L’attrice premio Oscar Julia Roberts ha reso un bellissimo omaggio a Renée Nicole Good, 37enne madre queer di tre figli lo scorso gennaio uccisa a Minneapolis, Minnesota, da un agente dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement). Roberts ha preso parte ad un evento, al The Town Hall di New York, pensato “per le persone di tutto il paese” che vogliono “opporsi alle tendenze autoritarie che minacciano la nostra democrazia“. Ne dà notizia LGBTQNation.
Julia ha preso la parola insieme ad altre sostenitrici come Jane Fonda, Bette Midler e Joy Reid, e a personalità del mondo dello spettacolo LGBTQ+ come Tessa Thompson, Rufus Wainwright, Wilson Cruz, Peppermint e Lily Gladstone. Il ricavato della vendita dei biglietti e delle donazioni raccolte durante l’evento è andato a beneficio del Committee for the First Amendment, collettivo di attivisti che si batte per la difesa della libertà di espressione contro la repressione governativa, la complicità dell’industria e le intimidazioni.
Julia Roberts legge una poesia per Renée Nicole Good
Julia Roberts: Renee Nicole Goode is not a symbol. She is an American woman, a queer woman who was doing the very best she could do to be good in an unjust world.
And I am honored to celebrate her life and her legacy tonight, because the life she gave is our responsibility to… pic.twitter.com/Lh25GIqFeF
— Acyn (@Acyn) June 15, 2026
“Renée Nicole Good non è un simbolo“, ha dichiarato Roberts durante l’evento. “Era una donna americana, una donna queer che faceva del suo meglio per essere una brava persona in un mondo ingiusto”. “Sono onorata di celebrare la sua vita e la sua eredità stasera, perché la vita che ha donato è una nostra responsabilità”. L’attrice ha poi letto la poesia “For Renee Nicole Good Killed by I.C.E. on January 7, 2026“, scritta da Amanda Gorman, prima U.S. National Youth Poet Laureate.
“Dicono che non ci sia più, che la sua assenza ruggisca, sanguinante come una rosa. Ruote ghiacciate sussultarono e si congelarono. Ora, un tripudio di candele, oscura furia di fiori, puro ululato di inni. Se per noi è risorta, da qualche parte, nel profondo del nostro dolore, si annida il nostro potere. L’ululato dove iniziamo, teso sul bordo del cratere storto del peggio di ciò che siamo stati. Il cambiamento è possibile, e tanto più grande, quando la fatica e l’amara rabbia dei nostri vicini sono mossi dall’amore e dagli angeli migliori della nostra natura. Ciò che chiamano morte e vuoto, noi sappiamo essere respiro e voce; Alla fine, magnificamente, sopporta la nostra enormità. Potresti credere che sia scomparsa l’alba quando la notte vuota è rimasta così a lungo. Ma i nostri angeli splendenti non saranno mai completamente scomparsi, quando sono per sempre così fieramente buoni”.
Le parole di Tessa Thompson e Lily Gladstone
Tessa Thompson: As a Black American, there is a kind of bone-tired exhaustion in fighting the battles that we have fought so many times before, and insisting time and time again, generation after generation, that people have the right to exist even if they speak out against the… pic.twitter.com/YamICejDx1
— Acyn (@Acyn) June 15, 2026
Anche Thompson, durante l’evento, ha ricordato Good: “Il Minnesota è tornato a essere un campo di battaglia dopo che l’ICE ha ucciso Alex Pretti e Renee Nicole Good, e di nuovo sono stata sopraffatta dalla disperazione e dalla rabbia. Ma la cosa più straziante e più vergognosa all’epoca di quegli omicidi è stata quanto non mi sorprendessero, in quanto afroamericana. C’è una sorta di spossatezza, una stanchezza profonda, nel combattere le stesse battaglie che abbiamo combattuto tante volte, nell’insistere ripetutamente, generazione dopo generazione, sul diritto di ogni persona di esistere, anche quando si oppone allo Stato… ma il popolo aveva il potere di proteggersi a vicenda e si è rifiutato di lasciarsi intimidire dagli omicidi di Renee Good e Alex Pretti“, ha precisato Thompson. “La collettività è diventata la speranza. È grazie a questa solidarietà comunitaria che il mio ottimismo non si è ancora esaurito. L’ho percepito allora e lo percepisco ora, qui insieme stasera. Quindi, è nostro compito, anche e soprattutto di fronte alla disperazione, mantenere viva questa speranza“.
