L’Isola dei Famosi 2025 è pronta a partire oggi, mercoledì 7 maggio, con Veronica Gentili alla conduzione. Tra i concorrenti di questa edizione, un nome in particolare ha attirato l’attenzione ancor prima dello sbarco in Honduras: parliamo di Mario Adinolfi.
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Quanto pesa Mario Adinolfi? Per noi conta più la mole del suo pensiero
Secondo quanto dichiarato da Adinolfi, il suo peso è di 200 kg. È lui stesso a riconoscere che un peso del genere è “una condizione estrema di sopravvivenza” e che la sua fisicità è “inadatta a una condizione così difficoltosa”.
Tuttavia, aggiunge che gli “piacciono le sfide irragionevoli”. Parlando del suo peso, ha anche osservato che “non si è mai vista una persona che pesa 200 kg partecipare a una condizione estrema di sopravvivenza”. Riconosce inoltre che molti dei suoi compagni d’avventura sono “giovani nel pieno della forma fisica”.
Inevitabilmente, l’arrivo di Adinolfi in un reality noto per le estreme trasformazioni fisiche legate alla privazione di cibo scatena già prevedibili e irrispettosi commenti sulla rete: “Vediamo quanto dimagrisce”, “gli farà bene l’Isola”.
Ora, è innegabile e doveroso ricordare, specialmente dalle pagine di Gay.it, che Mario Adinolfi è un avversario politico dichiarato e strenuo della comunità LGBTQIA+, delle sue battaglie e dei suoi diritti. Le sue posizioni sono note e su queste non si può e non si deve transigere.
Tuttavia, proprio noi, che quotidianamente ci troviamo a rivendicare il diritto al nostro corpo, alla nostra identità, alla nostra espressione di genere senza giudizi e interferenze esterne, non possiamo cadere nella trappola del body shaming.
L’ossessione per il dimagrimento è un problema culturale
Il corpo di Mario Adinolfi, con i suoi 200 kg o qualunque sia il suo peso effettivo o futuro, è il suo corpo. E lui, come chiunque altro, ha il sacrosanto diritto di avere il corpo che ha e di farne ciò che vuole.
L’idea che la sua partecipazione all’Isola “gli faccia bene” solo in ottica di perdita di peso è l’ennesima manifestazione di una cultura ossessionata dalla magrezza e pronta a giudicare e deridere chi non si conforma a un certo standard fisico.
Questo approccio non è accettabile, né verso Adinolfi né verso nessuno.
Perché il corpo non è un bersaglio politico, e non può diventarlo nemmeno per chi, come Adinolfi, ha trascorso anni a negare diritti, dignità e libertà a donne, persone LGBTQIA+ e famiglie arcobaleno.
Adinolfi stesso, paradossalmente, ha dichiarato di voler essere “il messaggio”, dicendo a chi magari si sente isolato o deriso (“Penso, per esempio, a una ragazza come me, magari isolata in una classe di liceo a 15 anni, derisa e discriminata”) che “si può fare”.
Un messaggio che, al netto delle enormi distanze politiche e ideologiche, tocca corde universali: la sfida, il superamento dei propri limiti percepiti (anche se nel suo caso parla della “mole fisica inadatta”), la volontà di dimostrare qualcosa a sé stessi e agli altri.
Possiamo e dobbiamo criticare aspramente le posizioni politiche di Mario Adinolfi. Possiamo analizzare la sua partecipazione a un reality show da mille angolazioni diverse. Ma non possiamo unirci al coro di chi fa ironia sul suo fisico o si augura la sua sofferenza (finalizzata al dimagrimento) come “punizione” o “beneficio”.
Questo tipo di commenti non solo sono crudeli e superficiali, ma legittimano un atteggiamento di body shaming che danneggia tutti, in particolare chi è più vulnerabile.
Difendere il diritto di Mario Adinolfi a essere e mostrarsi con il corpo che ha, e a decidere autonomamente cosa farne, non significa sposare le sue idee.
Significa difendere un principio fondamentale: il diritto a disporre del proprio corpo, per Adinolfi, come per tutt*, senza eccezioni. È un principio che, come comunità LGBTQIA+, conosciamo bene e che dobbiamo difendere sempre, anche quando si tratta di difendere chi combatte contro quel principio.
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