“L’Ucraina deve accelerare sui diritti LGBTIQ+”: il report della Commissione Europea

Legge sulle unioni civili in stallo. Protezione dall'odio omobitransfobico ferma. La Commissione invoca il rispetto della Carta fondamentale dei diritti umani dell'Unione Europea.

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Nella sua relazione annuale sull’allineamento dell’Ucraina agli standard europei, la Commissione Europea riconosce i progressi compiuti da Kiev nel percorso di integrazione, ma lancia un messaggio netto: i diritti LGBTQ+ devono avanzare, e in fretta. Il rispetto dei diritti umani, compresi quelli delle persone LGBTQ+, resta infatti una condizione imprescindibile per l’ingresso nell’Unione.

Secondo Bruxelles, la società ucraina appare oggi più aperta e tollerante nonostante la guerra, e i crimini d’odio risultano perseguiti in misura crescente. Ma il quadro normativo resta incompleto e le riforme chiave sono ferme. Dal 2021 non si registrano progressi sul disegno di legge di protezione per l’odio basato su orientamento sessuale e identità di genere (a parte una blanda norma sui media): un passaggio richiesto dall’UE, ma mai arrivato alla prima lettura parlamentare.

Stallo anche sulle unioni civili. Nonostante il sostegno pubblico e le parole del presidente Volodymyr Zelensky nel 2024 – che si dichiarò pronto a sostenere la legge se approvata dalla Verkhovna Rada (Parlamento con funzioni legislative) che però non ha ancora discusso i testi presentati. Sul piano giudiziario, un segnale importante è arrivato nel giugno 2025, quando un tribunale di Kiev ha riconosciuto parte dei diritti familiari a una coppia gay, Zoryan Kis e Timur Levchuk: un precedente storico, ma non sufficiente a colmare il vuoto legislativo.

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Il presidente Zelensky si è detto pronto a firmare la legge se il parlamento l’approverà, ma il testo è rimasto fermo

La Commissione dell’Unione richiama inoltre la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Maimulakhin e Markov, che hanno trascinato il paese davanti alla Corte per aver negato loro il riconoscimento e tutela in quanto coppia omosessuale.

Questo il testo originale del report della Commissione UE

Mentre la tendenza generalmente positiva verso una crescente tolleranza e accettazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer (LGBTIQ) è proseguita, i progressi si sono arenati su elementi legislativi chiave volti a garantire la protezione legale dei diritti delle persone LGBTIQ. Questi includono, dal 2021, il disegno di legge che modifica il Codice sugli illeciti amministrativi e il Codice penale per combattere le manifestazioni di discriminazione, che includerà l’orientamento sessuale e l’identità di genere nella sua definizione di crimini d’odio. La sentenza della CEDU nel caso Maymulakhin e Markiv contro Ucraina ha ribadito l’obbligo per lo Stato di garantire il riconoscimento giuridico e la protezione delle coppie dello stesso sesso in Ucraina. Nel giugno 2025, un tribunale distrettuale di Kyiv ha formalmente concesso alcuni diritti familiari a una coppia dello stesso sesso, stabilendo un primo precedente legale. Tuttavia, il Parlamento non ha ancora fatto progressi su due disegni di legge relativi all’istituzione delle unioni registrate.

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La guerra scatenata dalla Russia di Putin ha accelerato molte trasformazioni in Ucraina, ma non può giustificare lo stop ai diritti, fa notare l’UE. Se il Paese vuole davvero entrare nell’Unione, la protezione delle minoranze, LGBTIQ+ e non solo, deve passare da promesse e pronunce giudiziarie a leggi chiare, applicabili e in linea con gli standard europei.

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“L’amore è una cosa potente” la storia di Sasha e Andrij, coppia di militari gay

In questi giorni torna alla ribalta anche l’ingresso dell’Albania nell’UE, previsto per il 2030: polemiche sono sorte intorno al disegno di legge sulla parità di genere che avrebbe escluso parole “inclusivo” e “diversità di genere”, mentre il concetto stesso di genere viene ridefinito in chiave esclusivamente biologica, come “maschio” o “femmina”: ora il governo Rama sembrerebbe intenzionato a modificare il testo e allinearlo alla Convenzione di Istanbul.

Sui diritti LGBTIAQ+ e l’Unione Europea l’eurodeputato PD Alessandro Zan ha appena presentato una relazione (“Relazione Zan”) per fare pressione sulle istituzioni europee affinché proprio la Carta fondamentale dei diritti umani europea venga realmente rispettata da tutti i Paesi membri. E non solo da chi, come l’Ucraina, chiede di aderire.

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