Una nuova circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito, voluta dal ministro Giuseppe Valditara, mette al bando l’uso dello schwa (ə) e dell’asterisco nelle comunicazioni ufficiali. Una decisione che rientra nella più ampia repressione della cultura queer, già concretizzata dalla destra di governo con la Risoluzione Sasso e con la dichiarazione di guerra alla cosiddetta teoria gender, che recentemente ha visto lo stesso Valditara ammettere la possibilità
Nella decisione con cui il ministero si impegna ad attuare l’impellente priorità di vietare lo schwa (ə) nei documenti ufficiali si legge:
“l’uso di segni grafici non conformi, come l’asterisco (*) e lo schwa (ə), è in contrasto con le norme linguistiche e rischia di compromettere la chiarezza e l’uniformità della comunicazione istituzionale”.

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Il Ministero dell’Istruzione vieta lo schwa (ə) e l’asterisco
Secondo il ministero, la circolare si limita a ribadire il rispetto della lingua italiana, ma è difficile non notare come il provvedimento arrivi dopo una serie di segnalazioni sull’uso di espressioni inclusive nei siti web degli istituti.
Segnalazioni che, a quanto pare, sono bastate a giustificare un intervento di questa portata.

La strategia della distrazione
Occuparsi con tale ossessione dei temi queer e della comunità LGBTIAQ+ appare sempre di più come una strategia della destra italiana, alle prese con la propria disastrosa azione di governo. Per restare alla scuola, e citando la famosa pubblicazione de Il Sole 24 Ore “Scuola quali sono i veri problemi dell’istruzione italiana” (2024), non si direbbe che schwa ed asterisco siano priorità così impellenti. Ecco una breve sintesi dei problemi che stanno devastando l’istruzione in Italia:
- 1. Carenza di insegnanti
Molti istituti faticano a coprire le cattedre. Il precariato è diffuso e manca un piano strutturale di assunzioni. - 2. Dispersione scolastica
In alcune aree del Sud Italia la percentuale di abbandono scolastico supera il 20%, ben oltre la media UE. - 3. Edilizia scolastica fatiscente
Il 58% degli edifici ha più di 40 anni. Solo un terzo è a norma sismica e molti necessitano di urgenti interventi strutturali. - 4. Disparità territoriali
Forte divario tra Nord e Sud in termini di offerta formativa, infrastrutture e risultati degli studenti. - 5. Retribuzioni basse per i docenti
Gli stipendi degli insegnanti italiani sono tra i più bassi in Europa, con scarse possibilità di avanzamento di carriera. - 6. Digitale e innovazione arretrati
Molte scuole non sono dotate di strumenti tecnologici adeguati. Le competenze digitali degli studenti sono tra le più basse in Europa (fonte: OCSE-PISA). - 7. Burocrazia e gestione inefficiente
Dirigenti e insegnanti lamentano eccessivi carichi burocratici che sottraggono tempo alla didattica. - 8. Inclusione scolastica ancora debole
Scarsa formazione per gestire classi eterogenee, alunni con disabilità o con background migratorio.

La storia dello schwa (ə) e del femminile sovraesteso
Non è la prima volta che il dibattito sull’uso di un linguaggio più inclusivo fa discutere.
Un caso emblematico è quello del rettore dell’Università di Trento, che l’anno scorso decise di utilizzare il femminile sovraesteso in un documento ufficiale, riferendosi a tutte le cariche (anche quelle maschili) al femminile.
La sua scelta suscitò molte polemiche, ma, nonostante l’eco mediatica, non venne ripetuta.
Ancora più significativo il caso di Gabriele Lodetti del Plinio Seniore di Roma, che due anni fa consegnò il proprio tema di maturità interamente scritto usando lo schwa. In passato abbiamo riportato la notizia della tesi di laurea con lo schwa di Andrea Antonio Orlandi, attivista e linguista italiano e persona non-binaria
Alcuni temevano che la sua scelta potesse penalizzarlo, ma alla fine ottenne un ottimo 17/20. “Lo schwa ormai è entrato nel mio modo di pensare e sarebbe complicato non utilizzarlo per esprimermi”, dichiarò allora lo studente, aggiungendo che voleva dimostrare come un linguaggio più inclusivo fosse possibile anche in una prova istituzionale. Ci fu poi il caso del Conservatorio di Bologna con l’intervento di Michela Murgia (leggi qui).Cosa dice l’Accademia della Crusca sullo schwa
L’Accademia della Crusca, spesso considerata l’autorità di riferimento per la lingua italiana, ha più volte espresso la sua posizione sull’uso dello schwa e dell’asterisco nei documenti pubblici: “L’uso arbitrario di questi simboli introduce elementi di ambiguità e disomogeneità, rendendo la comunicazione meno comprensibile e meno efficace”.
“Lo schwa è ideologico ma non va sottovalutato”, la Crusca respinge, ma apre al futuro
Interpellata anche dalla Corte di Cassazione, la Crusca ha dichiarato che l’uso di questi simboli non è appropriato nel linguaggio giuridico e amministrativo, ma ha anche fornito alcune indicazioni per rendere il linguaggio più inclusivo senza stravolgere la grammatica.
Tra queste:
- Evitare il maschile generico quando si parla di gruppi misti;
- Evitare l’articolo determinativo prima dei cognomi femminili, per non creare asimmetrie di genere;
- Accordare il genere degli aggettivi in base alla maggioranza dei nomi a cui si riferiscono;
- Usare il genere femminile per le professioni riferite a donne.
Mettere al bando lo schwa e l’asterisco non renderà la lingua più “chiara” o “ordinata”, ma solo meno rappresentativa della realtà che viviamo.

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