La comunità LGBTQIA+ ucraina combatte per le unioni civili ma il Governo Zelensky è ambiguo: parla Inna Sovsun deputata prima firmataria della legge – intervista

Tra pressioni delle chiese ortodosse e perplessità della maggioranza: facciamo il punto.

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ucraina unioni civili Inna Sovsun
ucraina unioni civili Inna Sovsun
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La legge sulle unioni civili in Ucraina è ferma in Parlamento da Aprile, con le 17 firme che la deputata Inna Sovsun, prima firmataria, ha raccolto ad ora da 17 colleghi parlamentari. 6 firme sono di deputati del partito di Sovsun, che si chiama Holos e che è all’opposizione del Governo Zelensky. Sono invece 11 i parlamentari del partito di governo ‘Servant of the People’ che hanno apposto il proprio nome su quella che a tutti gli effetti è un progetto di legge che segna profondamente una tappa di avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea. Per l’approvazione sono necessari 226 voti.

A Kiev, in occasione del Kyev Queer Film Festival che si è tenuto nella capitale ucraina dal 22 al 28 Giugno, Gay.it ha intervistato Inna Sovsun ed ha potuto testare dal vivo la profonda convinzione con la quale la comunità LGBTQIA+ ucraina sta rivendicando il proprio diritto alle tutele giuridiche di una democrazia liberale compiuta.

Inna Sovsun Ucraina Unioni Civili
Inna Sovsun interviene al Kyev Queer Film Festival – foto: FB

 

A che punto è l’approvazione della legge sulle unioni civili in Ucraina

La legge sulle unioni civili in Ucraina è oggi possibile grazie a una raccolta firme di iniziativa popolare, con la quale il movimento LGBTQIA+ ucraino è riuscito a raccogliere 30.000 firme. Zelensky, come imposto dalla costituzione, ha quindi dovuto parlamentarizzare la proposta di legge, che ora, spiega Inna Sovsun a Gay.it, è in fase di discussione nelle apposite commissioni, oltre ad essere già depositata in Commissione Giustizia (“Legal Affairs”), che è la commissione principale che darà accesso all’approvazione plenaria in parlamento.

“La legge è ora in parlamento, in Commissione Giustizia, dove però non viene ancora discussa, perché è prematuro. Viene invece dibattuta in 4 apposite commissioni dedicate agli emendamenti, perché è lì che possiamo ottenere il supporto politico necessario. In questo modo dimostreremo anche alla Commissione Giustizia che la legge è buona, e che non porterà divisioni, semmai il contrario. In tutte e 4 le commissioni ad oggi il parere è positivo, il dibattito in parlamento è dinamico. Il momento cruciale sarà quando arriverà nella Commissione Giustizia, senza il cui consenso non si andrà avanti. Non è ancora chiaro quali saranno i tempi, potrebbe essere entro l’anno, ma non ci sono scadenze”.

 

La difesa dei diritti LGBTQIA+ in Ucraina come risposta all’omobitransfobia della Russia di Putin

Una legge voluta dal popolo queer ucraino, sulla quale tuttavia il Governo Zelensky si trova in una posizione di ambiguità. Da un lato, il volto dichiaratamente omobitransfobico della propaganda anti-LGBTQIA+ della Russia di Putin suggerisce al Governo ucraino di adottare un chiaro profilo politico di supporto alle leggi di tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+ ucraine, al fine di rimarcare un distinguo liberale rispetto all’autocrazia repressiva russa. Dall’altro lato, secondo quanto appreso a Kiev da Gay.it, c’è il timore che un’accelerazione pro-LGBTQIA+ in Ucraina possa spaccare il paese, irrigidendo le forze politiche di estrema destra e urtare la sensibilità religiosa delle chiese ortodosse presenti sul territorio ucraino, non del tutto insensibili ai richiami omobitransfobici di Kirill, il patriarca ortodosso di Mosca, grande alleato di Putin nel magnificare la guerra all’Ucraina nella sua funzione simbolica di crociata contro la lobby gay e la decadenza occidentale.

I diritti della minoranza LGBTQIA+ nei paesi dell’ex blocco sovietico sono cruciali nella vera guerra che si sta combattendo sul suolo europeo e cioè quella dell’egemonia culturale. Sullo scacchiere di quella che, tra il 1945 e il 1991, fu un’area caratterizzata dalla cortina di ferro che separava le democrazie liberali occidentali dalle repubbliche sovietiche, di recente l’Estonia ha approvato il matrimonio egualitario.

