Com’è Queer? È il film più onesto e fr*cio* di Guadagnino, eros, droghe, amore e perdizione di un uomo gay che non si accetta

Strepitosi Daniel Craig e Drew Starkey in un film confessione che parte dai turbamento di Burroughs e finisce nella disperazione di Bacon.

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Queer (2004) - Il film di Luca Guadagnino con Daniel Craig e Drew Starkey
Queer (2004) - Il film di Luca Guadagnino con Daniel Craig e Drew Starkey
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Il ragazzino ebreo dai capelli rossi coperto di lentiggini, che sotto una pioggia di petali lilla sorseggia un caffè nella prima scena di Queer, è tutto quello che Lee (Daniel Craig) non vuole per sé.

E anche questi ragazzotti sexy (Omar Apollo), marchette, muratori, galoppini dai muscoli ambrati che nei bari di Città del Messico offrono a Lee tutto il sesso giovane e pulsante che qualsiasi uomo gay di mezz’età sogna, incarnano in verità un noioso groviglio di amplessi senza complicanze, consumati tra un’ubriacatura e una dose di eroina, troppo poco per un uomo che vive la propria omosessualità come una sfida al rialzo.

Drew Starkey Queer Luca Guadagnino
Drew Starkey è Eugene Allerton detto Gene in Queer di Luca Guadagnino (2024)

È Gene (Drew Starkey), e soltanto Gene, che si insinua tra i neuroni alterati di Lee e che riesce a turbarlo più delle sostanze. La sconvolgente bellezza, il fascino timido e incontenibile, la sinuosa eleganza, la dolcezza, e quella diabolica ritrosia: Gene, sei queer?, vorrebbe chiedergli Lee, fin dall’inizio. Una domanda stupida, che spazzerebbe d’un colpo tutto il costrutto erotico che Lee si autoinfligge nella pervicace convinzione che essere fr*ocio* significhi combattere, e che l’amore necessiti del mistero come unica forma di combustione reciproca.

Con la fiera arroganza che contraddistingue il suo cinema (in questo caso le scelte musicali sono insopportabilmente ego-riferite), Luca Guadagnino evita riverenze verso William S. Burroughs, che della novella “Queer” è autore (scritto negli anni 50, pubblicato nel 1985, ve ne parliamo qui), e resta alla larga – a parte l’omaggi di una scena in cui un occhio sbuca da un monitor in una finestra in fondo a un corridoio – anche da riferimenti al cinema di Cronenberg (autore della trasposizione cinematografica de “Il pasto nudo” dello stesso Burroughs). Il Queer di Guadagnino è una discesa apertamente imborghesita nell’inferno spietato e travolgente dell’eros dei maschi gay di quelle generazioni ante-internet che nella dilatazione dei tormenti amorosi  hanno saputo affondare per poi – quasi sempre – riemergere con romantico (e borghese) rimpianto.

Lee cerca di alimentare il caos, per mantenere a galla l’adrenalina della sfida amorosa, un caos che egli vorrebbe addirittura controllare, per poi soffrire nuovamente ai rinnovati zampilli di repulsione e sperma, mentre Gene, posseduto da flessuosa noncuranza, si compiace di incarnare un silenzioso caos che lo rende irrinunciabile.

Queer di Luca Guadagnino
Daniel Craig e Drew Starkey in “Queer” di Luca Guadagnino (2024)

L’omosessualità come un fardello da accartocciare nello zaino, da portarsi appresso nei viaggi di fuga e in quelli di ricerca. Davvero partiresti in qualsiasi momento con me?, chiede Lee a Gene, che da qualche giorno – dopo avergli concesso più volte un corpo di accecante bellezza, su cui la regia indugia morbosa – tiene Lee a debita distanza, soltanto per sedurlo di più.

Drew Starkey Daniel Craig Queer Luca Guadagnino
Drew Starkey è Gene e Daniel Craig è Lee in Queer di Luca Guadagnino
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È il viaggio che svelerà che da qualche parte c’è un po’ d’amore, anche per un vecchio fr*cio* che fatica ad accettasi come Lee. Una sera, prima di giungere a destinazione, tra bus e motel alla ricerca dello yage – erba miracolosa con cui Lee crede di poter dotare la propria mente di poteri telepatici, forse per indagare nel cuore di Lee – capita che i due dormano in letti separati. Lee è in preda ai tremori di una crisi di astinenza da oppiacei. Chiede a Gene di accucciarsi al suo fianco e il ragazzo, con usuale freddezza, lo accoglie nel proprio giaciglio: quindi allunga una gamba su quella di Lee, per scaldare anche l’ultimo angolo di pelle di quel vecchio fr*cio* drogato: è una goccia d’amore.

