Quasi due anni fa, era la notte del 10 agosto 2024, Michel Savino, uomo gay e attivista di lunga data, usciva di casa per acquistare del cibo da asporto a San Giovanni Rotondo.
Mai avrebbe potuto immaginare che da lì a poco sarebbe stato brutalmente aggredito da due ragazzi, uno minorenne e l’altro poco più che maggiorenne. Uno dei due lo schernisce dicendogli “sono anche io gay”, accarezzandogli il viso, per poi strappargli il sacchetto con il cibo e scappare. Michel prova ad inseguirli, minaccia di chiamare i carabinieri e la situazione degenera. Lo spingono a terra, facendogli sbattere violentemente la testa, e lo prendono calci sul volto riempiendolo di insulti. Nessuno interviene in sua difesa. Michel sviene. La prognosi è di gravi lesioni e un principio di trauma cranico.
Giustizia per Michel Savino
Al suo fianco, da allora, c’è sempre stato Koll.Era APS, collettivo politico e apartitico, antifascista e transfemminista. Il 16 agosto 2024, a pochi giorni dall’accaduto, Koll.Era APS organizza un presidio di solidarietà a Michel e contro ogni violenza omolesbobitransfobica. L’incontro si svolge in piazza dei Martiri, a pochi metri dal luogo dell’aggressione per ridefinire il significato sociale di quello spazio, per riappropriarsene e restituirlo ad un senso più collettivo di comunità.
“Il presidio di quel giorno si è rivelato un momento di assoluta partecipazione per San Giovanni Rotondo. Abbiamo preso parola, condiviso vissuti, costruito insieme una lettura diversa di quanto successo, sottraendo l’accaduto alla logica del fatto isolato, della “città vetrina e perbenista”, e riportandolo dentro una dimensione pubblica e politica“, ricordano ora gli attivisti dell’associazione, che denuncia il distacco della politica locale. “Se volessimo fare un appunto sulla precedente amministrazione comunale, della quale erano presenti alcuni dei suoi esponenti, sulla scia dell’ampia attenzione mediatica suscitata dall’accaduto, possiamo oggi affermare che già allora avevamo intuito che a quella presenza istituzionale (in occasione del presidio) non sarebbe seguito alcun intervento concreto. E così è stato“.
In questi due anni Koll.Era APS non ha abbandonato Michel al suo destino, rimanendogli accanto nella vita quotidiana e nel percorso legale che è seguito all’aggressione. “Ci siamo assunte la responsabilità di sostenere anche economicamente (oltre che psicologicamente e nella logistica) il procedimento contro l’aggressore maggiorenne, per non lasciare che Michel affrontasse tutto questo da solo e per affermare che queste violenze non sono fatti privati, ma riguardano tutti e tutte“.
Un percorso sostenuto insieme al Cassero LGBTQIA+ di Bologna, al suo settore giuridico e all’avvocata Fiorella Shane Arveda, del foro di Bologna.
Lo scorso 17 aprile c’è stata la sentenza che ha reso giustizia a Michel, con la condanna dell’aggressore maggiorenne a 3 anni e 10 mesi di reclusione, oltre provvisionale immediatamente esecutiva di 5000 euro e spese legali. È stata riconosciuta l’aggravante “speciale” prevista dall’art. 604 ter del codice penale (relativa a discriminazioni per motivi come razza, etnia e religione), applicata alla matrice omofoba dell’aggressione. Una sentenza tutt’altro che scontata, considerando l’assenza di una aggravante specifica per l’omolesbobitransfobia, che ad oggi ancora non esiste perché il ddl Zan è stato affossato al Senato nel 2021.
Era già successo nel 2025 a Lecce, nel caso di un 22enne aggredito, e a Cuneo, con l’aggravante discriminatoria confermata anche in appello.
Oltre a questa aggravante è stata riconosciuta quella della minorata difesa (aver approfittato delle circostanze di luogo e tempo, ovvero la notte e il luogo isolato), e quella di avere coinvolto una persona minorenne. La somma di tutte queste aggravanti avrebbe portato a una pena persino di 10 anni, ridotta però per un attenuante comune e per aver scelto il rito abbreviato.
“Resta chiaro per noi che il piano giudiziario è uno degli strumenti possibili, ma non esaurisce questa vicenda“, hanno aggiunto gli attivisti e le attiviste di Koll.Era APS. “Il diritto arriva quando la violenza si è già consumata e, in assenza di una aggravante specifica, il suo riconoscimento resta parziale e legato ai singoli casi. Per questo continuiamo il nostro lavoro sul territorio: perché le sentenze non costruiscono la nostra collettività. La risposta sta nelle relazioni, nelle reti di mutuo soccorso e nella creazione di spazi sicuri, ma oggi, lasciatecelo dire, siamo anche un po’ orgogliose del risultato raggiunto e del percorso fatto insieme. Restiamo, costruiamo, continuiamo. Il nostro affetto ed abbraccio più sincero va sempre a Michel, per averci aperto la soglia della sua sfera privata e ad averci concesso di collaborare con lui”.

