Il Roma Pride 2025, giunto alla sua 31a edizione, è andato in scena ieri, sabato 14 giugno, sotto il sole cocente della Capitale. La grande festa dei diritti ha celebrato con fierezza la diversità e la comunità LGBTQ+. “Siamo un milione di fuorilegge”: con questo slogan, che riassume le condizioni in cui ancora oggi si sente di vivere la comunità LGBTQIA+, il Pride ha sfilato anche quest’anno, invadendo il centro storico di Roma. Con oltre un milione di partecipanti (secondo i promotori, molto meno secondo le stime della questura) e 40 carri colorati che hanno attraversato le strade della Capitale, il Roma Pride si è confermato come uno dei Pride più significativi d’Europa, nonché una delle edizioni più partecipate.

In questo articolo
- 1 Roma Pride 2025, Colamarino: “Vogliamo essere sempre più uniti”
- 2 Il sindaco Gualtieri in testa al corteo
- 3 Vladimir Luxuria contro Meloni e il rapporto con Orban
- 4 “Palestina libera”: il minuto di silenzio e l’intervento di Rose Villain
- 5 Zan: “Stiamo difendendo la Costituzione”
- 6 Provocazioni e divisioni ma un messaggio comune
Roma Pride 2025, Colamarino: “Vogliamo essere sempre più uniti”
Mario Colamarino, presidente del Circolo Mario Mieli e portavoce del Pride ha descritto l’atmosfera come “una giornata bellissima, con tantissime persone diverse, ma il nostro sforzo è cercare di ampliare sempre di più il pubblico di questa manifestazione, ed essere sempre più uniti al nostro interno”.
Ad aprire il corteo, lo striscione con la scritta “Fuorilegge”, titolo della parata di questa edizione del Roma Pride 2025. A tal proposito, Colamarino ha commentato: “Dovrebbe essere uno slogan, ma di fatto è una realtà in questo paese perché sono negati i diritti delle famiglie arcobaleno e non abbiamo il matrimonio egualitario. Questa purtroppo è la realtà che ci rappresenta nel mondo, basta vedere quello che succede negli Usa e in Ungheria”.
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Il sindaco Gualtieri in testa al corteo

A guidare il corteo del Roma Pride 2025, partito alle 16 da Piazza della Repubblica, anche il sindaco Roberto Gualtieri: “È un Pride bello ed emozionante come sempre. C’è tanta gioia e senso di comunità. Perché c’è tanta città al fianco della comunità Lgbtq+. Roma ormai si sente una grande città dei diritti e sente il Pride come momento di espressione delle sue caratteristiche principali”, ha dichiarato nel corso della sfilata.
Gualtieri ha però ricordato quanto sia anche un “Pride di battaglia, perché c’è tantissimo da fare”. “Come Roma Capitale e poi come movimento di sindaci abbiamo elaborato una piattaforma che richiede questo: il matrimonio egualitario, diritto alle adozioni, diritto alla procreazione assistita e il riconoscimento dei diritti dei figli delle coppie omogenitoriali. C’è bisogno di un Pride di gioia ma anche di rivendicazione”, ha aggiunto.
In merito a quanto ancora sia lunga la strada da percorrere, il primo cittadino ha ancora ricordato come si è potuto ottenere il riconoscimento dei diritti dei bambini di mamme lesbiche “solo perché c’è stata una sentenza della Corte Costituzionale”, ribadendo però “che non è ancora arrivata la circolare del ministero sui servizi anagrafici e che non abbiamo ancora leggi adeguate”.
Accanto al sindaco, a sfilare al Roma Pride 2025 c’erano anche diverse figure istituzionali e del mondo sindacale. Tra i presenti, l’assessora alla Scuola Claudia Pratelli e l’assessore al Turismo e Moda Alessandro Onorato, da sempre vicini alle battaglie della comunità LGBTQ+. Al loro fianco anche i presidenti di Municipio Amedeo Ciaccheri, Gianluca Lanzi ed Elio Tomassetti, in rappresentanza di una Roma che vuole essere davvero plurale, inclusiva e aperta ai diritti. A rafforzare il fronte dell’impegno sociale, anche la partecipazione del segretario della CGIL Roma e Lazio, Natale Di Cola, a testimonianza del sostegno del sindacato alle rivendicazioni di uguaglianza, lavoro e dignità per tutte le persone LGBTQ+.
Vladimir Luxuria contro Meloni e il rapporto con Orban