La posizione del Governo Zelensky sulla legge per le unioni civili in Ucraina

Inna Sovsun racconta a Gay.it:

La posizione del governo non è ancora solida, non è contro il progetto di legge, ma non dimostra un atteggiamento proattivo. Certo è stato il governo a iniziare l’iter, ma ora non si dimostra proattivamente di supporto. Il governo ad ora resta vago, sebbene sia più orientato a supportare la legge, che a ostacolarla. Il governo ucraino non si dichiarerà contrario, per via dell’integrazione nell’Unione Europea e anche perché il 56% della popolazione ucraina è favorevole alla legge sulle unioni civili.

In un paese in guerra, il sentimento politico delle truppe incide profondamente nel dibattito politico. Accade anche per la legge sulle unioni civili. Fin dal primo giorno di guerra nel Febbraio 2022, prova ne fu un’intervista rilasciata proprio a Gay.it da Lenny Emson, portavoce del Kiev Pride, la comunità LGBTQIA+ ucraina si è mostrata pronta a scendere al fianco delle truppe per difendere il paese dall’invasore russo. L’ambasciata americana ha fortemente supportato la nascita di una coscienza militare nella comunità, con il supporto a un sindacato di persone queer nell’esercito.

Benché con Gay.it la deputata Sovsun si dimostri ottimista, quando si scorrono le cronache sui media locali, le difficoltà emergono con più chiarezza. “L’opposizione al disegno di legge è aggressiva e organizzata. Il Consiglio delle Chiese, le organizzazioni tradizionaliste in massa inviano lettere ai deputati chiedendo di non accettare il disegno di legge” spiega Sovsun in un post in lingua ucraina, invitando la popolazione a scrivere lettere pro-unioni civili ai deputati, così da bilanciare le pressioni che l’opposizione contraria alla legge sta organizzando verso governo e maggioranza.

Cosa prevede ad oggi il disegno di legge sulle unioni civili?

Il disegno di legge delle unioni civili (o civil partnership) attualmente in commissione parlamentare in Ucraina costituisce un iniziale processo di equiparazione dei diritti delle coppie omosessuali. Nelle commissioni si sta lavorando anche a un testo che non richieda modifiche costituzionali. La legge potrebbe essere paragonata alla prima legge francese sulla partnership – gli storici PACS francesi, poi sostituiti da Parigi con il matrimonio egualitario –  ed è pensata per essere fruita sia dalle coppie dello stesso sesso che a quelle di sesso opposto sia dalle coppie eterosessuali che preferiscano evitare il matrimonio.

La deputata Sovsun spiega a Gay.it:

Stiamo cercando di incastrare il disegno di legge all’interno dell’ordinamento giuridico ucraino, quindi non farei paragoni con altre leggi europee, certo abbiamo guardato molto al modello francese dei PACS, perché fu un precedente di successo. Non è prevista l’adozione, sarà estesa a coppie omo ed etero, ma non ci sono passaggi legati ai bambini. Il punto sull’adozione avrebbe certamente fermato sul nascere l’iter di approvazione.

In un video esplicativo diffuso da Fulcruma, ONG sui diritti umani e piattaforma di promozione della legge sulle unioni civili, si fa l’esempio di soldati omosessuali che non hanno diritti di coppia. I soldati costituiscono un’escamotage di comunicazione, poiché in un paese in guerra essi sono comprensibilmente considerati eroi e dunque più facilmente forniscono un esempio catalizzante per la popolazione.

Nel video si spiega che ad oggi le coppie LGBT, e non solo i soldati, non hanno accesso a reciproche visite ospedaliere, non hanno diritto di identificare e seppellire il proprio partner, non hanno alcun diritto patrimoniale e finanziario comune. A queste gravi disparità, il disegno di legge per le unioni civili porrebbe rimedio. Per tutte le persone LGBTQIA+ ucraine.

 

 

Vignetta di promozione delle unioni civili pubblicata sui social dei militari LGBTQIA+ ucraini
Vignetta di promozione delle unioni civili pubblicata sui social dei militari LGBTQIA+ ucraini

 

Per la realizzazione di questa intervista ha collaborato con Gay.it Paolo Hutter.

Paolo Hutter è un giornalista e storico attivista LGBTQIA+ italiano. Nel 1992 celebrò simbolicamente l’unione di 11 coppie omosessuali in Piazza della Scala a Milano, dando il via al dibattito sull’equiparazione dei diritti delle coppie omo a quelle etero in Italia, processo che ancora oggi nel nostro paese non ha raggiunto l’approvazione del matrimonio egualitario.

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