Assediato tanto dall’esterno quanto dall’interno del suo stesso partito, Keir Starmer ha annunciato le dimissioni da primo ministro britannico. Direttamente da Downing Street, Starmer si è commosso davanti ai giornalisti.
“Lascio il lavoro più importante del mondo, ma ora mi spetta il lavoro più bello: essere marito della donna che amo e un padre amorevole con i miei figli. È stato l’onore della mia vita entrare a Downing Street, abbiamo ereditato un Paese in grave difficolta e abbiamo cercato di cambiare il cambiamento: stop all’austerità, un’economia che funziona, liste di attesa in ospedale ridotte, più diritti per lavoratori, abbiamo recuperato la reputazione del nostro Paese. Ma non è stato possibile andare avanti. Il partito non crede più in me e mi dimetto. Ho informato il re”.
Solo due anni fa Keir Starmer trionfava alle elezioni, dopo quasi 15 anni di conservatori al governo. In 10 anni di Brexit è il 6° premier inglese a saltare.
Nigel Farage, leader e fondatore del Brexit Party, ha subito chiesto elezioni anticipate, ma sarà Andy Burnham il più che probabile nuovo volto dei laburisti e automaticamente nuovo primo ministro.
Cosa lascia il governo di Keir Starmer alla comunità LGBTQIA+ inglese?
Prima di diventare Primo Ministro nel 2024, la comunità LGBTQ+ aveva puntato molto su Keir Starmer e sulle sue promesse elettorali.
Nel 2019 appoggiò una proposta per rendere obbligatoria l’educazione inclusiva LGBT nei programmi scolastici. Da avvocato è stato coinvolto nella battaglia legale per garantire il diritto delle persone LGBTQ+ a prestare servizio nelle forze armate. Nel giugno 2021 dichiarò a PinkNews: “Le persone trans sono uno dei gruppi più discriminati nella nostra società. Il Partito Laburista sa quanto lavoro ci sia ancora da fare… Ci impegniamo ad aggiornare il [Gender Recognition Act] per introdurre l’autodichiarazione per le persone trans“. Starmer si è poi impegnato a equiparare i crimini d’odio contro le persone LGBT+ e disabili ai crimini d’odio razziali. Legge entrata in vigore nell’aprile 2026. Tuttavia, nel 2024, poco prima di diventare Primo Ministro, Starmer ha suscitato non poche polemiche affermando al Times che le donne trans che non si erano sottoposte a interventi chirurgici di affermazione di genere “non hanno il diritto” di frequentare spazi riservati alle donne. “Non dovrebbero“, disse. “Ecco perché ho sempre detto che gli spazi delle donne biologiche devono essere protetti“. È seguita un’altra marcia indietro nei confronti dell’istruzione inclusiva: “Non sono favorevole all’insegnamento di ideologie sul genere nelle nostre scuole“. In seguito alla sentenza della Corte Suprema dell’aprile 2025, secondo cui la definizione legale di donna si riferisce solo a «donna biologica», Starmer ha dichiarato di non considerare le donne trans come donne: “La sentenza della Corte Suprema ha chiarito che, considerando la legge sull’uguaglianza, una donna è una donna biologica”.
Sotto il governo Starmer, da febbraio 2026, non è più possibile per i giovani trans ottenere nuove prescrizioni per i bloccanti della pubertà. Pur avendo promesso a più riprese un divieto totale per le cosiddette teorie di conversione, in due anni di governo l’ex premier non è mai riuscito a renderlo concreto.
Tante, troppe giravolte da parte di Keir Starmer, abbandonato al suo segnato destino dal proprio partito e anche da quella comunità LGBTQIA+ che aveva promesso di proteggere e sostenere.
Chi è Andy Burnham, volto nuovo del partito laburista inglese?

56enne sindaco di Manchester, Andy Burnham è nato a Liverpool da padre tecnico telefonico e madre receptionist. Dopo essersi fatto le ossa nel sindacato inglese entra in politica nel 2001 e inizia una scalata che non ha mai subito frenate, arrivando a diventare segretario al Tesoro (2007-2008), ministro della Cultura (2008-2009) e della Salute (2009-2010) e infine sindaco del Greater Manchester, vincendo nel 2017 con il 63% dei voti. Riconfermato nel 2021 (67%) e nel 2024 (67%), ha portato la città ad una crescita esponenziale sul fronte economico, attuando politiche di sinistra, molto più progressista rispetto a quelle del contestato Starmer. Vicinissimo alla comunità LGBTQIA, Burnham si è ufficialmente scusato per la persecuzione omofoba delle persone LGBTQ+ da parte della Greater Manchester Police (GMP).
In una lettera inviata a fine 2025 all’attivista Peter Tatchell, il sindaco ha riconosciuto come le persone LGBTQ+ siano state sottoposte a “discriminazioni inaccettabili” da parte della GMP, scusandosi per il “dolore e la sofferenza che ne sono derivati”. “Mi scuso con tutte le persone LGBTQ+ della Greater Manchester e di tutto il Regno Unito per le passate mancanze della GMP”.
Burnham è da lungo tempo un sostenitore dei diritti civili e dell’uguaglianza sociale, essendosi distinto in parlamento anche per essere stato uno dei primi politici di primo piano a chiedere l’introduzione del matrimonio egualitario.
Nel 2022 prese una nette posizione sui diritti delle persone trans, precisando come le donne trans dovessero poter accedere ai bagni femminili. Dopo la sentenza della Corte Suprema del Regno Unito favorevole agli spazi monosessuali basati sul sesso biologico, Burnham ha ricalibrato la sua posizione, dichiarando che è giunto il momento di attuare le linee guida della Commissione per l’uguaglianza e i diritti umani (EHRC), sottolineando la necessità di proteggere gli spazi monosessuali ed evitando al contempo l’emarginazione della comunità trans.
Negli anni ha infine preso una ferma posizione contro le terapie di conversione per le persone LGBTQ+, impegnandosi a negare i finanziamenti pubblici nella Greater Manchester a qualsiasi organizzazione che sostenga o promuova tale pratica.
Sarà quasi certamente lui a dover rianimare il partito laburista uscito a pezzi da due anni di governo Starmer, provando così a frenare la pericolosa ascesa dei populisti di destra guidati da Nigl Farage.