Queer di Guadagnino
Daniel Craig è William Lee, protagonista di Queer, romanzo di S. William Burroughs da cui Luca Guadagnino ha tratto il suo nuovo film

Poi, nella giungla, a un certo punto la vecchia strega chiede cosa cerchi mai Lee nella foresta, davvero è lì con Gene solo per lo yage? La telepatia!, spiega Lee. La vecchia sorride, entrambi guardano Gene che accarezza un lemure dagli occhi sbarrati, e la storia ha un momento fugace di trasparente sollievo. È solo un momento, perché di lì a breve lo yage stimolerà reazioni telepatiche: è qui che c’è il capolavoro.

Com'è Queer? È il film più onesto e fr*cio* di Guadagnino, eros, droghe, amore e perdizione di un uomo gay che non si accetta - Queer il film - Gay.it

Con una qualche tecnica di post-produzione indiavolata, Guadagnino pennella l’intreccio delle nudità di Lee e Gene nei corpi e nei cuori, che si avvolgono, si compenetrano sotto pelle, nella carne, nella mente. E il film ci regala tre minuti di poesia visiva che rovesciano l’estetica cruda di Cronenberg, pur citandola, per inseguire un amore che è dolore, e che si sfilaccia  come turbamento in motion in un quadro di Bacon. La fine non c’è, perché forse nulla è mai iniziato di questo tormentato amore piccolo borghese. Queer è il film più onesto di Luca Guadagnino che mette a nudo i propri limiti, senza trucchi, con portentosa boria e sommerso dolore: grazie.

Daniel Craig, da 007 a “Checca” nel film “Queer” di Luca Guadagnino

 

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Titolo originale
Queer
Regia
Luca Guadagnino
Sceneggiatura
Justin Kuritzkes, basata sul romanzo omonimo di William S. Burroughs
Anno di produzione
2024
Paesi di produzione
Italia, USA
Genere
Drammatico, Biografico
Durata
135 minuti
Lingua originale
Inglese, Spagnolo
Budget
€48 milioni
Data di uscita
  • Italia: 17 aprile 2025
  • USA: 27 novembre 2024 (limitata), 13 dicembre 2024 (nazionale)
Distribuzione
  • Italia: Lucky Red
  • USA: A24
Cast principale
  • Daniel Craig: William Lee
  • Drew Starkey: Eugene Allerton
  • Lesley Manville: Dr. Cotter
  • Jason Schwartzman: Joe
  • Henry Zaga: Winston Moor
  • Omar Apollo: ragazzo del bar Chimu
Musiche
Trent Reznor, Atticus Ross
Fotografia
Sayombhu Mukdeeprom
Montaggio
Marco Costa
Produzione
Frenesy Film Company, The Apartment Pictures, Fremantle North America
Trama
Ambientato nella Città del Messico degli anni ’50, il film segue William Lee, un espatriato americano che trascorre le sue giornate nei bar della capitale messicana. Qui incontra e si innamora del giovane Eugene Allerton, ex-militare della Marina. Insieme intraprendono un viaggio in Sud America alla ricerca dello yagé, una pianta allucinogena che si dice conferisca poteri telepatici.

*La parola fr*cio

Ho deciso di mantenere la parola “frocio” in questo testo per rispetto dell’autore che la utilizza nella traduzione italiana della parola Queer. Nella prima edizione italiana di “Queer” di Burroughs l’editore Adelphi aveva tradotto con “Checca”. Ne avevo scritto due anni quando fu annunciato l’adattamento cinematografico di Guadagnino > Leggi qui >

© Riproduzione riservata.

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Claudio Bilancini 24.4.25 - 23:28

Nel background omosessuale, prima di internet e dei social, William Burroughs era sicuramente presente tra gli autori conosciuti. Alla lettura la prosa di Burroughs, caratterizzata dal cut up, appare lacerata, sconnessa, stramba, dove immagini, a tratti suggestive, sono continuamente sommerse da una caos di sovrapposizioni e rimandi. Farne un film, per quanto possa apparire accattivante, è difficile e il rischio del flop è sicuro. E questo succede a Guadagnino con il film Queer, tratto dall'omonimo romanzo breve. La storia, autobiografica, come larga parte dell'opera di Burroughs, narra di Will espatriato a Città del Messico dove conduce un'esistenza vuota sospesa tra alcol, fumo, morfina e relazioni mercenarie. Innamoratosi di un turista che non lo corrisponde intraprende un viaggio in Sudamerica alla ricerca dello yage una droga allucinogena psichedelica. Il film, ambientato in una torrida Città del Messico ricostruita a Cinecittà, dove le architetture di carattere razionalista nelle loro algide linee paiono sottolineare un vuoto dell'anima, si snoda lento e afasico. I personaggi appaiono più che altro caricature di ciò che vogliono rappresentare: la marchetta, la checca, il promiscuo, il giovane con il sorrisetto da Monna Lisa, la biologa persa nella jungla, e non soccorrono il film, qualche effetto speciale, alcuni momenti dove la storia sembra prendere vita, né i felici rimandi al cinema surrealista messicano. Alla fine quello che viene fuori è un film inutilmente lungo e inutilmente brutto.