Amnesty International ha presentato un report di 60 pagine che certifica dettagliatamente il profondo arretramento nella tutela dei diritti umani in Italia, da quando Giorgia Meloni è diventata presidente del Consiglio. “Il governo Meloni al giro di boa” è il titolo del report, che sottolinea come l’esecutivo di destra abbia polarizzato la narrazione e la legislazione principalmente su temi riguardanti la sicurezza pubblica e la migrazione, con l’intento di punire e dissuadere.

3 anni di governo Meloni visti da Amnesty International

L'allarme di Amnesty: "Dopo 3 anni di governo Meloni, diritti in caduta libera" - Amnesty - Gay.it

Dall’adozione del “decreto-rave” nel primo Consiglio dei ministri dell’ottobre 2022 alla conversione in legge del “decreto sicurezza”, entrato in vigore dopo un anomalo ricorso alla decretazione d’urgenza, è stata data priorità alla costante e progressiva adozione di norme tese a restringere lo spazio civico, erodere le libertà di espressione e associazione e prendere di mira la solidarietà e i gruppi marginalizzati.

La normativa approvata in tema di “sicurezza” è il sintomo che l’autoritarismo si appresta a prendere piede anche nel nostro paese: come non definire autoritario un insieme di norme che ha inasprito le pene per diversi reati e ha introdotto ben quattordici nuove fattispecie di illeciti legati in buona misura a forme di manifestazione del dissenso. Allo stesso modo, non può essere usato un termine diverso per le modalità con cui, attraverso l’uso eccessivo e della forza e l’utilizzo dei fogli di via contro le persone attiviste, è stato gestito l’ordine pubblico durante le ricorrenti manifestazioni, soprattutto in solidarietà con la popolazione palestinese della Striscia di Gaza”, ha dichiarato Anneliese Baldaccini, responsabile delle relazioni con le istituzioni di Amnesty International Italia. “Il governo Meloni non ha esitato a impegnare enormi risorse pubbliche per un accordo con il governo di Tirana per la costruzione di centri in Albania destinati al trasferimento di persone migranti, tenendo in vita un protocollo illegale e costoso a dispetto delle numerose pronunce di illegittimità emesse da corti italiane ed europee con riferimento ai trattenimenti nei centri stessi”.

Si è poi passati alla delegittimazione della giustizia internazionale, con l’incredibile accompagnamento in Libia del ricercato Almasri. “Un clamoroso atto di disprezzo verso gli obblighi di cooperazione del nostro paese con la Corte penale internazionale, che aveva emesso un mandato di cattura nei confronti del potente miliziano libico”, ha sottolineato Baldaccini.

Questo report segue quello pubblicato nell’autunno del 2023, con il briefing “Un anno di governo Meloni: sui diritti umani torniamo a chiedere passi avanti”, nato per restituire una fotografia dello stato di salute dei diritti umani relativi al manifesto che Amnesty aveva presentato un anno prima, in piena campagna elettorale.

Un Manifesto in dieci punti per chiedere ai futuri membri del parlamento e del governo italiano di impegnarsi a sostenere e promuovere i diritti umani sia in ambito nazionale che internazionale.

Diritti LGBTQIA+, un governo all’attacco

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Giorgia Meloni ed Eugenia Roccella

Tra i 10 punti ce n’era uno specifico che chiedeva di “istituire maggiori tutele e strumenti efficaci per contrastare gli atti discriminatori nei confronti della comunità LGBTQIA+”. Ma a due anni di distanza, si legge nel report, nessun passo in avanti è stato fatto.

“Alla mancanza di una legge in grado di estendere gli strumenti normativi volti a contrastare la discriminazione e la violenza anche agli atti discriminatori basati su motivi fondati sul sesso, il genere, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità, si sono aggiunti continui attacchi da parte della maggioranza parlamentare ai diritti e alle tutele della comunità Lgbtqia+, in particolare riguardo ai diritti delle famiglie omogenitoriali e ai percorsi di affermazione di genere intrapresi da minori”.

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Ora Amnesty International Italia chiede alle istituzioni italiane di facilitare la trascrizione automatica degli atti di nascita dei bambini nati all’estero da famiglie etero, mono e omogenitoriali e di estendere l’istituto della stepchild adoption (adozione del figlio del coniuge) alle coppie omogenitoriali – come strumento aggiuntivo volto a tutelare casi particolari – poiché rappresentano gli unici strumenti in grado di garantire pari diritti ai figli di coppie omogenitoriali.

