Mi piace
Commenta
Salva
Condividi
Copia link

Siti LGBTQ+ bloccati dai governi, questi i paesi in cui la censura oscura la comunità queer

Uno studio ha evidenziato come viene operata la censura.

6 min. di lettura
paesi che censurano parole lgbtq sul web
paesi che censurano parole lgbtq sul web gay lesbica transgender
1 / 7

Censura ai siti LGBTQ+

paesi che censurano parole lgbtq sul web
Photo by Oscar Keys

Se è vero che gli spazi online sono diventati un elemento cruciale per la comunità LGBTQ+ che, non solo durante la pandemia, ha trovato nella inter-connessione globale un mezzo per esprimere la propria identità, espandere la propria lotta e mettersi in contatto con membri della comunità che prima era molto più difficile raggiungere, è allo stesso modo vero che anche quegli spazi online sono entrati nel mirino delle legislazioni di quei Paesi fortemente anti-LGBT. In alcuni Stati, soprattutto orientali, l’accesso a siti a tema queer viene bloccato, mettendo quindi un freno alla libera circolazione in Internet per tuttə.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Uno studio dell’Università di Toronto risalente al 2021 ha evidenziato quali sono i Paesi che bloccano attivamente siti legati alla comunità. Attraverso analisi e sondaggi, i ricercatori hanno concluso che sono sei le Nazioni a portare avanti questa crociata. Non è un caso, inoltre, che si tratti di Stati dove non sono presenti leggi anti-discriminazione per proteggere i cittadini o dove addirittura sono in vigore leggi anti-LGBT.

Ecco i sei Paesi che bloccano l’accesso a siti LGBTQ+

1 / 7

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.