Com’è cambiato il vento all’interno della Silicon Valley dopo la vittoria di Donald Trump su Kamala Harris.
A pochi giorni dall’insediamento del nuovo presidente USA anche Amazon si è unita a quelle aziende che hanno abbandonato i programmi di diversity equity & inclusion (DEI), verso dipendenti e fornitori. Cambiamenti che hanno come obiettivo principale le persone queer, con la sezione sui diritti LGBTQ+ completamente rimossa dalla pagina sulla policy dell’azienda.
Il passo indietro di Amazon
Un tempo quella sezione specifica sottolineava come Amazon avrebbe continuato a lottare “per la protezione e i diritti di uguaglianza per le persone transgender” e per l’approvazione dell’Equality Act. Ora l’unica menzione riferita alle persone LGBTQ+ è legata ad un elenco di comunità emarginate contro le quali l’azienda presumibilmente non tollera “trattamenti iniqui“.
Nella pagina si leggeva anche come Amazon fornisse “benefit per la transizione di genere in base agli Standard di cura pubblicati dalla World Professional Association for Transgender Health (WPATH).” La cancellazione di questa affermazione ha fatto temere ai dipendenti di perdere simile benefit, ma l’azienda ha precisato al Washington Post, sempre di proprietà del CEO di Amazon Jeff Bezos, che è ancora disponibile.
Una sezione intitolata “Uguaglianza per le persone nere” è stata ugualmente rimossa dalla pagina “Positions“. Amazon ha poi rinominato una pagina per i potenziali dipendenti da “Diversità, equità e inclusione” a “Esperienze inclusive e tecnologia“. Laddove una volta affermava di “promuovere la DEI attraverso la tecnologia“, ora promette di “promuovere l’esperienza dei dipendenti“.
Amazon è solo l’ultima grande azienda che ha ceduto alla politica repubblicana abbandonando le iniziative DEI, tra cui Walmart, Stanley Black & Decker, Molson Coors, Jack Daniels, Ford Motor Company, John Deere, Lowe’s Hardware, Target, Harley-Davidson e per l’appunto Meta, che coinvolge Facebook e Instagram.
DEI, cosa sono?
La sigla DEI sta per Diversity, Equity, Inclusion (diversità, equità, inclusione). Si tratta di programmi aziendali o statali che mirano a promuovere una cultura inclusiva e rispettosa dei diritti di tutti, eliminando discriminazioni di qualsiasi tipo. Attraverso politiche mirate, si cerca di garantire pari opportunità a tutte le persone, indipendentemente da etnia, genere, orientamento sessuale o altre caratteristiche personali. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca i programmi DEI sono diventati oggetto di discussione e molte aziende iniziano a rivedere o interrompere le loro iniziative in materia, pur di non entrare in attrito con i nuovi poteri arrembanti capitanti da Elon Musk, padre di X.
Anche McDonald’s cede a Donald Trump
All’inizio di questo mese McDonald’s, ovvero la più grande catena di fast food al mondo, ha annunciato che avrebbe ritirato gli ambiziosi “obiettivi di rappresentanza” e avrebbe sospeso l’invio di sondaggi a gruppi terzi, tra cui il Corporate Equality Index della Human Rights Campaign. Zuckerberg, Bezos, il CEO di OpenAI Sam Altman fresco di nozze con l’amato Oliver e il CEO di Apple Tim Cook hanno donato 1 milione di dollari al fondo inaugurale di Donald Trump. La Apple si è però rifiutata di seguire Meta, mantenendo il programma di diversità, equità e inclusione.
Nonostante tutto questo, il Corporate Equality Index (CEI) del 2025 della Human Rights Campaign ha rilevato che ci sarebbe stato un aumento delle aziende impegnate a migliorare l’inclusione e l’uguaglianza LGBTQ+ sul posto di lavoro. Il rapporto annuale, che ha debuttato nel 2002, misura le politiche delle aziende statunitensi in relazione all’uguaglianza LGBTQ+ sul posto di lavoro ed è stato una forza trainante nel migliorare l’esperienza lavorativa dei dipendenti LGBTQ+. Ma è chiaro che l’ultimo report non prenda in esame quanto avvenuto lo scorso novembre, quando la vittoria di Donald Trump ha cambiato tutto, scoperchiando l’ipocrisia degli uomini più ricchi al mondo.


