Le lotte non sono isolate, il patriarcato sì – Alice Radaelli, fotografa, attivista e presidente del CIG Arcigay Milano

Secondo Alice Redaelli, l’8 marzo è un’occasione per ribadire che la violenza patriarcale non colpisce solo le donne cisgender, ma è un meccanismo che si riproduce su più livelli, intrecciando sessismo, razzismo, abilismo, omolesbobitransfobia.
“L’8 marzo oggi è una giornata di lotta radicale, capace di intrecciare le rivendicazioni del movimento femminista con quelle delle soggettività LGBTQIA+, delle persone razzializzate, migranti, disabili e di chiunque viva l’oppressione di un sistema patriarcale.
Il transfemminismo intersezionale ci insegna che le discriminazioni non si presentano in modalità univoche e non si esauriscono in un’unica forma, ma si intersecano, si ampliano e si moltiplicano: sessismo, razzismo, abilismo, omolesbobitransfobia…sono ingranaggi dello stesso meccanismo di potere.
Come bell hooks afferma “Il femminismo è per tutti”. Per questo l’8 marzo deve parlare di chi vive ai margini delle narrazioni dominanti, deve dare loro protagonismo e voce. Deve essere una giornata che sfida la società e la cultura patriarcale e cis-eteronormativa. Va oltre ogni binarismo e oltre ogni confine, affermando che la liberazione di tutte le persone passa dalla rottura di ogni forma di oppressione.
Un 8 marzo autenticamente transfemminista significa battersi non solo per ogni singola istanza, ma battersi per tutte nella loro complessità e interezza: l’autodeterminazione dei corpi e delle identità, l’accesso libero e sicuro alle salute, il diritto all’aborto, il diritto alla casa, il diritto all’esistenza.
Questa giornata deve essere uno spazio di connessione tra le lotte globali. Il transfemminismo è inseparabile dalla lotta per i diritti umani, contro il colonialismo, il cambiamento climatico, che colpiscono in modo sproporzionato le comunità più vulnerabili. Un vero 8 marzo transfemminista non è una celebrazione, ma un momento di protesta collettiva, di rifiuto del sistema patriarcale e di costruzione. È un atto di resistenza e di sogno: quello di un mondo in cui le differenze non siano motivo di oppressione, ma di forza comune”.