Gladstone: You may think, “How did we get here?”
For the First Peoples of this land, unfortunately, this has been ongoing since the birth of this country as we know it today.
So perhaps the question then is not, “How did we get here?” It’s, “How are we still here?” pic.twitter.com/f2vtgQ1bR7
— Acyn (@Acyn) June 14, 2026
Gladstone, dal palco, ha aggiunto: “Per molti americani quest’era di divisione, di libertà, di parole rubate, di promesse infrante, di famiglie distrutte, di rischi per il semplice diritto di esistere come si è, può sembrare senza precedenti. Ci si potrebbe chiedere: ‘Come siamo arrivati a questo punto?’”. “Per i popoli indigeni di questa terra, purtroppo, tutto ciò è in corso fin dalla nascita di questo Paese come lo conosciamo oggi. Quindi, forse la domanda non è: ‘Come siamo arrivati a questo punto?’, ma piuttosto: ‘Come facciamo ad essere ancora qui?’ e, forse ancora più importante, ‘Come possiamo andare avanti?’”.
Il messaggio di speranza di Peppermint contro la transfobia USA
Peppermint: These attacks on the trans community serve as a distraction from the immense hoarding of wealth and resources by billionaires—a distraction from the failures of this government to protect its people instead of harming them pic.twitter.com/wUZyzchORm
— Acyn (@Acyn) June 15, 2026
Peppermint, che fece coming out come donna trans nel corso della 9a stagione di RuPaul’s Drag Race, si è invece soffermata proprio sulla delicata situazione dei diritti trans, sempre più sotto attacco nell’America di Donald Trump: “Viviamo in un’epoca in cui questa attenzione mediatica è pericolosa per molti trans americani. I bambini trans che dovrebbero vivere apertamente la propria identità sono intimiditi da un governo che si preoccupa più di censurare i loro corpi che di nutrirli. Un governo più interessato agli sport scolastici che possono praticare che al fatto che le scuole siano adeguatamente finanziate”. “Questi attacchi alla comunità trans servono a distrarre dall’immensa accumulazione di ricchezza e risorse da parte di miliardari e ora anche di trilionari, a distrarre dai fallimenti di questo governo nel proteggere i suoi cittadini invece di danneggiarli, e questi attacchi discriminatori contro la comunità trans ci distraggono anche dal tasso sproporzionato di violenza e omicidi contro le persone trans di cui troppe sono vittime”. Peppermint ha ricordao come negli ultimi tre mesi negli Stati Uniti siano state uccise 11 persone trans, aggiungendo: “E non ho sentito una sola parola al riguardo nei notiziari. Sono cresciuta in un’epoca in cui la transessualità non era riconosciuta né discussa, eppure eccomi qui, ad aver vissuto esperienze che la maggior parte delle persone, figuriamoci le persone trans, non ha la possibilità di vivere. E nonostante tutto, riconosco il mio privilegio di essere semplicemente sopravvissuta, di essere apertamente e orgogliosamente trans“.
Giustizia per Renée Good
Il 7 gennaio 2026 Renée Good, poetessa queer, veniva uccisa a sangue freddo nel cuore di Minneapolis dall’agente dell’ICE Jonathan Ross. Renee e sua moglie Becca Good stavano tornando a casa dopo aver accompagnato il figlio di 6 anni a scuola. Si erano fermate lungo Portland Avenue, nella zona sud di Minneapolis, per osservare e protestare contro l’attività dell’ICE. Renée era a bordo della sua auto, circondata dagli agenti, mentre Becca era scesa per riprendere con lo smartphone quanto stava avvenendo. Renée era in procinto di andarsene quando l’agente Ross le ha sparato 3 colpi in testa, negandole un soccorso immediato di un medico presente sulla scena che avrebbe potuto salvarle la vita. La settimana successiva l’allora Vice Procuratore Generale e ora Procuratore Generale ad interim Todd Blanche affermò che non vi fossero i presupposti per un’indagine penale per violazione dei diritti civili, proteggendo l’agente Jonathan Ross e infangando Renée Good, definita in più occasioni una “pericolosa estremista” dall’ex Segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem. Sua moglie e i suoi figli attendono ancora giustizia.
