“Rainbow Laces ha beneficiato di una vasta gamma di partner con un andamento naturale che riflette i cambiamenti culturali e sportivi“, ha affermato di contro un portavoce di Stonewall a quanto riporta la Bbc. “Insieme ad altri enti sportivi, la FA ha svolto un ruolo determinante nel promuovere l’inclusione LGBTQ+ a livello di base e, più recentemente, la Women’s Super League ha assunto il ruolo di guida con la crescita del calcio femminile, consentendo a Rainbow Laces di raggiungere un pubblico più diversificato”.
La questione trans
Secondo quanto riportato dal Telegraph, alla base della decisione della Premier League di interrompere la partnership con Stonewall ci sarebbe anche il crescente scontro sulla questione trans. La Lega, insieme a FA e Premiership Rugby, avrebbe preso le distanze dalla ong Stonewall in seguito alla sua difesa della cosiddetta “teoria gender”, messa in discussione dalla recente sentenza della Corte Suprema britannica che ha ristretto la definizione legale di “donna” ai sensi dell’Equality Act. La FA, recependo la sentenza, ha vietato alle donne transgender di giocare nel calcio femminile, scelta che Stonewall ha definito “prematura” e priva del necessario confronto politico e giuridico.
Lanciata nel 2013, Rainbow Laces invitava atleti, club e tifosi a indossare i lacci arcobaleno come gesto pubblico di sostegno all’inclusione nello sport. La campagna era diventata un appuntamento annuale tra novembre e dicembre, coinvolgendo Premier League, Women’s Super League, leghe minori e il movimento di base, con attività educative nelle scuole e nei programmi giovanili legati al calcio. Negli anni, Rainbow Laces ha contribuito a normalizzare la visibilità LGBTQ+ sugli spalti e in campo, sensibilizzando contro insulti, stereotipi e barriere culturali che ancora escludono molte persone dallo sport.

In Gran Bretagna, durante la stagione 2024-25 si erano creati alcuni episodi emblematici di omofobia. La stagione 2024/2025 di Premier League, seguita da oltre 15 milioni di spettatori negli stadi, ha registrato 49 episodi di omofobia su 380 partite (+1% rispetto all’anno precedente). Secondo i dati del Ministero dell’Interno britannico, Brighton (17 episodi) e Chelsea (16) sono i club più colpiti, seguiti da Manchester City (8) e Arsenal (7); tutte le 20 squadre hanno avuto almeno un caso.Il capitano dell’Ipswich, Sam Morsy, non aveva indossato il braccialetto arcobaleno, spiegando che la scelta era motivata dalle sue convinzioni religiose. Marc Guéhi del Crystal Palace aveva scritto “I love Jesus” sul proprio braccialetto Rainbow, rendendo evidente una particolare inclinazione personale in antitesi, nelle sue evidenti intenzioni, all’amore LGBTIAQ+. Il Manchester United aveva rinunciato a indossare una giacca a sostegno della comunità LGBTQ+, dopo il rifiuto di partecipazione da parte di Noussair Mazraoui perché musulmano.
Gli atti discriminatori sono oggi l’episodio antisociale più comune negli stadi, e superano il lancio di fumogeni. Sotto i riflettori la gara Chelsea-West Ham del 3 febbraio, con multa di 120.000 sterline agli ospiti per cori omofobi “rent boy”, insulto legato a un’offesa verso gli uomini omosessuali. Stessa sorte, seppur con multa ridotta a 75.000 sterline in appello, per il Tottenhamdopo i cori nel match contro il Manchester United del 29 settembre. In totale, considerando anche gli altri campionati maschili e le coppe, gli episodi omofobi sono stati segnalati in 139 partite (4,62% del totale), contro le 120 dell’anno precedente. Per Tracy Brown di Chelsea Pride, “ogni episodio richiede un’azione” e il cambiamento richiede segnalazioni, educazione e tolleranza zero.

In Italia Arcigay ha annunciato i vincitori della quarta edizione di “Italia in campo contro l’omolesbobitransfobia Awards 2025“, riconoscimento dedicato a chi si impegna a combattere odio e discriminazione nello sport, considerato un terreno privilegiato per promuovere educazione, rispetto, inclusione e amicizia. Tra i premiati spiccava la Juventus, alla sua terza vittoria in quattro anni, nonostante le polemiche scoppiate pochi giorni fa per la visita ufficiale alla Casa Bianca e l’incontro con Donald Trump, che da anni alimenta un’aggressiva omobitransfobia istituzionale nello sport (e non solo: 67 provvedimenti LGBTIAQ+ in pochi mesi negli USA).
