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Cos’è davvero un 8 marzo transfemminista? Lo abbiamo chiesto alle attiviste italiane

8 Marzo transfemminista: a Gay.it le parole di Roberta Parigiani avvocata e portavoce del MIT, Ambrosia Fortuna artista, attrice e attivista, Levi Riso attrice e attivista, Greta La Medica attivista, Natasha Maesi presidente Arcigay, Alice Redaelli di CIG Arcigay Milano.

9 min. di lettura
8 Marzo transfemminista: abbiamo dato voce a Roberta Parigiani avvocata e portavoce del MIT, Ambrosia Fortuna artista, attrice e attivista, Levi Riso attrice e attivista, Greta La Medica attivista, Natasha Maesi presidente Arcigay, Alice Redaelli di CIG Arcigay Milano
8 Marzo transfemminista: abbiamo dato voce a Roberta Parigiani avvocata e portavoce del MIT, Ambrosia Fortuna artista, attrice e attivista, Levi Riso attrice e attivista, Greta La Medica attivista, Natasha Maesi presidente Arcigay, Alice Redaelli di CIG Arcigay Milano
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La nostra lotta è anche la vostraGreta La Medica, attivista, scrittrice e DJ

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Greta La Medica, attivista, scrittrice e DJ

Per Greta La Medica, l’8 marzo transfemminista non può prescindere da un principio fondamentale: la cura reciproca come atto politico, come pratica di resistenza e solidarietà nella lotta contro le stesse oppressioni patriarcali.

Nel 1951 in un laboratorio di Città del Messico, il giovane chimico Carl Djerassi consegnava alla Scienza la pillola anticoncezionale. Questo traguardo per l’ emancipazione della donna veniva in soccorso anche alla comunità trans che in quel periodo poté beneficiare del nuovo trattamento ormonale per l’affermazione del sesso elettivo.

È quindi il destino che, per certi versi, ci accomuna,: la lotta transfemminista cammina mano nella mano con le conquiste di genere delle donne. Anche la transfobia è figliastra della misoginia, tutti i dati si allineano per marciare insieme. Quello che noi otteniamo sul campo con i nostri corpi e le nostre battaglie andrà a vantaggio dei vostri figli, la nostra lotta è una garanzia di serenità per la vostra genitorialità nel futuro.

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Non lasceremo che i vostri figli crescano nell’ oscurantismo, nelle trappole dei cis sistemi culturali, ve lo impediremo e un giorno ci ringrazierete. Vorrei che l’otto marzo fosse un giorno non di fiori ma di roghi, incendi per le barriere che le estreme destre stanno ricostruendo a nostro/vostro discapito in questi anni”.

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