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Siti LGBTQ+ bloccati dai governi, questi i paesi in cui la censura oscura la comunità queer

Uno studio ha evidenziato come viene operata la censura.

6 min. di lettura
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Arabia Saudita

Paesi censura siti LGBTQ+ Gay.it
La censura in Arabia Saudita

Anche l’Arabia Saudita segue le leggi della Shari’a, in base alla quale tutto il sesso al di fuori del matrimonio, comprese le attività sessuali tra persone dello stesso sesso, è criminalizzato e la pena massima prevista dalla legge è la pena di morte. Allo stesso modo, anche le persone trans possono essere perseguite per non aver aderito ai severi codici di abbigliamento imposti dalla legge islamica.

A causa dell’opacità delle forze dell’ordine dell’Arabia Saudita, non è possibile fornire stime accurate del numero di arresti, procedimenti giudiziari ed esecuzioni, ma lo stigma sociale e l’assenza di organizzazioni LGBT limitano la denuncia di discriminazione.

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In Arabia Saudita si verificano principalmente due fenomeni: la censura dei siti da parte del governo e l’autocensura da parte della stessa comunità LGBTQ+ dietro minacce e persecuzioni. Tutti gli Internet Provider implementano la censura attraverso WireFilter, un sistema di filtraggio Internet saudita, nelle cui maglie sono finiti sia URL locali che nazionali.

Anche qui, membri della comunità e attivisti LGBTQ+ hanno dovuto imparare a vivere e operare di nascosto per evitare procedimenti giudiziari e ripercussioni che potrebbero mettere in pericolo la loro vita.

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