30.000 persone al Budapest Pride per dire basta all’omobitransfobia di Orban. Presente l’ambasciatore USA

"La paura è qualcosa su cui fanno affidamento coloro che cercano di indebolire la democrazia", ha precisato l'ambasciatore americano in Ungheria David Pressman.

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Se Viktor Orban è a Roma, al cospetto di Giorgia Meloni, perché incredibile ma vero sarà proprio il premier ungherese a guidare (dal 1 luglio) il semestre di presidenza europeo, a Budapest oltre 30.000 persone hanno partecipato al Pride cittadino per dire basta all’omobitransfobia ungherese. Tra questi 30.000 c’era anche l’ambasciatore statunitense David Pressman, dichiaratamente gay e padre di due gemelli, che ha accusato il primo ministro Orbán di usare un “congegno della paura” per sminuire le persone queer.

30.000 persone al Budapest Pride per dire basta all'omobitransfobia di Orban. Presente l’ambasciatore USA - David Pressman - Gay.it

L’ambasciata degli Stati Uniti in Ungheria è stata una delle 44 ambasciate ad aver firmato una dichiarazione a sostegno del Pride di Budapest, la scorsa settimana, esplicitando il proprio sostegno ai membri della comunità LGBTQ+ “e ai loro diritti all’uguaglianza e alla non discriminazione, alla libertà di espressione e di riunione pacifica, e libertà dalla violenza”. Tra i non firmatari spiccava l’Italia di Giorgia Meloni.

Nel 2012 la Costituzione  ungherese è stata modificata per definire il matrimonio come unione tra uomo e donna, escludendo le coppie dello stesso sesso da unione coniugale e adozione Nel 2021 Orban ha approvato una legge che vieta ogni tipo di discussione legata a tematiche LGBTQ+ nelle scuole e nei media, molto simile alla famosa legge russa contro la propaganda gay. L’UE ha dichiarato guerra ad Orban, avviando un’azione legale contro l’Ungheria, congelando i finanziamenti al Paese. Ma all’inizio di quest’anno Orbán ha rilanciato la posta, sottolineando come mai e poi mai potrà accettare quella che lui definisce propaganda LGBTQ+.

Dalla propria residenza ungherese, Pressman ha detto: “La paura è qualcosa su cui fanno affidamento coloro che cercano di indebolire la democrazia, e la loro moneta troppo spesso siete voi e le vostre famiglie. A una marcia del Pride organizzata dagli ungheresi a Pécs l’anno scorso, ho camminato accanto a un amico, un collega ambasciatore e un genitore. Le telecamere dei media controllati dal governo erano puntate su di me – come lo sono adesso – e ci hanno filmato mentre mi presentava il suo bambino di cinque anni. Il telegiornale di quella sera riportava di aver ‘avvistato’ la mia interazione con questo bambino e descriveva sinistramente che ero stato visto ‘interagire con i bambini’. Non avevano bisogno di finire la frase, hanno lasciato che la paura facesse il resto”.

L’ambasciatore USA ha rivelato che originariamente avrebbe dovuto tenere il suo discorso presso il palazzo del parlamento ungherese, ma gli è stato impedito di farlo da un membro anziano del partito populista Fidesz di Orbán. “L’oratore ha negato la richiesta dei parlamentari di ospitare un evento sui diritti umani in parlamento, uno spazio che dovrebbe rappresentare tutti gli ungheresi”, ha aggiunto Pressman, che ha poi tracciato parallelismi tra Russia e Ungheria e ha criticato il modo in cui il governo ungherese zittisce la critica.

“Quando un musicista o un influencer spinge il popolo ungherese a votare, è un pedofilo o un pervertito. Quando i leader dell’opposizione politica esortano i cittadini a sostenere politiche alternative, sono agenti mentalmente instabili di una potenza straniera. Quando le persone stanno dalla parte delle vittime di una guerra, sono loro gli aggressori. “Questi attacchi – siano essi legali, retorici o reputazionali – erodono le libertà del popolo ungherese, dell’anima ungherese. Ogni volta che i politici, ovunque, cercano di trarre profitto trasformando l’amore in odio, l’integrità in depravazione… dobbiamo prestare attenzione”.

A fine aprile il Parlamento Europeo di Strasburgo ha pronunciato una ferma condanna dell’Ungheria, evidenziando preoccupazioni gravi riguardo ai diritti e alla democrazia nel Paese guidato da Viktor Orbán, grande alleato di Giorgia Meloni in Europa. Che non a caso non ha votato la risoluzione.

Al Pride di Budapest, dove ha partecipato anche il sindaco della città, ha risposto l’ultradestra di Nostra Patria con una contro manifestazione.

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