Chiara Tagliaferri e Nicola Lagioia: “In Italia saremmo criminali: nostra figlia è nata con la GPA”

La scrittrice rompe il silenzio e annuncia in un memoir in uscita il 12 maggio: sette anni di percorso, tre eterologhe fallite, e infine l'Arkansas, dove una donna di nome Daisy ha portato in grembo la piccola Lula.

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Chiara Tagliaferri e Nicola Lagioia: la scrittrice ha parlato della genitorialità della coppia tramite GPA nel suo memoir "Arkansa" in uscita tra pochi giorni per Mondadori.
Chiara Tagliaferri e Nicola Lagioia: la scrittrice ha parlato della genitorialità della coppia tramite GPA nel suo memoir "Arkansa" in uscita tra pochi giorni per Mondadori.
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“C’è voluta un’alleanza di tre donne per dare la vita a mia figlia. Lula è nata grazie agli ovuli di una donatrice, al grembo di una gestante e al mio amore”

Con queste parole Chiara Tagliaferri ha rotto un silenzio aprendo un varco politico. La scrittrice piacentina, nota al grande pubblico per il podcast e la serie di libri Morgana, realizzati insieme a Michela Murgia, e per il romanzo “Strega comanda colore” (Mondadori, 2022), racconta per la prima volta pubblicamente il percorso che nel febbraio del 2024 ha portato alla nascita di sua figlia Lula. Lo fa in un’intervista a Vanity Fair e in un memoir, “Arkansas“, in uscita il 12 maggio per Mondadori.

 

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Al suo fianco, in questa storia, c’è suo marito Nicola Lagioia, scrittore barese, Premio Strega 2015 con La ferocia (Einaudi), autore di “La città dei vivi” sull’omicidio Varani, già direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino dal 2017 al 2023, con cui condivide non solo la vita ma anche, adesso, la scelta di rendere pubblica una vicenda che molte coppie italiane tengono nascosta per paura.

E la paura, in questo caso, ha una base concreta. La gestazione per altri è vietata in Italia dalla legge 40 del 2004. Nel 2024, con la cosiddetta legge Varchi, il governo Meloni l’ha resa reato universale: chiunque ricorra alla GPA anche in paesi dove è perfettamente legale, come gli Stati Uniti o il Canada, rischia sanzioni penali e il carcere.

Lula è nata otto mesi prima che quella legge entrasse in vigore. “Lula era sana ed era nata prima della legge che, di lì a otto mesi, ci avrebbe forse trasformato in criminali“, dice Tagliaferri. “Ma criminalizzare la GPA non aiuta a normarla, come è accaduto per l’aborto quando era illegale.

Il percorso che ha portato all’Arkansas è stato lungo e tutt’altro che scontato: sette anni, una diagnosi di menopausa precoce, tre fecondazioni eterologhe fallite, la valutazione dell’adozione. Poi, nel 2018, la decisione di esplorare la gestazione per altri negli Stati Uniti, dove la pratica è regolata da leggi chiare a tutela di tutte le parti coinvolte: gestante, donatrice e genitori intenzionali.

Via Skype è arrivata Daisy, la donna che avrebbe portato avanti la gravidanza: “È apparsa sullo schermo nella sua cucina allegra e incasinata, con la figlia che le saltellava attorno e delle ali da fata“.

Tagliaferri cita esplicitamente l’insegnamento di Michela Murgia, scomparsa nell’agosto del 2023, pochi mesi prima della nascita di Lula, come ragione del coraggio di parlare: “Mi ha insegnato che dobbiamo difendere quello in cui crediamo, e che le parole sono l’arma più efficace per farlo”.

Murgia stessa, a cui la GPA era una questione cara (il suo ultimo saggio postumo, Dare la vita, affronta esplicitamente il tema), aveva detto all’amica: “Se potessi, la porterei io per te questa figlia così desiderata“.

Alcuni passaggi di “Arkansas” pubblicati dall’autrice e mamma Tagliaferri:

Ho perso un’amica che aspettava questa figlia quanto noi. Ho firmato decine di contratti, ho avuto la certezza di non farcela, perché la strada di mattoni gialli che portava nel regno di Oz era lastricata di soldi che non avevo. Ma l’America era per noi una scelta imprescindibile: lì le gestanti devono avere già uno o più figli, un lavoro, una situazione finanziaria stabile, una casa. Non è la necessità a guidarle verso questa scelta.
Ho avuto paura del giudizio delle altre persone, sarei diventata “la femminista che sfrutta i corpi delle donne”, anche se molte gestanti con cui ho parlato rivendicano la libertà di decidere cosa fare con il loro corpo. Anche dare la vita.
In Arkansas ho incontrato Daisy, la donna luminosa e fiera che ha reso possibile la nascita di Lula, la nostra bambina. La prima volta che ho tenuto Lula tra le braccia – partorita da Daisy, concepita con gli ovuli di una donatrice – ho sentito che ero da sempre sua madre, e lo sarò ogni giorno che verrà, prendendomi cura di lei.
(…)
Ho scritto Arkansas perché ho imparato a non stare zitta, e perché so che il personale è sempre politico.
Conosco le zone d’ombra che un percorso come quello della gestazione per altri porta con sé, ma so altrettanto bene quanto l’avventura che unisce me, Nicola, Daisy e Lula sia un atto di fede, pieno d’amore.

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Le famiglie omosessuali negli Stati Uniti rappresentano la maggioranza delle coppie che ricorrono alla GPA. In Italia si trovano oggi in una condizione di doppia vulnerabilità: prive di riconoscimento giuridico come genitori e ora esposte a conseguenze penali per aver cercato all’estero ciò che la legge italiana nega loro in patria. Inoltre, se da un lato le coppie di donne lesbiche possono ora vedersi riconosciuta la genitorialità della mamma non biologica, dopo la sentenza della Corte Costituzionale del maggio 2025, per le coppie di papà gay resta impossibile diventare genitori senza essere incriminati dalla legge italiana.

Nel mondo sono più di 60 gli Stati in cui la GPA è possibile“, ricorda Tagliaferri. “Anche in alcuni Paesi europei è consentita in forma solidale e gratuita

Lula oggi ha due anni. I suoi genitori hanno già deciso che le racconteranno la sua storia: le fotografie, le lettere, i biglietti aerei conservati in un album. E che la porteranno in Arkansas, a conoscere Daisy.

© Riproduzione riservata.

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