Una politica in cui l’interesse collettivo venga prima di tutto, capace di ascoltare i bisogni reali dei territori e costruire soluzioni condivise.
Il suo attivismo nasce da un senso profondo di giustizia e partecipazione: crede che la democrazia trovi la sua massima espressione solo attraverso un coinvolgimento attivo dei cittadini, nella vita politica e sociale delle comunità.
E oggi, più che mai, Vincenzo continua a lavorare per un’Italia più equa, libera e solidale. Una politica “dal basso”, costruita sulle persone, non sui privilegi.
La posizione di Incampo contro Vannacci
La replica di Vincenzo Incampo alle recenti esternazioni di Roberto Vannacci è stata chiara, diretta e tutt’altro che conciliatoria. Alle parole sarcastiche e offensive pronunciate da Vannacci sul palco di San Marco in Lamis – dove ha proposto di mandare “i signori del Gay Pride” al fronte – Incampo ha risposto con fermezza istituzionale: quelle parole “gettano fango sui tanti uomini e donne in divisa che, con dedizione e senso dello Stato, si impegnano quotidianamente a tutelare i diritti di tutti, contrastando ogni forma di discriminazione e violenza”.
Nella sua lettera aperta – diventata virale in poche ore – Incampo ha ricordato che il giuramento di chi porta la divisa non è uno slogan: è un impegno concreto a tutelare i valori fondamentali della Repubblica, a partire dalla dignità, dall’uguaglianza e dalla libertà. Ha inoltre sottolineato che i carabinieri e le forze armate non possono e non devono essere strumentalizzate da chi cerca consensi politici giocando con l’intolleranza. E non ha mancato di lanciare un monito ben preciso: “Se questo intervento fosse stato un banale tentativo di avviare la propria campagna elettorale regionale in Puglia, allora è bene che sappia Vannacci che questo metodo gli si ritorcerà contro. I pugliesi sono persone per bene e coscienziose”.
Un intervento che spezza il silenzio troppo spesso presente nei ranghi istituzionali quando si tratta di omofobia e che, proprio per questo, rappresenta un segnale importante. Un punto fermo: chi indossa una divisa serve lo Stato, non l’odio.

