Il 23 maggio 2026 Torino ospiterà il XIX Congresso dell’Associazione radicale Certi Diritti. L’appuntamento si terrà a partire dalle ore 9 presso la Fondazione Camis de Fonseca, in Via Pietro Micca 15.

Fondata nel 2008 da militanti radicali, tra cui Sergio Rovasio ed Enzo Cucco, Certi Diritti nasce nella tradizione nonviolenta del Partito Radicale. Proprio oggi si celebrano i 10 anni dalla morte di Marco Pannella.

Non è casuale la scelta di Torino: è qui che nel 1971 nacque il FUORI!, la prima organizzazione omosessuale italiana. Un’attenzione che traccia un filo diretto con le lotte di oggi. Proprio un giovanissimo Enzo Cucco fu tra i fondatori.

Il congresso di quest’anno cade in un momento di celebrazioni che tuttavia ci restituiscono i contorni dell’immobilismo italiano. Ricorrono i dieci anni dalla legge Cirinnà sulle unioni civili, oltre al decennale della morte di Marco Pannella. «A dieci anni dalle unioni civili e dalla scomparsa di Marco Pannella, rilanciamo una iniziativa politica che non accetta arretramenti», ha dichiarato l’associazione nel comunicato di presentazione.

L’attività di Certi Diritti nell’ultimo anno è stata ampia e transnazionale. L’associazione è stata presente al Budapest Pride che ha incrinato il potere di Orbán, ha sostenuto le lotte per i diritti in Iran, ha portato artisti e attivisti LGBTI+ russi alla Biennale del Dissenso di Venezia in occasione dell’apertura del padiglione Russia, e ha condotto una campagna per la liberazione dell’attivista marocchina Ibtissame Betty Lachgar, ancora detenuta. Ha inoltre espresso sostegno alla resistenza ucraina, inclusa la Brigata Unicorno, il reparto composto da combattenti LGBTI+.

Il congresso di Certi Diritti è aperto al pubblico: sabato 23 maggio dalle ore 9 presso la Fondazione Camis de Fonseca, in Via Pietro Micca 15 a Torino.

«Né con questa destra né con questa sinistra». Intervista a Enzo Cucco, vicepresidente di Certi Diritti

Diritti LGBTIQ+? "Né con questa destra, né con questa sinistra". Certi Diritti a congresso il 23 maggio a Torino - enzo cucco certi diritti lgbtiq - Gay.it

Enzo Cucco, tra i fondatori e oggi vicepresidente dell’associazione ha risposto ad alcune domande di Gay.it.

La conversazione parte da un’etichetta che l’associazione si sente appiccicata spesso addosso.

Qualcuno dice che siete “LGBTIQ+ di destra”. È così? Perché si dice così, anche in tono un po’ sprezzante, secondo voi?

È una cosa che ci segue da anni ed è la stessa che ha inseguito i radicali e ancora li insegue: noi non siamo né con questa destra né con questa sinistra. Oppure, per usare una formula di un po’ di tempo fa, siamo “libertari, liberali, liberisti“. Essere liberali (non del Partito Liberale) in questo Paese è molto difficile, perché tutti credono di esserlo, ma in realtà non lo sono.

Cosa c’è di buono, a vostro avviso, nei “Gay Conservatori Liberali” di Francesca Pascale?

Gay Conservatori Liberali (per quanto sia possibile mettere insieme le parole “conservatori” e “liberali”) è finalmente un’associazione che mira a raccogliere tutte e tutti coloro che non si riconoscono in queste associazioni e, spesso, in questi partiti. Esiste già in Italia un’associazione denominata GayLib, ma effettivamente mancava un contenitore che desse voce anche ad altre persone omosessuali. Poi, come per tutti, vale la regola di giudicare sulle cose concrete e non sulle dichiarazioni. Così come ci dispiacerebbe che fosse un’operazione elettoralistica, ovvero di avvicinamento ai partiti di destra per soli scopi elettorali. Comunque, auguri, e smettiamola di pensare che “tutte” le persone LGBTI siano appartenenti ai partiti di sinistra: non lo sono oggi e non lo sono mai state in passato.

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C’è una radicalizzazione a sinistra di una parte della comunità LGBTIAQ+: da cosa dipende? E come va affrontata?

C’è un effetto “a specchio” tra destra e sinistra: più diventa estremista l’una, più diventa estremista l’altra. Questo significa semplicemente non guardare in faccia la realtà e ragionare solo nei termini del proprio elettorato o della propria base associativa, cioè nei termini estremi che fanno da padrone. Senza rendersi conto che il peggior tradimento che si possa fare è proprio promettere cose che non si intendono o non si riescono a mantenere. Oppure approvare piccole riforme spacciandole per grandi riforme identitarie, quando non lo sono. È come se gli italiani e le italiane non vedessero l’eccezione italiana rispetto agli altri Paesi europei: riforme approvate con grave ritardo rispetto ai cambiamenti sociali. Questo è l’effetto della pressione della gerarchia cattolica, che funziona come un freno a mano tirato su questi temi.

Quali sono le priorità LGBTIQ+ italiane da sottolineare ai partiti in vista delle prossime elezioni?

Noi non partecipiamo al gioco, tanto in voga nei Pride italiani, di elencare le diecimila cose che si vogliono (o si vorrebbero) nel nostro Paese, mettendo insieme riforme legislative, “wishful thinking” e cambiamenti socio-strutturali della nostra società. Proviamo invece a fare ciò che ci è riuscito con la legge sulle unioni civili: mettere le associazioni insieme per un unico obiettivo (“l’unione laica delle forze, non l’unione delle forze laiche“, di radicale memoria). Per esempio: chiedere con forza la riforma della legge sulle adozioni? È un’idea, discutiamone.

Cosa vi preoccupa di più di una possibile nuova vittoria elettorale del blocco Meloni?

Una nuova vittoria legittimerebbe la destra di governo ad andare avanti sulle proposte antidemocratiche già partorite, magari facendo un passo in più: dal rendere più difficile l’accesso agli istituti di democrazia e partecipazione al renderli ancora più difficili da utilizzare, o addirittura abrogandoli del tutto.

E cosa vi preoccupa della possibile vittoria elettorale del Campo Largo?

Abbiamo già avuto numerose prove della “timidezza”, o anche dell’ignavia, che una parte della sinistra attualmente facente capo al Campo Largo ha avuto su certi temi. Una su tutte: vorremmo ricordare che la legge sulle unioni civili è passata in Parlamento grazie al voto di fiducia imposto dal Governo Renzi, vista l’incertezza sulla possibilità che tale norma venisse approvata. E alla scelta di stralciare tutta la parte relativa ai/alle figli/e per garantirsi il voto di una parte del M5S e dell’ala più sensibile alla gerarchia cattolica della sinistra, soprattutto del PD. Il pericolo è questo: non trovare il coraggio di fare quelle riforme necessarie.

Cosa dovrebbe spingere un cittadino LGBTIAQ+ ad aderire a Certi Diritti?

La libertà e la responsabilità, quelle autentiche, e non la difesa della propria identità, sempre più parcellizzata e in lotta con le altre. E soprattutto uno sguardo, e anche un’iniziativa, che sappiano intercettare tutti i temi della libertà sessuale per ogni persona. Noi dimentichiamo spesso che viviamo in una società in cui il pendolo dell’attenzione sui temi della libertà sessuale oscilla tra una irrefrenabile e falsa pruderie e una incontenibile bramosia di gossip. Basta. La sessualità è una cosa seria. E c’è bisogno di persone che condividano questi obiettivi, soprattutto politici.

 

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