Cloe Bianco uccisa e sconfitta due volte: la giustizia nega i ricorsi per discriminazione che la docente aveva presentato prima di morire

Tre anni dopo il gesto estremo, la giustizia chiude la sua ultima battaglia senza entrare nel merito delle discriminazioni denunciate.

Ascolta:
0:00
-
0:00
cloe bianco elena donazzan regione veneto luca zaia
Cloe Bianco
3 min. di lettura

A tre anni dalla morte di Cloe Bianco, si chiude con una sconfitta giudiziaria l’ultima battaglia legale avviata dall’ex docente contro il ministero dell’Istruzione e l’Ufficio scolastico regionale del Veneto. Il Consiglio di Stato ha infatti dichiarato inammissibili i ricorsi straordinari presentati nel 2018, nei quali Bianco denunciava comportamenti discriminatori e transfobici subiti in un istituto superiore di Mestre.

Tre anni dopo il gesto estremo di Cloe Bianco, la giustizia chiude la sua ultima battaglia senza entrare nel merito delle discriminazioni denunciate. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili per ragioni procedurali, non per l’assenza dei fatti. Una decisione che lascia irrisolta la questione centrale: il riconoscimento di una discriminazione subita da una donna transgender mentre era in vita. Una giustizia che arriva tardi, e sceglie di non guardare.

Cloe Bianco uccisa e sconfitta due volte: la giustizia nega i ricorsi per discriminazione che la docente aveva presentato prima di morire - Cloe Bianco 4 - Gay.it
Cloe Bianco

Una storia di solitudine estrema, conclusa nel modo più tragico e umiliata anche post mortem. L’11 giugno 2022, in un bosco tra Auronzo e Misurina, un camper completamente carbonizzato aveva restituito il corpo senza vita di Cloe Bianco, 58 anni. La procura qualche settimana dopo archiviò l’ipotesi di istigazione al suicidio.

La vicenda giudiziaria è proseguita nonostante il decesso della docente. Poco prima di togliersi la vita, Cloe Bianco aveva lasciato scritto nel suo testamento olografo, pubblicato sul blog personale, che la sua identità di genere femminile dovesse essere rispettata “in ogni momento, contesto e modo, sia in vita che dopo la morte”. Una richiesta che, almeno sul piano formale, i giudici hanno accolto, riferendosi a lei con il genere femminile nei pareri finali.

Questo fu il messaggio di Cloe:

“Il possibile d’una donna brutta è talmente stringente da far mancare il fiato, da togliere quasi tutta la vitalità. Si tratta d’esistere sempre sommessamente, nella penombra. In punta di piedi, sempre ai bordi della periferia sociale, dov’è difficile guardare in faccia la realtà. Io sono brutta, decisamente brutta, sono una donna transgenere. Sono un’offesa al mio genere, un’offesa al genere femminile. Non faccio neppure pietà, neppure questo”.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Il caso di Cloe Bianco era diventato pubblico nel 2015, quando la docente di fisica, allora supplente in una scuola di San Donà di Piave, entrò in aula in abiti femminili, rivendicando il diritto al coming out. La scelta portò a una sospensione di tre giorni e allo spostamento a mansioni di segreteria. Nel 2016 il Tribunale di Venezia confermò la sanzione disciplinare, sostenendo che tempi e modalità del percorso di affermazione di genere avevano inciso sul regolare funzionamento dell’istituto scolastico.


Negli anni successivi, Bianco aveva continuato a segnalare episodi che riteneva denigratori e discriminatori da parte di colleghi e personale amministrativo dell’istituto di Mestre dove era stata assegnata. Da qui i ricorsi straordinari al presidente della Repubblica, presentati nel 2018, contro le note con cui l’Ufficio scolastico regionale aveva escluso l’esistenza di rilievi disciplinari, ritenendo che i fatti denunciati non giustificassero sanzioni.

cloe bianco giorgia meloni elena donazzan magistratura democratica
Cloe Bianco – Giorgia Meloni con Elena Donazzan

Nei pareri depositati dopo sette anni, il Consiglio di Stato ha stabilito che le note contestate non costituiscono veri e propri atti amministrativi impugnabili, ma semplici comunicazioni ricognitive. Per questo i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. Una conclusione che, nel merito, segna l’ultima sconfitta giudiziaria per Cloe Bianco, mentre resta agli atti il riconoscimento formale della sua identità di genere, rivendicata fino all’ultimo. Identità di genere che Elena Donazzan, oggi eurodeputata di Fratelli d’Italia, all’epoca assessora veneta alle pari opportunità, aveva continuato a negare anche pochi giorni dopo il suicidio di Bianco.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.