Elon Musk lascia l’amministrazione Trump

Le indiscrezioni di Politico, il magnate devastato dal crollo di Tesla e dai fallimenti del suo DOGE.

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Musk lascia DOGE Trump
Elon Musk lascia il DOGE di Trump
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Per un attimo, sembrava davvero l’inizio di una nuova era: Elon Musk, con la stessa delicatezza con cui gestisce X (ex Twitter) – a colpi di meme complottisti, ketamina, insulti transfobici e licenziamenti compulsivi – era stato chiamato da Donald Trump come “special government employee”, ovvero distruttore seriale di enti pubblici. Un titolo onorifico, ma con licenza di devastare (non solo gli USA).

Ora pare che Musk – il profeta del saluto nazi, l’uomo che ha pagato per avere figli maschi, il tizio che ha insultato sua figlia perché trans, – stia per “fare un passo indietro”. Non per dignità, certo, ma perché anche ai plutocrati servono pause per vendere le Tesla altrimenti vandalizzate (e vendite in crollo).

La relazione tra Trump e Musk, una bromance forgiata nel disprezzo condiviso per i diritti civili, si sta ricalibrando. Il motivo? Musk è diventato troppo imbarazzante anche per i trumpiani doc: ricordate quando disse “Distruggerò la malvagia cultura trans”?

Dopo aver bruciato 20 milioni di dollari con il suo DOGE in una scommessa fallita su un giudice conservatore in Wisconsin – perso di dieci punti – ora viene retrocesso da “martello istituzionale” a “consulente occasionale”. Tradotto: un ospite molesto alla Casa Bianca, come uno zio ubriaco che nessuno osa cacciare.

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Musk, ricordiamolo, è quello che ha definito l’uso dei pronomi “una piaga”, ha riammesso su X account neonazisti e omofobi, ha licenziato ingegneri transgender e insultato pubblicamente famiglie queer. E Trump, dal canto suo, è quello che ha bandito i militari trans, corteggiato predicatori anti-LGBTQ+ e sognato una Corte Suprema che cancelli Obergefell v. Hodges (sentenza sul matrimonio egualitario,) come fosse un bug.

Ora i due si separano in pubblico, ma non illudiamoci. Nessuno scompare davvero dal circo grottesco del regime trumpiano. Musk resterà, dietro le quinte, pronto a twittare del prossimo complotto woke o dell’ennesima teoria sulle élite. I fascisti non lasciano mai davvero il palcoscenico. Cambiano soltanto il costume, mentre conosciamo bene i manovratori di lobby e think tank neri che nell’ombra continuano a tessere le fila del nuovo oscurantismo.

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