Tra i momenti più intensi del Roma Pride 2025, anche l’intervento di Vladimir Luxuria, che ha puntato i riflettori sulla manifestazione per i diritti LGBTQIA+ in programma il prossimo 28 giugno a Budapest. Durante la sfilata, Luxuria non ha risparmiato critiche al governo di Giorgia Meloni, accusandolo di arretramento sui diritti civili e mancanza di supporto concreto alla comunità queer. Un richiamo forte alla solidarietà internazionale e alla necessità di una mobilitazione collettiva contro ogni forma di discriminazione, in Italia come in Europa.
“Sappiamo benissimo che la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni è molto amica di quei bulli che sono al potere e che spesso fanno politiche omofobe ma soprattutto transfobiche. Orban ha fatto una cosa che dovrebbe preoccupare anche qui in Italia. Nel cuore dell’Europa, non in una nazione sperduta, non cento anni fa: nel 2025, il prossimo 28 giugno, il Pride a Budapest è un reato. È un crimine. E mi scandalizza che quando avevamo Draghi, che per altro è un tecnico, prese posizione e condannò Orban. Adesso il silenzio assoluto. Chi tace acconsente. Qui non stiamo parlando solo di vietare il Pride, stiamo parlando di vietare una manifestazione. E quando si è silenti davanti alla libera manifestazione del pensiero si è complici di qualcosa che si chiama ‘fascismo’”, ha commentato a margine della parata, ai microfoni dei giornalisti presenti.
“Palestina libera”: il minuto di silenzio e l’intervento di Rose Villain

Uno dei momenti più carichi di significato del Roma Pride 2025 è stato il minuto di silenzio osservato durante il corteo per le vittime civili a Gaza, seguito da un potente grido collettivo: “Palestina libera”. Un gesto di solidarietà per le migliaia di donne, uomini e bambini uccisi nella Striscia, che ha attraversato il cuore della manifestazione LGBTQ+. Forte anche la denuncia politica: sagome capovolte raffiguranti Donald Trump, Benjamin Netanyahu, Elon Musk e J.K. Rowling – simboli di potere visti da molti come ostili ai diritti civili e alle libertà – sono state esposte dai carri come segno di protesta.
La posizione era chiara fin dall’inizio: Rose Villain, nel ruolo di madrina dell’evento e “alleata” della comunità LGBTQ+ (come si è definita lei stessa) ha fatto il suo ingresso in piazza sventolando due bandiere della Palestina. Dopo aver cantato Fuorilegge, diventato vero e proprio inno del Pride, ha invitato la folla a stringersi le mani: “Perché tentano di diffondere odio ma noi con l’amore li fott*remo tutti”.
“I governi, non solo quello italiano, stanno usando la cultura woke e i corpi delle persone queer per fare propaganda politica. Credo che chiunque abbia un’influenza, come gli artisti, debba usarla per diffondere messaggi d’amore e informazione”, ha aggiunto la cantante.
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Zan: “Stiamo difendendo la Costituzione”
Tra i presenti ieri al Roma Pride, anche Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria nazionale ed europarlamentare del Pd. “Questo è un Pride sempre più politico perché c’è una destra, da Trump a Orban fino al Governo di Giorgia Meloni, che ha come bersaglio preferito proprio le persone Lgbtqia+. Attaccano i diritti per attaccare le democrazie liberali per come le abbiamo conosciute finora. È importante essere qui oggi ed essere uniti anche per dire che non accettiamo che i diritti vengano erosi. Stiamo difendendo la Costituzione”, ha commentato.
Oltre a Zan, hanno aderito al Roma Pride 2025 anche altri politici tra cui: Marta Bonafoni, Laura Boldrini e Matteo Orfini del Pd, il leader di Avs Nicola Fratoianni e quello di +Europa Riccardo Magi.
Provocazioni e divisioni ma un messaggio comune

Non sono mancate le critiche dall’universo LGBTIAQ+ al Roma Pride 2025, a partire dai manifesti comparsi per le strade della Capitale firmati dall’artista Laika. La sua opera raffigura un soldato israeliano ferito che sventola una bandiera arcobaleno insanguinata accanto al claim No Pride in Genocide: un’immagine forte e controversa che accusava il Roma Pride di ricevere finanziamenti da sponsor legati ad Israele.
Oltre al corteo alternativo organizzato dal collettivo Priot Pride, questi interventi artistici hanno acceso il dibattito interno al movimento LGBTQ+, mettendo in evidenza posizioni diverse su temi internazionali.
Ma al di là delle divisioni, il Pride ha voluto lanciare un messaggio forte e chiaro: l’Italia deve essere un Paese dei diritti, dell’inclusione e della libertà. Un messaggio che si oppone anche alle derive autoritarie di altri governi europei, come quello di Viktor Orbán in Ungheria, raffigurato ironicamente su uno dei carri come “Orban la pazzah”. Una satira colorata ma pungente contro leggi e politiche giudicate apertamente “liberticide”.
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