Ian McKellen ricorda come Weinstein gli “rubò” l’Oscar poi andato a Benigni, e il memorabile discorso che aveva preparato

26 anni fa "La Vita è Bella" scriveva un pezzo di storia del Cinema, con Ian McKellen che avrebbe potuto scriverne un'altra. Come primo, storico attore dichiaratamente gay in trionfo. Ma fu Benigni a vincere la statuetta. Grazie ad Harvey Weinstein?

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Lo scorso Halloween abbiamo celebrato la memoria di James Whale, regista dichiaratamente gay nella Hollywood degli anni ’30 e ’40 che diede forma alla prima, storica trasposizione cinematografica di Frankenstein. Gli ultimi giorni di Whale, morto suicida nel 1957, all’età di 67 anni, sono diventati a loro volta film grazie a Bill Condon e allo splendido Demoni e Dei, adattamento del romanzo di Christopher Bram “Il padre di Frankenstein“, nel 1999 candidato a 3 premi Oscar. Migliore sceneggiatura non originale, con Condon in trionfo, Miglior attrice non protagonista a Lynn Redgrave e Miglior attore protagonista con un indimenticabile Ian McKellen.

Ian McKellen e l’amara notte Oscar del 1999

ian mckellen

All’epoca 59enne, McKellen venne accolto da recensioni entusiastiche. Con l’avvio della stagione dei premi il divo inglese divenne il favorito per la conquista dell’Oscar, evento che sarebbe stato epocale perché mai nella storia dell’Academy un attore dichiaratamente omosessuale è riuscito a vincere l’ambita statuetta. Ma a fine anni ’90 la Miramax di Harvey Weinstein era potentissima. L’allora produttore, poi travolto dal MeToo e nel 2023 condannato a 16 anni di carcere dopo che una giuria di Los Angeles lo ha ritenuto colpevole dello stupro di un’attrice russa, aveva un’enorme influenza sull’industria cinematografica statunitense, tant’è che in quel memorabile 2009 portò al successo Shakespeare in Love, con 7 Oscar vinti su 13 nomination, e La Vita è Bella di Roberto Benigni, distribuito negli Usa proprio da Miramax.

Il nostro Roberto divenne il primo attore della storia non in lingua inglese a vincere un Oscar come miglior attore, battendo sia Tom Hanks con Salvate il Soldato Ryan che Ian McKellen, dopo 26 anni ancora infastidito da quella notte Academy passata alla storia per il grido “Robertooo” della nostra Sophia Loren.

Come riportato dal Daily Mail, l’86enne è ancora convinto che Weinstein abbia “truccato” gli Oscar di quell’anno, di fatto “rubandogli” la statuetta.

Il memorabile discorso mai fatto

Demoni e Dei è stata una svolta, venni accolto con entusiasmo“, ha ricordato McKellen. “Ho ricevuto una nomination agli Oscar. Ma non l’ho vinto”. “L’anno in cui sono stato nominato, credo di essere stato il favorito per alcune settimane prima della cerimonia vera e propria. Non ho vinto il premio. È andato a Roberto Benigni: ha vinto lui ed era un film prodotto da Harvey Weinstein”.

Secondo McKellen, un tempo Weinstein avrebbe ammesso di avere un certo peso nel gestire le campagne Oscar, in “qualunque modo“. Sebbene l’attore non abbia specificato quali fossero questi “modi”, a suo dire l’ex produttore avrebbe fatto tutto il necessario per “assicurarsi che fosse suo“.

Dinanzi ad un eventuale successo, Ian si era preparato un discorso che sarebbe stato memorabile.

“Per anni ho avuto un biglietto in tasca che diceva: ‘Signore e signori, sono orgoglioso di essere il primo attore apertamente gay a ricevere questo premio'”. “Beh, dovetti rimetterlo in tasca”.

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McKellen sostiene di aver avuto notizia diretta che Weinstein avrebbe cospirato contro di lui, affinché Benigni potesse vincere. Qualche anno dopo gli Oscar del ’99, i due si incontrarono e il produttore gli avrebbe detto: “Oh, mi scuso per avervi rubato l’Oscar!”. “Le scuse sono state gentili, ma ora è in prigione“, ha aggiunto il divo inglese.

L’epocale trionfo di Roberto Benigni

C’è da dire che Roberto Benigni, che a breve tornerà in Rai con un speciale dedicato alla figura di San Pietro per la chiusura del Giubileo, si spese enormemente per quella campagna Oscar, presenziando per mesi ad Hollywood tra eventi e trasmissioni tv. Le sue comparsate divennero virali in tempi in cui i social non esistevano, tutti lo volevano e tutti ne parlavano. L’America era letteralmente ai piedi di Benigni.

La Vita è Bella divenne un autentico caso, con quasi 58 milioni di dollari incassati solo negli Stati Uniti d’America (e ben 23o in tutto il mondo). Mai un film sottotitolato, perché negli USA la pellicola non venne doppiata, aveva incassato tanto.  La Vita è Bella venne nominato a ben 7 premi Oscar, compreso quello per il miglior film, la miglior regia,  la miglior sceneggiatura originale e il miglior montaggio, vincendo le statuette per il miglior film straniero, la miglior colonna sonora e il miglior attore.

Tre statuette che vennero accolte da autentiche standing ovation dai presenti al Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles, con la platea che iniziò ad urlare Roberto ancor prima che Sophia Loren aprisse la busta per l’Oscar al miglior film straniero. Indimenticabile, in sal senso, la ‘scalata’ di Benigni alle poltrone del teatro, con il nostro “piccolo diavolo” che salì quasi in testa a Steven Spielberg, seduto due file davanti a lui.

L’Oscar mai andato ad un attore dichiaratamente gay

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Rustin. Colman Domingo as Bayard Rustin in Rustin. Cr. David Lee/Netflix © 2022

Passati 26 anni da quell’epocale notte per il Cinema italiano, un attore gay dichiarato non ha ancora mai vinto la statuetta come miglior attore. Ian McKellen è stato poi nominato una 2a e ultima volta nel 2002 come miglior attore non protagonista per Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, con l’Oscar andato a Jim Broadbent per Iris – Un amore vero, con l’Academy che non ha mai più nominato nessun attore dichiaramente omosessuale fino al 2024, quando Colman Domingo ha infranto il tabù grazie a Rustin. Oscar poi andato a Cillian Murphy per Oppenheimer.

12 mesi dopo Domingo ha bissato la candidatura con Sing Sing (Oscar vinto da Adrien Brody per The Brutalist), in attesa di un più che eventuale tris nel 2027 grazie a Michael, biopic sul Re del Pop Michael Jackson in cui Colman interpreterà il padre padrone Joe Jackson. Un ruolo che trasuda statuetta come miglior attore non protagonista da ogni poro. E se così dovesse essere finalmente avremo il primo attore dichiaratamente gay in trionfo dopo 99 edizioni.

© Riproduzione riservata.

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