In Italia una persona LGBTQIA+ su 5 ha subito almeno un tentativo di conversione, mentre in Europa si tratta di una persona su 4. Questi sono i dati pubblicati nel maggio 2024 dall’Agenzia dell’Unione Europei per i diritti fondamentali. Proprio per questo motivo nel 2024 è iniziata una raccolta firme per invitare la Commissione europea a proporre il divieto giuridico vincolante delle pratiche di conversione dirette ai cittadini LGBTQ+ nell’Unione europea.
Iniziata il 17 maggio 2024, la raccolta firme è finita il 17 maggio 2025, con 1.245.839 firmatari totali, 62.130 dei quali in arrivo proprio dall’Italia. Ebbene è ora arrivata la conferma dai ministeri dell’interno dei Paesi UE che hanno certificato la validità di un milione di firme per proibire le terapie di conversione. “A breve consegneremo ufficialmente la nostra iniziativa alla Commissione Europea, che avrà indicativamente fino al 17 maggio 2026 per darci una risposta concreta”, hanno precisato gli ideatori della proposta di Against Conversion Therapy.
Le prossime tappe
17 settembre 2025: data limite per i restanti ministeri per confermare le firme.
17 novembre 2025: data della consegna ufficiale dell’ECI alla Commissione europea.
17 dicembre 2026: data approssimativa dell’udienza alla Commissione.
17 febbraio 2026: data approssimativa dell’udienza al Parlamento europeo.
17 maggio 2026: data limite per la risposta della Commissione Europea.
Cosa sono le pratiche di conversione
Le pratiche di conversione dirette alle persone LGBTQ+ sono costituite da un insieme eterogeneo di manipolazioni mentali e fisiche, indottrinamenti psicoipnotici (solitamente presentati al pubblico come “terapie”), interventi medici e omeopatici, esorcismi e altri trattamenti somministrati allo scopo di modificare l’orientamento sessuale e l’identità e l’espressione di genere. Tali pratiche si basano su due premesse errate: in primo luogo, che l’orientamento sessuale e l’identità di genere siano necessariamente una scelta, il risultato di un certo potere esoterico maligno o di una malattia vera e propria e, in secondo luogo, che possono essere soppressi, modificati o curati. Sia nella letteratura accademica che in documenti strategici di organizzazioni internazionali tali pratiche vengono spesso definite “terapie di conversione” o “terapie riparative”, soprattutto se implicano presunte consulenze professionali di psicologi o psichiatri.
Secondo la relazione sulle terapie di conversione dell’esperto indipendente delle Nazioni Unite in protezione dalla violenza e dalla discriminazione fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2020), le pratiche di conversione sono “interventi profondamente dannosi che, basandosi sulla falsa idea dal punto di vista medico che le persone LGBT+ siano malate, infliggono dolori e sofferenze gravi e causano danni fisici e psicologici duraturi”.
Fatti e cifre

Nicole Kidman stars as Nancy and Lucas Hedges as Jared in Joel Edgerton’s BOY ERASED, a Focus Features release.
Sebbene i dati disponibili sulle pratiche di conversione siano scarsi, è comunque possibile riferirsi ad una serie di pubblicazioni.
Il “National LGBT Survey” del Regno Unito (2017) rivela che al 5% dei rispondenti è stata offerta una conversione nel tentativo di “curarli” dall’essere lesbiche, gay, bisessuali o transgender (LGBT) e il 2% ha dichiarato di essere stato sottoposto a una terapia di conversione; mentre il 4% dei rispondenti transgender ha subito una terapia di conversione e l’8% ha riferito di aver ricevuto un’offerta in tal senso.
Secondo la relazione “Unga hbtq-personers utsatthet för omvändelseförsök i Sverige” (Svezia, 2022), il 16% dei giovani LGBTQ+ ha subito pressioni per cambiare identità e il 5% è stato esposto ad altre forme di minacce o danni.
Nel 2019 il William Institute ha stimato che circa 700 000 cittadini statunitensi hanno subito pratiche di conversione.
Questi dati mostrano come la situazione vari da un paese all’altro e che pertanto qualsiasi stima generale debba essere considerata con cautela. Tuttavia, sulla base dei dati disponibili, è possibile calcolare che approssimativamente il 5% dei cittadini LGBTQ+ dell’UE sia stato sottoposto a pressioni per sottoporsi a pratiche di conversione.
Cifre che hanno spinto diversi Paesi dell’Unione Europea a introdurre divieti rigorosi. Belgio, Cipro, Portogallo e Spagna hanno recentemente adottato misure legislative per vietare le pratiche di conversione, riconoscendole come forme di abuso psicologico e fisico. Tuttavia, l’implementazione di tali divieti rimane a discrezione di ogni singolo Stato membro: in Italia, al contrario, non esiste alcuna normativa che regolamenti o vieti esplicitamente le terapie riparative.
Nel nostro Paese la campagna Meglio a Colori contro le terapie di conversione è sostenuta da Gaynet, Rete Lenford, Arcigay, MIT, Agedo, Libellula, Gender X, Circolo Mario Mieli, Genderlens, Famiglie Arcobaleno, Rete Genitori Rainbow, Arco, Agapanto, I Sentinelli di Milano, Alfi, CEST, NUDI, T Genus, Cammini di Speranza, Edge, Dì Gay Project, Tenda di Gionata, Omphalos LGBTI e molte altre realtà.
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