Lo strano caso dell’Abruzzo Pride: quella tassa imposta al comitato organizzatore, nonostante il patrocinio del Comune di Chieti

Nell'edizione 2023 ci furono infiltrazioni di estrema destra nel corteo e difficoltà a collaborare con alcune aziende locali. Un anno dopo arriva la richiesta del comune.

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“Siamo sconcertate.” Due parole che esprimono tutto lo stupore del comitato organizzatore dell’Abruzzo Pride, in seguito alla decisione del Comune di Chieti di imporre il pagamento del suolo pubblico per l’allestimento del Pride Park 2023 nell’ambito delle celebrazioni dell’anno scorso, e cioè per l’Abruzzo Pride 2023 svoltosi a Chieti (quest’anno appuntamento a Pescara il 6 Luglio)

A un anno di distanza dall’evento (ricorderete le infiltrazioni di estrema destra nel corteo e la difficoltà a collaborare con alcune aziende locali), l’amministrazione, tramite l’ICA – l’Imposta Comunale di Affissione – è tornata a batter cassa, questa volta con la minaccia di un possibile fermo amministrativo.

È una situazione che si trascina da parecchi mesi – spiega Manuela Di Nardo, attivista e portavoce dell’Abruzzo PrideIl primo sollecito di pagamento, se non erro, ci è arrivato a settembre-ottobre. Non ricordo bene, ma abbiamo sempre risposto citando il patrocinio.

Così, semplicemente, dopo due o tre mesi ci arrivavano nuovi solleciti. Dopo l’ultima, ci è arrivata però un’intimazione di pagamento immediatamente seguita dal fermo amministrativo. È ovvio che siamo rimasti sorpresi e spiazzati“.

Sì, perché durante gli incontri preliminari all’evento, il Comune stesso aveva ripetutamente assicurato che il patrocinio concesso avrebbe esentato gli organizzatori dal pagamento di questa specifica tassa. Solo in un secondo momento sarebbe venuta alla luce l’esistenza di un “regolamento interno”, mai menzionato in precedenza, che di fatto invalida le promesse fatte un anno fa.

È la prima volta che ci capita che un Comune conceda il patrocinio senza associare l’esenzione dei diritti di occupazione del suolo pubblico o l’uso gratuito di sale e spazi comunali. Questo è già un segnale molto indicativo.

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Alcuni consiglieri ci hanno rimborsato privatamente, il che è certamente un gesto gentile, ma lo percepiamo comunque come una sorta di marchetta. Infatti, il Comune non ha riconosciuto ufficialmente alcuna responsabilità. Anche se ora, con l’uscita pubblica di questa situazione, c’è un’ammissione ufficiale, resta comunque una questione di parole senza conseguenze concrete.

Ora dobbiamo interfacciarci con un’amministrazione che, nonostante la buona fede delle persone coinvolte, ha commesso un errore, probabilmente anche a causa delle mancanze degli uffici dirigenziali di settore.

Rimane da chiedersi quale sia il significato di un patrocinio concesso a un evento come il Pride quando non associato a un impegno concreto da parte dell’amministrazione a supporto del comitato organizzatore.Anche se non sembra esserci una volontà politica di opposizione, rimane comunque l’amarezza.

Complessivamente, ci siamo trovati spiazzati e siamo rimasti molto delusi. La concessione del patrocinio della città di Chieti si limita quindi all’utilizzo del marchio della città. Nessuna manifestazione ha realmente bisogno del vessillo della città, ma piuttosto di servizi, beni e del supporto pubblico e accessibile dell’amministrazione comunale.

Riconosciamo che il Comune di Chieti ci ha effettivamente aiutato durante l’organizzazione, offrendo supporto pratico e dimostrandosi sempre molto disponibile. Tuttavia, resta il fatto che questa situazione, che può sembrare piccola, poteva probabilmente essere evitata con una parola in più o con un po’ più di attenzione. Questo non lo sapremo mai, ma è quanto è successo”.

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