A Pescara è bastato qualche disegno con due papà o due mamme per scatenare una tempesta politica. Oggetto del contendere: un progetto europeo di formazione per il personale degli asili nido, pensato per promuovere ambienti educativi inclusivi e rispettosi della diversità, sospeso dopo le pressioni di Pro Vita e l’intervento dell’amministrazione comunale.
Nessun corso rivolto direttamente ai bambini, nessuna “lezione gender” in aula, ma solo una proposta di aggiornamento per educatori. Tanto è bastato, però, per gridare allo scandalo. Per gli integralisti cattolici non è giusto preparare gli educatori ad accogliere famiglie con due mamme o due papà senza che le famiglie ne siano informate. Il sottinteso è che educare all’accoglienza delle diversità LGBTI+ non sia un tema necessario nei percorsi educativi.
Pescara, nel 2023, aveva approvato l’adesione alla Rete Ready, riconoscendo l’importanza di contrastare l’odio e promuovere una cultura dell’inclusione. Dal giugno 2024 la città abruzzese ha una giunta di centrodestra, guidata dal sindaco Carlo Masci, con una coalizione composta da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega.
Il progetto, i suoi contenuti e le polemiche
Il corso in questione – parte del programma europeo INDEAR – mirava a fornire strumenti pedagogici per affrontare temi come identità di genere, traumi infantili e diversità culturale. Si parla di giochi genderless, uso di linguaggio inclusivo, ascolto empatico. Nulla di rivoluzionario per chi conosce le raccomandazioni dell’OMS o dell’Unione Europea, ma evidentemente troppo per chi vede in ogni apertura un attentato alla “famiglia naturale”.
INDEAR (Inclusion and Diversity in Early Childhood Education) è un progetto europeo che offre formazione mirata a educatrici e operatori dell’infanzia su tre macro‑temi:
- identità di genere
- differenze culturali
- traumi infantili.
Il percorso propone moduli e auto‑valutazioni per sostenere ambienti educativi realmente inclusivi e sicuri, supportando i professionisti nel valorizzare la diversità senza pregiudizi o stereotipi
Carola Profeta, referente abruzzese di Pro Vita & Famiglia, ha denunciato il progetto come “indottrinamento ideologico” e ha accusato le educatrici di voler influenzare l’orientamento sessuale dei bambini. Profeta, che su Facebook ha recentemente condiviso un post taggando il Team Vannacci, è l’artefice dell’alzata di scudi di Pro Vita Pescara. Ma, come ha chiarito l’assessora alla Pubblica Istruzione Valeria Toppetti, il progetto non era destinato ai bambini, bensì agli adulti che con loro lavorano.
Nonostante ciò, il Comune – governato dalla destra moderata – ha chiesto ora che simili percorsi vengano d’ora in avanti sottoposti all’approvazione dei genitori, riaffermando il principio del “consenso informato” tanto caro alla destra di governo.
Carola Profeta nel suo profilo Facebook manifesta le proprie simpatie per la Russia, che – citando un articolo di Marcello Veneziani – secondo Profeta avrebbe fatto bene a collocare il Presidente della Repubblica Mattarella nella lista dei “russofobi”. Rispetto alla vicenda del corso INDEAR, Profeta scrive:
Quando le famiglie degli studenti decidono di cambiare scuola ai propri figli perché non si fidano più del corpo docente non è una questione di destra e di sinistra. Ha fallito il sistema scolastico e il rapporto di fiducia tra scuola e famiglia.
In verità nessuna famiglia ha cambiato scuola per quel disegno. Anche i quotidiani locali come Il Centro e Il Messaggero hanno riportato la notizia alla sua realtà. La stessa Profeta su Facebook si lamenta per non essere stata citata da Il Messaggero nell’articolo dedicato all’episodio. L’esponente di Pro Vita Abruzzo ha di recente manifestato il proprio supporto al piano di “Remigrazione” (Remigration) perorato dallo stesso Vannacci sull’onda della battaglia politica che sul tema sta conducendo anche l’AfD in Germania.
La reazione di Pro Vita sulla vicenda del piano INDEAR nell’asilo nido pescarese è andata oltre la richiesta di trasparenza. Nella ricostruzione dei cattolici integralisti il progetto assume i contorni grotteschi di un’operazione di “rieducazione gender” dei neonati. Con toni allarmisti si parla di “formazione LGBT”, “linguaggio neutro”, “giochi senza distinzione di genere” branditi come minacce alla crescita serena dei bambini. Fino alla denuncia finale: “Le famiglie hanno ritirato i figli per tutelarli“. La realtà è un’altra: nessun bambino è stato ritirato dal nido, ma Pro Vita è riuscita a sollevare il polverone che ha spaventato la giunta di centrodestra. L’idea che un bimbo possa giocare con una bambola sembra far saltare i nervi all’estrema destra: un principio su cui Meloni probabilmente non sarebbe d’accordo, m in Abruzzo i Pro Vita stanno man mano scivolando verso posizioni politiche vicine all’estrema destra della Lega di Vannacci, che starebbe vagliando numerose candidature da sottrarre a Fratelli d’Italia nelle future tornate elettorali locali.
La risposta del centrosinistra e di alcune realtà cittadine come il collettivo transfemminista Zona Fucsia è stata ferma: il progetto non faceva che applicare principi riconosciuti a livello internazionale e basati su solide evidenze scientifiche. Hanno ricordato i consiglieri PD Giampietro e Di Stefano, che a protestare è la stessa area politica che nel 2019 promosse una fiaccolata “anti-Bibbiano” senza uno straccio di prova: quell’inchiesta nelle ultime settimane è stata completamente smontata.
Negli ultimi tempi l’azione di Pro Vita si è fatta più pressante. In tutta Italia appaiono manifesti contro la fantomatica e inesistente teoria gender: è accaduto a Lugo, a Chiavari e Brescia, Ravenna, Modena e in molti altri centri urbani. Proprio a Pescara erano apparsi lo scorso aprile decine di manifesti di Pro Vita.
