Divieti e arresti anche quest’anno, triste evento che si verifica dal lontano 2015. Domenica Istanbul è voluta scendere in piazza per il Pride cittadino nonostante fossero stati emessi gli ormai soliti divieti da parte del governatore della città. Piazze del centro transennate, polizia in strada.
Ma la comunità LGBTQIA+ e i suoi alleati hanno comunque voluto sfidare la censura omobitransfobica del presidente Recep Tayyip Erdoğan, andando incontro al solito destino. Almeno 15 persone sarebbero state arrestate, come denunciato da Reuters. Anche lo scorso anno furono decine gli arresti, con migliaia di persone in piazza. La prefettura, nel giustificare il divieto al Pride, aveva parlato di “gruppi criminali” tra gli organizzatori. Chiuse anche diverse stazioni della metropolitana.  Centinaia di attivisti hanno comunque sfilato nel distretto di Kadikoy, sulla sponda asiatica della città.
In Turchia il Pride è diventato fuorilegge nel 2015.  Negli ultimi anni gli attacchi alla comunità LGBTQIA+ da parte di Erdoğan sono diventati sempre più violenti.
Rieletto presidente lo scorso maggio, Erdoğan ha tenuto un discorso in difesa della famiglia tradizionale definendo la comunità LGBTQIA+ come una delle “più grandi minacce” del nostro tempo. Erdoğan ha contestato le politiche legate al genere, definendoli “sforzi globali di non genere”, a suo dire “tendenze devianti” che “prendono di mira direttamente l’istituzione della famiglia”.Prima dell’ultima elezione vinta,  Erdogan ha dichiarato che il paese avrebbe “strangolato chiunque osi toccare la famiglia”. Soltanto poche settimane dopo il dittatore è tornato sull’argomento, annunciando che la Turchia avrebbe preso ogni  possibile misura per combattere la perversione LGBTIQ+“.

Nell’agosto 2023 la Turchia ha censurato i contenuti LGBTIQ+ diffusi da piattaforme digitali quali Disney, Netflix e Prime, mentre l’ultimo Istanbul Pride di giugno 2023 ha visto decine di manifestanti LGBTIQ+ arrestati dalle forze dell’ordine. Stresso clima qualche settimana prima al Trans Pride, anch’esso bollato come “minaccia alla famiglia” e per questo furono arrestate 8 persone transgender che manifestavano. Più recentemente è stato censurato termini il video dell’associazione Kaos GL che promuoveva la lotta all’omobitransfobia (guarda il VIDEO >), con tanto di minacce di morte agli organizzatori.

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A fine maggio il presidente turco ha attaccato l’Eurovision, perché a suo dire sarebbe “corruzione sociale, promuove la neutralità di genere e minaccia la famiglia”.

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