Il diritto all’esistenza non è un compromesso – Ambrosia Fortuna, performer e attivista italiana

Per Ambrosia Fortuna, il problema non è solo essere riconosciute: è il diritto stesso all’esistenza che viene negato.
“Un vero 8 marzo transfemminista sarebbe il giorno in cui smettiamo di dover giustificare la nostra esistenza, di chiedere spazio in un femminismo che dovrebbe già appartenerci, di difenderci, anche da chi dovrebbe camminare al nostro fianco. Sarebbe un giorno in cui le donne trans non vengono celebrate solo in qualche post sui social, ma riconosciute nella vita reale, protette nelle loro fragilità, ascoltate nelle loro richieste.
Vorrei poter dire che sarebbe una festa, ma oggi non lo è. Oggi è una battaglia, perché nel mondo le persone trans vengono spogliate dei loro diritti, ridotte a fantasmi, costrette all’esilio o alla clandestinità. Un 8 marzo transfemminista non può ignorare che essere una donna trans significa, per molte, essere sempre in pericolo, in casa e per strada, nei tribunali e negli ospedali.
Eppure, se chiudo gli occhi e provo a immaginarlo, vedo un giorno in cui il transfemminismo non è più un’appendice, ma la colonna vertebrale della lotta femminista. Un giorno in cui le nostre madri non devono più scegliere tra la società e le loro figlie, in cui le nostre amiche non devono più difenderci come fossimo eccezioni, in cui il diritto all’esistenza non è più un compromesso”.
