A quasi ottant’anni, Leo Gullotta non guarda indietro con nostalgia, ma con una rara lucidità. La sua storia artistica e personale attraversa oltre sei decenni di teatro, cinema e televisione italiana, ma è anche una storia di visibilità, libertà e prezzo da pagare. In una lunga intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, l’attore siciliano ripercorre la propria vita, tornando sul momento in cui – senza proclami – disse semplicemente la verità su sé stesso. Una risposta che avrebbe avuto conseguenze concrete, ma che non rinnega: “La libertà ha un prezzo”.

Leo Gullotta compie 80 anni
Leo Gullotta compie 80 anni

Leo Gullotta compie 80 anni: una carriera lunga 65 anni

Il 9 gennaio Leo Gullotta spegne 80 candeline. Un compleanno che coincide con un bilancio umano e professionale impressionante: 65 anni di carriera, iniziata quasi per caso a teatro, e una filmografia che attraversa generi, epoche e linguaggi. Dai grandi autori della prosa – Pirandello, Shakespeare, Molière – al cinema popolare, dai film “leggeri” spesso guardati con sufficienza dalla critica, fino alla televisione di massa.

“Ottant’anni bellissimi: non mi rimprovero nulla, mi ritengo fortunato per tutto. Una carriera lunga 65 anni, cominciata per caso, con il teatro. Ottant’anni come la nostra meravigliosa Costituzione”, racconta Gullotta, sottolineando il valore etico del lavoro come fondamento della propria identità.

“Non ho fatto coming out”: la risposta che cambiò tutto

Uno dei passaggi più forti dell’intervista riguarda il tema della visibilità. Gullotta rifiuta la narrazione classica del coming out come gesto programmato o dichiarazione pubblica. Era il 1995, ma l’attore fa chiarezza: “No, non ho fatto coming out. Alla fine del film Uomini uomini uomini, che parlava di quattro omosessuali borghesi, un giornalista chiese: ‘Ma lei è omosessuale?’. ‘Sì, perché, mi dica?’ risposi io. Questo è tutto”.

Una risposta priva di enfasi, che però segnò uno spartiacque. L’attore racconta di aver perso, in seguito a quelle parole, l’opportunità di recitare in una fiction su Padre Puglisi, perché un dirigente non gradiva la sua omosessualità. “Vero, ma la libertà ha un prezzo”, commenta con orgoglio, a ribadire cosa abbia significato, per molti artisti, essere sinceri in un contesto culturale ancora ostile.

Discriminazioni, diritti civili e responsabilità pubblica

A distanza di trent’anni, Gullotta riconosce i passi avanti compiuti sul fronte dei diritti civili, ma non nasconde le criticità ancora presenti: “Sui diritti civili si è fatto molto, ma molto c’è da fare”.

Nel corso degli anni, l’attore è diventato anche un punto di riferimento per molte persone giovani, che gli scrivono o gli chiedono consiglio. Memorabile, ricorda, una lunga conversazione avvenuta a Domenica In sul tema dell’omosessualità: “Cercavo di far capire che se dopo aver gradito il gusto di cioccolato, un giorno non ti piace più e ti piace il limone, va bene. Bisogna aiutare a parlare e a rispettare se stessi e la propria libertà”.

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Fabio Grossi, l’amore di una vita e l’unione civile nel 2019

Leo Gullotta e il marito Fabio Grossi
Leo Gullotta e il marito Fabio Grossi

Da oltre quarant’anni Leo Gullotta è legato al regista Fabio Grossi, diventato suo marito nel 2019. Un’unione arrivata dopo una vita condivisa, senza clamore, ma con una solidità che attraversa il tempo.

Anche il futuro artistico passa da qui: “Il prossimo ottobre mi regalerò una messinscena di un Pirandello, Tutto per bene, per la regia di Fabio Grossi, mio marito. Un Pirandello particolare che arriva al punto giusto della mia vita”.

Dal Bagaglino ai film “rivalutati”: il lavoro prima di tutto

Per il grande pubblico, Leo Gullotta resta indissolubilmente legato al Bagaglino, vent’anni di successi, ascolti record e una vera “macchina da guerra” televisiva. “Si provava dieci ore al giorno. Era una famiglia”, racconta, ricordando anche il rapporto con Oreste Lionello e Pingitore.

Non rinnega neppure gli inizi nel cinema sexy-pop, spesso disprezzati all’epoca e oggi rivalutati: “Non rinnego nulla. È lavoro. Tanta gente ha le bollette da pagare”. Un realismo che smonta la retorica dell’artista “puro” e restituisce dignità a ogni forma di mestiere attoriale.

Tra i personaggi più iconici interpretati da Gullotta c’è anche la parodia di Maria De Filippi. Lontano dalla caricatura crudele, il suo racconto è improntato alla tenerezza: “Maria era estremamente timida. La sua chiusura era scambiata per brutto carattere. Invece era dolcissima. Mai invadente, mai disturbante”.

Un rispetto che fu ricambiato: De Filippi lo invitò come primo ospite a C’è posta per te, affidandogli un ruolo centrale nella narrazione.

Gli 80 anni, la Sicilia e il tempo che resta

Alla domanda su come festeggerà, Gullotta risponde con la sobrietà che lo contraddistingue: “Un pranzetto leggero con qualche amico, con Fabio, una torta di ricotta e tanti sorrisi. Gli anni che mi restano sono pochi. Mi auguro la salute, innanzitutto”.

E poi c’è la Sicilia, amata senza riserve: “Da 1 a 10 quanto amo la mia terra? Dodici. Chi nasce in un’isola è particolare. E ti devi sempre battere per temi duri a morire, come mafia e lavoro nero”.

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