Si sottolinea inoltre la necessità di linee guida sui percorsi di affermazione di genere per i minori, con gli attacchi del governo nati nel 2023 quando Gasparri presentò diverse interrogazioni parlamentari volte a chiedere un’indagine sulle modalità di prescrizione, presso l’ospedale Careggi di Firenze, della triptorelina. Successivamente, nel gennaio 2024 il ministero della Salute ha avviato un’indagine presso l’ospedale in questione e nell’aprile 2024 ha reso noto l’esito dell’ispezione, evidenziando alcune criticità riguardo al percorso di presa in carico e gestione dei pazienti e all’utilizzo della terapia farmacologica con triptorelina, che in alcuni casi sarebbe avvenuta senza il coinvolgimento del reparto di neuropsichiatria infantile. Parallelamente, nel 2024 sono state presentate diverse risoluzioni presso la commissione affari sociali della Camera dei deputati, per chiedere al governo di definire in tempi rapidi linee guida sui percorsi di affermazione di genere, attraverso l’apporto di una équipe multiprofessionale e multidisciplinare e a condurre un monitoraggio dei centri accreditati allo scopo. Nell’ambito della discussione di queste risoluzioni, la commissione competente ha avviato anche un ciclo di audizioni, ma il dibattito ha poi subito una battuta d’arresto nel settembre 2024, alla luce dell’istituzione di un tavolo tecnico di approfondimento da parte dell’esecutivo. Infine, l’11 agosto 2025 è stato presentato un disegno di legge di iniziativa del ministro della Salute e della ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità , attualmente in discussione presso la commissione affari sociali della Camera dei deputati, che prevederebbe la somministrazione dei farmaci bloccanti solo dopo una diagnosi da parte di una équipe multidisciplinare e dopo l’esame degli esiti documentati di percorsi psicologici precedentemente svolti. Inoltre, verrebbero istituiti un registro per la prescrizione e la dispensazione dei farmaci, un tavolo tecnico presso il ministero della Salute e l’obbligo per il ministero di trasmettere una relazione alle Camere riguardo lo stato di attuazione della legge, ogni tre anni.

Amnesty International auspica “che il dibattito sul disegno di legge di iniziativa governativa possa essere ampio e costruttivo e che vengano coinvolte le persone interessate e le associazioni rappresentative del settore, finora rimaste inascoltate”.

C’è poi stato l’attacco continuo alle cosiddette “Teorie Gender“, con Sasso e Valditara in prima fila. Anche in questo caso Amnesty International si auspica che “nel proseguimento dell’iter legislativo venga rivisto l’impianto restrittivo del disegno di legge che, se approvato nella sua forma attuale, rischia di limitare le azioni educative, di informazione, sensibilizzazione e formazione, fin dalle età più giovani”.

A seguire gli altri 9 punti del manifesto:

  1. Promuovere i diritti economici e sociali, inclusi il diritto alla salute, al lavoro, alla sicurezza sociale e a un alloggio adeguato.
  2. Tutelare i diritti sessuali e riproduttivi delle donne, sostenendo la diffusione della cultura del consenso e l’adeguatamento del codice penale italiano al diritto internazionale e garantendo servizi sanitari appropriati e accessibili.
  3. Garantire un equo accesso alla cittadinanza.
  4. Contrastare forme di discriminazione correlate all’impiego di nuove tecnologie.
  5. Rispettare il diritto alla libertà di espressione e riunione pacifica, porre fine alla criminalizzazione di chi manifesta, all’uso illegale della forza e delle armi meno letali da parte delle forze di polizia.
  6. Tutelare le persone che necessitano di protezione, porre fine alla criminalizzazione delle ong SAR e abolire la cooperazione con Paesi non sicuri in materia di migrazione.
  7. Adottare misure concrete per contenere e affrontare l’impatto del cambiamento climatico sulle persone e sull’ambiente.
  8. Assicurare giustizia e rispetto dei diritti umani nell’ambito delle crisi internazionali.
  9. Collaborare con i meccanismi internazionali per assicurare la tutela e la promozione dei diritti umani.

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