Il 12 marzo 2026, durante un evento alla Casa Bianca per il Mese della storia delle donne, la bobbista statunitense Kaillie Humphries, sei medaglie olimpiche, due bronzi a Milano-Cortina 2026, ha consegnato a Donald Trump il suo Order of Ikkos, il riconoscimento che gli atleti medagliati del Team USA possono assegnare a chi ha contribuito al loro percorso verso il podio. Humphries, in lacrime, ha dichiarato di voler riconoscere “il supporto e l’impatto” di Trump “sullo sport femminile nel movimento olimpico, nello specifico per essersi battuto a favore delle donne biologiche nello sport“.
L’occasione è stata organizzata dalla Casa Bianca per architettare una messinscena transfobica senza precedenti. Deridendo le atlete trans, Trump ha inscenato un siparietto grottesco. Era presente anche la first lady Melania Trump.
Alcuni media italiani hanno rilanciato parlando di un ordine esecutivo con cui Trump avrebbe vietato alle atlete trans di partecipare alle Olimpiadi (le prossime a Los Angeles nel 2028). Non è esattamente così.
Il 12 marzo 2026 non c’è stato nessun nuovo ordine esecutivo. Quello che ha firmato Trump sulla partecipazione di atlet* trans* in competizioni sportive è uno solo, ed è del 5 febbraio 2025, intitolato “Keeping Men Out of Women’s Sports” (Executive Order 14201), che modifica il Title IX, legge del 1972 che vieta la discriminazione di genere nelle istituzioni educative che ricevono fondi federali. L’ordine esecutivo del febbraio 2025 reinterpreta il Title IX sostenendo che ammettere atlete trans nelle squadre femminili costituisce discriminazione di genere verso le atlete cisgender, un ribaltamento della logica originaria della legge, che era stata concepita per proteggere le donne.
L’unica novità normativa annunciata il 12 marzo 2026 è che Trump vuole inserire il divieto per le atlete trans anche nel SAVE America Act, la legge omnibus attualmente in discussione al Congresso. Ma non è ancora legge.
Il quadro che potrebbe portare con tutta probabilità all’esclusione di atlet* trans a Los Angeles 2028 si è costruito per altri canali: il Comitato Olimpico statunitense ha già vietato alle donne trans di gareggiare in Team USA, il CIO guidato da Kirsty Coventry si appresta ad annunciare un divieto totale a livello globale.
C’è però una variabile ancora aperta: la Corte Suprema. Il 13 gennaio 2026 si sono tenute le udienze orali nei casi West Virginia v. B.P.J. e Little v. Hecox, che riguardano leggi statali, non l’ordine esecutivo federale, che vietano alle ragazze trans di gareggiare negli sport scolastici. Sono piani giuridici distinti. Ma se la Corte dichiarasse quei divieti statali incostituzionali, creerebbe un precedente capace di indebolire anche l’ordine esecutivo 14201 con cui Trump ha tolto fondi a scuole e università che ammettano atlete trans. Di fatto lo svuoterebbe. La sentenza è attesa per l’estate 2026. Il problema è che la Corte ha una maggioranza conservatrice 6-3, e lo scenario più probabile è l’opposto: confermare i divieti statali, blindando per via giudiziaria quello che Trump ha già fatto per via esecutiva.
Dunque l’evento del 12 marzo alla Casa Bianca, con Melania e la bobbista Kaillie Humphries in lacrime, non era una firma: era una scena. La politica era già scritta.
Rivediamo le tappe di una persecuzione senza precedenti nella storia delle democrazie liberali.
L’ordine esecutivo del 5 febbraio 2025
Nella notte italiana del 5 febbraio 2025, circondato da giovani atlete, Trump ha firmato l’ordine esecutivo che vieta ufficialmente alle ragazze e donne transgender di prendere parte alle competizioni sportive in scuole e università. La data è stata scelta con cura: il 5 febbraio si celebra la Giornata nazionale delle ragazze e delle donne nello sport.
L’ordine, denominato “Keeping Men Out of Women’s Sports” autorizza il Dipartimento dell’Istruzione a penalizzare le scuole che consentono la partecipazione di atlete trans, citando la violazione del Title IX, la norma federale che vieta la discriminazione di genere nelle scuole. Trump ha inoltre annunciato che la sua amministrazione avrebbe negato i visti alle atlete transgender straniere dirette alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, definendo il CIO “assolutamente ridicolo” e incaricando il Segretario di Stato Marco Rubio di fare pressione affinché l’organismo internazionale cambiasse le proprie regole.
Le dichiarazioni di Trump erano farcite di falsità documentate: aveva affermato che le atlete trans avrebbero ottenuto “più di 3.500 vittorie” e “invaso più di 11.000 competizioni“. Tutto falso. Aveva anche sostenuto che “un pugile aveva rubato la medaglia d’oro femminile” a Parigi, riferendosi ad Imane Khelif, che in realtà è una donna cisgender dotata di considerevole forza atletica.
