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Non sapremo mai cos’ha portato Ciro, ragazzo di sedici anni, una mattina, ad entrare a scuola prima di tutti gli altri. A lasciare ordinatamente gli occhiali e lo zaino sul davanzale e a dirigersi sull’orlo del vuoto. Non sapremo mai se Ciro si è preso qualche momento per riflettere, non sapremo a cosa pensasse in quel momento. Non sapremo perché ha deciso di lanciarsi nel vuoto. Il fatto è accaduto a Torre del Greco, nell’Istituto Tecnico Superiore E. Pantaleo di via Cimaglia, nella mattina del 24 Settembre. Ciro, trasferito ancora vivo in ospedale, è stato sottoposto ai soccorsi e agli interventi necessari, ma dopo due giorni, il 26 Settembre, non ce l’ha fatta.
Quello che resta è un vuoto, insieme a un disperato turbinio di dubbi: l’adolescente di Torre del Greco non ha lasciato nulla di scritto. Il ragazzo, secondo quanto riportato da Il Mattino, era ipovedente. Una forma di disabilità che tuttavia non impediva a Ciro di avere un brillante percorso di studi e autonomia di movimenti.
Positanonews.it riporta quanto segue:
“Assolutamente nessun episodio di bullismo“, smentisce categorico il preside Mingione, respingendo le voci circolate sui social. Gli insegnanti confermano: C.P. era un ragazzo seguito con attenzione, sia dalla famiglia che dalla scuola. Aveva un team di sostegno e riusciva a muoversi autonomamente.
La solitudine, l’isolamento, la marginalizzazione sono la piaga sociale che miete ogni anno innumerevoli vittime tra i giovani. Calvari silenziosi, che raramente svelano le proprie origini, e che sempre più spesso ci lasciano attoniti, con il loro assordante epilogo. Secondo l’Istat, in Italia il suicidio è la seconda causa di morte tra gli adolescenti, dopo gli incidenti stradali. Le statistiche più recenti mostrano che ogni anno si verificano circa 200 suicidi tra giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni.

Per i partecipanti del Vesuvio Pride a Torre del Greco, che era previsto e che si è svolto sabato 28 Settembre – la tragedia di Ciro non può e non deve trasformarsi in mera e fredda statistica, in parole di circostanza, ma diventare, in memoria del ragazzo, un catalizzatore di cambiamento, un campanello d’allarme per invertire un fenomeno sociale che sembra travolgere gli argini. Proprio per questo, l’evento è stato dedicato a lui, con una lunga fiaccolata di memoria, per chiedere verità e giustizia per quanto accaduto.
Un momento di raccoglimento e dolore condiviso, segno tangibile del profondo impatto che la morte del sedicenne ha avuto non solo sulla comunità di Torre del Greco, ma su tutta la regione e oltre. Ogni torcia accesa dello smartphone, una promessa silenziosa: quella di non voltarsi dall’altra parte, quella di creare – un giorno – un mondo in cui nessuno debba sentirsi così solo da vedere la morte come unica via d’uscita.
“Abbiamo perso un ragazzo di 16 anni, e lasciatemi dire una cosa: non è possibile morire a 16 anni. Non è possibile morire a scuola, e ancora meno a 16 anni, in un luogo che dovrebbe essere sicuro – ha detto Antonello Sannino dal carro Arcigay del Vesuvio Pride, voce rotta dalla commozione – Gli inquirenti stanno cercando di capire cosa sia successo, e la magistratura farà il suo lavoro per chiarire i fatti. Un gesto estremo, inspiegabile per molti di noi, che oggi grava come un macigno su questo Pride. Ma dobbiamo riflettere su quanto accaduto.
Negli ultimi giorni abbiamo visto e letto di tutto, anche sui social del ragazzo. Sappiamo che era vicino alla comunità LGBT, lo ha scritto lui stesso. E proprio per questo, in questo momento così drammatico, non possiamo accettare alcun tipo di strumentalizzazione su ciò che sta succedendo in città. Questo Pride è per lui, ma anche per tutte le vittime di bullismo, in particolare per coloro che subiscono bullismo omobitransfobico nelle scuole italiane. Abbiamo il dovere di marciare per tutti quei ragazzi che, ogni giorno, non riescono a esprimere se stessi né in famiglia né nella scuola pubblica”.
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Mentre gli inquirenti oggi indagano sulle cause, la famiglia di Ciro chiede riserbo. È la sorella del ragazzo ad affidare le proprie riflessioni ai social:
“Spero con tutto il cuore che questo tragico evento porti a un vero cambiamento, e non solo a parole. Ma, purtroppo, ne dubito fortemente, perché già vedo persone che approfittano della situazione per fare video, solo per ottenere qualche like in più, senza mostrare rispetto per noi familiari che stiamo affrontando un lutto. Questa è diventata la vostra realtà: la finzione. Vivete di apparenze.
Vi permettete di parlare senza avere il diritto. Oggi siamo tutti peccatori, e ora non fate i santi. Se davvero ci tenevate a fare qualcosa, avreste agito prima. Ora è troppo tardi. Il dolore rimarrà nostro per sempre. Tra una settimana ci sarà un’altra notizia su cui spostare l’attenzione, e lui sarà dimenticato. Siate coerenti e riflettete su voi stessi, per chi ha ancora una coscienza. Se avete qualcosa di concreto da dire, parlate senza paura. Altrimenti, tacete per sempre, perché le autorità competenti stanno già lavorando per darci giustizia”.
Gli inquirenti infatti, a quanto riportato da Il Mattino, stanno cercando di capire come mai il minore, martedì 24 settembre, sia entrato in aula prima degli altri studenti e chi gli abbia eventualmente dato il permesso di accedere alla classe, dalla quale si è gettato dopo aver aperto una finestra. Uno degli aspetti principali dell’indagine, condotta dai carabinieri della compagnia di Torre del Greco su incarico della Procura, potrebbe essere proprio questo: chi indaga potrebbe voler determinare se al ragazzo, ipovedente ma brillante nello studio e autonomo nei movimenti, fosse abitualmente permesso di arrivare a scuola prima per evitare di mescolarsi con la folla di studenti che si crea normalmente all’inizio delle lezioni.
Francesca Di Feo, Giuliano Federico
