Calcio, in Serie A arriva al Torino Zakaria Aboukhlal che rifiutò la fascia per i diritti LGBTIQ+: piovono insulti social

Mentre Jankto, l'unico calciatore di prima divisione apertamente gay, lascia la Serie A italiana, ecco arrivare un campione che dice no alle battaglie contro l'odio omobitransfobico.

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Zakaria Aboukhlal dal Tolosa al Torino nella serie A italiana: nel 2023 rifiutò di indossare la fascia rainbow contro l'omobitransfobia.
Zakaria Aboukhlal dal Tolosa al Torino nella serie A italiana: nel 2023 rifiutò di indossare la fascia arcobaleno contro l'omobitransfobia.
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Il campionato italiano di Serie A perde un calciatore orgogliosamente omosessuale e guadagna un calciatore apertamente contro il supporto ai diritti LGBTIQ+.

Jakub Jankto, l’unico calciatore apertamente gay in una massima divisione del calcio professionistico, ha lasciato il Cagliari dopo un anno giocato in panchina. Intanto il Torino FC ha ufficializzato martedì 29 luglio l’arrivo di Zakaria Aboukhlal, attaccante marocchino-olandese classe 2000, acquistato dal Tolosa per 8 milioni di euro, che fu al centro di due episodi che gli hanno attirato accuse di omofobia e sessismo.

Il rifiuto della maglia arcobaleno

Tutto risale a maggio 2023, quando la Ligue 1 – non nuova ad episodi di calciatori e tifosi omofobi – promosse una campagna contro l’omofobia con maglie e numeri a tema rainbow, in occasione della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia. Zakaria Aboukhlal fu uno dei tre giocatori del Tolosa che si rifiutarono di scendere in campo nella partita contro il Nantes. Non voleva indossare i simboli arcobaleno in difesa della comunità LGBTIQ+. In un comunicato, dichiarò:

Ho il massimo rispetto per ogni individuo, ma anche io ho le mie convinzioni personali, e ritengo che vadano rispettate“.

Il club, per non esasperare ulteriormente il clima, decise di escluderlo dalla gara. La scelta sollevò un’ondata di reazioni: da un lato, chi difendeva la libertà religiosa del calciatore; dall’altro, associazioni LGBTIQ+ e opinionisti che sottolineavano come simili gesti contribuiscano a rendere il calcio un ambiente ancora non sicuro né inclusivo per le persone LGBTIQ+. Le vicende

I commenti sessisti

Pochi giorni dopo, un’altra controversia: durante i festeggiamenti per la vittoria della Coppa di Francia, l’assessora allo sport e vicesindaca di Tolosa, Laurence Arribagé, avrebbe chiesto ai giocatori di moderare il volume. Secondo la ricostruzione pubblicata da RMC Sport, Aboukhlal avrebbe risposto: “A casa mia le donne non parlano così agli uomini“. Una frase che fece il giro del web e costrinse il Tolosa a sospenderlo temporaneamente. Il caso si chiuse solo mesi dopo: Aboukhlal denunciò il sito RMC Sport e nel febbraio 2024 un giudice gli diede ragione, stabilendo che i testimoni non avevano sentito direttamente la frase attribuitagli. Il calciatore venne reintegrato.

Commenti razzisti e omofobi

L’annuncio del suo arrivo a Torino ha immediatamente riacceso il dibattito in Italia, dove calcio, omosessualità e parità di genere sono ancora argomenti spesso inconciliabili per una gran parte della platea appassionata. Come già accaduto nell’episodio di PedroGay.it è stata la prima testata a denunciare il profluvio di commenti omobitransfobici sul figlio del calciatore laziale – i social diventano specchio e amplificazione dei peggiori istinti. L’account Instagram Pallonate in faccia”, che ha raccontato la vicenda di Aboukhlal in un post dettagliato, ha dovuto disattivare i commenti: “Commenti chiusi dopo aver dovuto fare piazza pulita di gente che scrive cose razziste o inneggia a omofobia e sessismo“, hanno scritto gli amministratori.

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Da una parte, chi accusa Aboukhlal di non aver colto il valore simbolico della solidarietà verso la comunità LGBTQIA+; dall’altra, chi usa il pretesto per dare sfogo a odio razziale e omolesbobitransfobico. Spesso adducendo il pretesto della libertà di opinione.

 

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Smontare il pretesto della libertà di opinione

Di fronte al rifiuto, da parte di alcuni calciatori, di indossare simboli che promuovono l’inclusione e contrastano l’odio omobitransfobico, si invoca spesso – quasi fosse uno scudo ideologico – la libertà di opinione. Ma è una retorica fuorviante, facile da decostruire. L’odio contro le persone LGBTIQ+ è una realtà concreta, documentata, quotidiana. Scegliere di non schierarsi contro di esso, rifiutando anche i gesti simbolici di solidarietà, significa di fatto legittimarlo.

La libertà di opinione è un diritto fondamentale, ma non è un lasciapassare per l’indifferenza né un alibi per sottrarsi alla responsabilità collettiva. Diventa pericolosa quando viene piegata per giustificare l’oppressione altrui. Perché una libertà che si esercita negando o ignorando quella degli altri non è più libertà: è complicità con il potere dominante che vuole reprimere la libertà di tutti.

In Francia di recente si era alzato un polverone anche per le battute omofobiche verso l’ex juventino Rabbiot. È notizia recente che la FA (la federazione calcio britannica) imporrà agli uomini trans di autodefinirsi “biologicamente donne”, mentre aumentano gli episodi di omobitransfobia in Gran Bretagna.

In Italia lo scorso giugno Arcigay ha annunciato i vincitori della quarta edizione di “Italia in campo contro l’omolesbobitransfobia Awards 2025”, riconoscimenti dedicati a chi si impegna nel contrastare odio e discriminazione nel mondo dello sport. Tra i premiati figura anche la Juventus, al suo terzo riconoscimento in quattro anni. Un premio arrivato a pochi giorni dalla contestata visita del club alla Casa Bianca, dove la squadra bianconera ha incontrato Donald Trump, con la complicità dell’opaco presidente FIFA Gianni Infantino. Il neo-tiranno americano, che nel solo 2025 ha scatenato un’ondata di ben 67 provvedimenti anti-LGBTIQ+ in tutti gli Stati americani, si era lasciato andare a battute transfobiche inquietanti (VIDEO) che avevano provocato l’imbarazzo dei calciatori juventini presenti, tra i quali si era tuttavia notata l’assenza del giovane turco-tedesco di fede musulmana Kenan Yildiz, stella con il numero 10 di Platini e Del Piero sulle spalle, considerato uno dei più forti nuovi talenti del calcio mondiale. A differenza di Aboukhlal, qualcuno sa dire di no al momento giusto.

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