La capitolazione a catena
In risposta all’ordine, la NCAA ha emesso una nuova politica che limita la competizione negli sport femminili alle sole atlete assegnate femmina alla nascita. Meno di dieci atlete trans gareggiavano in tutto il sistema NCAA, su 530.000 atleti totali. Il Dipartimento di Giustizia, guidato da Pam Bondi, ha inviato lettere a California, Maine e Minnesota, avvertendo che rischiano azioni legali se non vietano la partecipazione delle atlete trans agli sport femminili. Il 16 aprile 2025 l’amministrazione ha depositato una causa civile contro il Maine.
Il Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti ha silenziato la propria politica di inclusione con un «breve paragrafo dalla formulazione vaga», impegnandosi a collaborare con il CIO “per garantire un ambiente competitivo equo e sicuro, in linea con l’Ordine Esecutivo 14201“. Il National Women’s Law Center ha denunciato la mossa: “Senza alcun processo o chiarezza, il Comitato Olimpico ha permesso a Trump di riscrivere le sue regole nel crudele tentativo di negare alle donne transgender l’opportunità di partecipare“.
Agosto 2025: Trump e i giornalisti che non applaudono
Nel corso di una conferenza stampa dedicata alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, Trump ha rimproverato i giornalisti presenti per non aver applaudito quando ha rivendicato il suo ordine esecutivo contro le atlete trans nelle scuole e nelle università. Ha lodato pubblicamente il presidente del Comitato Olimpico USA Gene Sykes per “aver vietato agli uomini di competere negli sport femminili“. Ha aggiunto che gli Stati Uniti “non permetteranno agli uomini di rubare trofei alle donne alle Olimpiadi del 2028“, prima di firmare un secondo ordine esecutivo che istituiva una task force della Casa Bianca per i preparativi olimpici: Trump stesso come presidente e JD Vance come vicepresidente (fonte CNN).
Verso Los Angeles 2028: il CIO si allinea
La nuova presidente del CIO Kirsty Coventry ha annunciato l’intenzione di introdurre un divieto totale per le atlete trans nelle categorie femminili di tutti gli sport, con un annuncio atteso nella prima metà del 2026. Sarebbe la prima policy uniforme adottata congiuntamente dal CIO e dalle federazioni internazionali. In questa cornice si inserisce anche l’udienza del 13 gennaio 2026 davanti alla Corte Suprema statunitense sui casi West Virginia v. B.P.J. e Little v. Hecox, che potrebbero ridefinire il diritto allo sport per le ragazze trans in tutta l’America.
LA CRONOLOGIA SU GAY.IT
Di seguito i principali articoli pubblicati da Gay.it su questo tema dal 5 gennaio 2025:
Gennaio 2025: Trump cancella il terzo genere, sarà possibile licenziare persone perché LGBTIAQ+: il giorno dell’insediamento, Gay.it documenta già la conferma dell’intenzione di vietare alle donne trans lo sport femminile.
6 febbraio 2025: Donald Trump vieta alle donne trans di praticare sport a scuola e all’università. Firmato l’ordine esecutivo: la cronaca della firma dell’OE 14201, il Title IX, i visti olimpici.
Febbraio 2025: Trump vieta l’ingresso negli USA alle atlete trans. Pressione sul CIO per Los Angeles 2028: l’estensione del divieto ai visti per le atlete straniere e la schedatura consolare.
Luglio 2025: Il Comitato Olimpico statunitense cede a Trump e vieta alle donne trans di competere negli sport femminili: la resa dello USOPC con il paragrafo-vaga dell’Athlete Safety Policy.
Luglio 2025: Lia Thomas sfida Donald Trump: la nuotatrice si rifiuta di sparire nonostante la Penn abbia cancellato i suoi record.
Luglio 2025: Stati Uniti, nel 2025 sono state presentate quasi 1000 leggi anti-trans: il conteggio del Trans Legislation Tracker con 953 proposte, 119 delle quali sullo sport.
Agosto 2025: Trump festeggia il suo divieto alle atlete trans alle Olimpiadi e rimprovera i giornalisti: “Non applaudite?”: la conferenza stampa surreale sulla task force olimpica.
Giugno 2025: Trump provoca i calciatori della Juventus sui diritti trans: il presidente usa la visita dei bianconeri alla Casa Bianca per dispensare odio anti-trans.
Novembre 2025: Il CIO ad un passo dall’annunciare il divieto totale per le atlete trans alle Olimpiadi: il gruppo di lavoro del CIO e la svolta Coventry.
Dicembre 2025: USA, divieto di sport alle ragazze trans: cosa deciderà la Corte Suprema dal 13 gennaio 2026: l’analisi dei casi West Virginia v. B.P.J. e Little v. Hecox.
