Calcio e transfobia, perché la Premier League lascia la più grande ong LGBTIQ+ britannica?

Addio all'iniziativa "Rainbow Laces" istituita nel 2013. Ora la Premier vuole fare da sola: l'ombra di un'adesione alle politiche transfobiche del governo.

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Martin Odegaard dell'Arsenal indossa la fascia da capitano in una partita di Premier League. La Lega britannica ha deciso di istituire una propria campagna contro l'omobitransfobia nel calcio, abbandonando la storica iniziativa "Rainbow Laces" attuata negli ultimi anni insieme all'ong Stonewall
Martin Odegaard dell'Arsenal indossa la fascia da capitano in una partita di Premier League. La Lega britannica ha deciso di istituire una propria campagna contro l'omobitransfobia nel calcio, abbandonando la storica iniziativa "Rainbow Laces" attuata negli ultimi anni insieme all'ong Stonewall
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La Premier League ha interrotto la collaborazione di otto anni con Stonewall, l’organizzazione LGBT+ responsabile della campagna Rainbow Laces, e pianifica di lanciare una propria iniziativa per l’LGBTQIA+ History Month prevista per febbraio 2026, dopo consultazioni con club, tifosi e stakeholder.
La Premier, corrispettivo della Serie A, punterebbe a ribadire una politica di tolleranza zero contro le discriminazioni, mantenendo la priorità sull’educazione attraverso progetti sociali svolti fuori dal campo, tramite le fondazioni dei club, in scuole, centri giovanili e quartieri.
La Footbal Association (versione britannica della FIGC) avrebbe interrotto la propria partnership con Stonewall nell’ambito di un più ampio allontanamento da episodi di singole campagne che hanno avuto – a loro dire – un impatto discutibile sulla lotta contro il bigottismo nel calcio.
Rainbow Laces ha beneficiato di una vasta gamma di partner con un andamento naturale che riflette i cambiamenti culturali e sportivi“, ha affermato di contro un portavoce di Stonewall a quanto riporta la Bbc. “Insieme ad altri enti sportivi, la FA ha svolto un ruolo determinante nel promuovere l’inclusione LGBTQ+ a livello di base e, più recentemente, la Women’s Super League ha assunto il ruolo di guida con la crescita del calcio femminile, consentendo a Rainbow Laces di raggiungere un pubblico più diversificato”.
Anche la Premiership Rugby (federazione rugby britannica) starebbe prendendo decisioni analoghe di autonomia dalle associazioni LGBTIAQ+.

La questione trans

Secondo quanto riportato dal Telegraph, alla base della decisione della Premier League di interrompere la partnership con Stonewall ci sarebbe anche il crescente scontro sulla questione trans. La Lega, insieme a FA e Premiership Rugby, avrebbe preso le distanze dalla ong Stonewall in seguito alla sua difesa della cosiddetta “teoria gender”, messa in discussione dalla recente sentenza della Corte Suprema britannica che ha ristretto la definizione legale di “donna” ai sensi dell’Equality Act. La FA, recependo la sentenza, ha vietato alle donne transgender di giocare nel calcio femminile, scelta che Stonewall ha definito “prematura” e priva del necessario confronto politico e giuridico.

Stonewall è una delle principali organizzazioni per i diritti LGBTQ+ nel Regno Unito, fondata nel 1989. Lavora con scuole, aziende, istituzioni e realtà sportive per promuovere ambienti inclusivi, contrastare l’omolesbobitransfobia e sostenere politiche di uguaglianza.
Lanciata nel 2013, Rainbow Laces invitava atleti, club e tifosi a indossare i lacci arcobaleno come gesto pubblico di sostegno all’inclusione nello sport. La campagna era diventata un appuntamento annuale tra novembre e dicembre, coinvolgendo Premier League, Women’s Super League, leghe minori e il movimento di base, con attività educative nelle scuole e nei programmi giovanili legati al calcio. Negli anni, Rainbow Laces ha contribuito a normalizzare la visibilità LGBTQ+ sugli spalti e in campo, sensibilizzando contro insulti, stereotipi e barriere culturali che ancora escludono molte persone dallo sport.
Sam Morsy, il capitano dell'Ipswich Town si è rifiutato di indossare la fascia rainbow
Sam Morsy, il capitano dell’Ipswich Town si è rifiutato di indossare la fascia rainbow

In Gran Bretagna, durante la stagione 2024-25 si erano creati alcuni episodi emblematici di omofobia. La stagione 2024/2025 di Premier League, seguita da oltre 15 milioni di spettatori negli stadi, ha registrato 49 episodi di omofobia su 380 partite (+1% rispetto all’anno precedente). Secondo i dati del Ministero dell’Interno britannico, Brighton (17 episodi) e Chelsea (16) sono i club più colpiti, seguiti da Manchester City (8) e Arsenal (7); tutte le 20 squadre hanno avuto almeno un caso.Il capitano dell’Ipswich, Sam Morsy, non aveva indossato il braccialetto arcobaleno, spiegando che la scelta era motivata dalle sue convinzioni religiose. Marc Guéhi del Crystal Palace aveva scritto “I love Jesus” sul proprio braccialetto Rainbow, rendendo evidente una particolare inclinazione personale in antitesi, nelle sue evidenti intenzioni, all’amore LGBTIAQ+. Il Manchester United aveva rinunciato a indossare una giacca a sostegno della comunità LGBTQ+, dopo il rifiuto di partecipazione da parte di Noussair Mazraoui perché musulmano.

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Gli atti discriminatori sono oggi l’episodio antisociale più comune negli stadi, e superano il lancio di fumogeni. Sotto i riflettori la gara Chelsea-West Ham del 3 febbraio, con multa di 120.000 sterline agli ospiti per cori omofobi “rent boy, insulto legato a un’offesa verso gli uomini omosessuali. Stessa sorte, seppur con multa ridotta a 75.000 sterline in appello, per il Tottenhamdopo i cori nel match contro il Manchester United del 29 settembre. In totale, considerando anche gli altri campionati maschili e le coppe, gli episodi omofobi sono stati segnalati in 139 partite (4,62% del totale), contro le 120 dell’anno precedente. Per Tracy Brown di Chelsea Pride, “ogni episodio richiede un’azione” e il cambiamento richiede segnalazioni, educazione e tolleranza zero.

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La campagna “A + LOVE” promossa da Unar e Lega Serie A per la lotta all’omobitransfobia.

In Italia Arcigay ha annunciato i vincitori della quarta edizione di “Italia in campo contro l’omolesbobitransfobia Awards 2025“, riconoscimento dedicato a chi si impegna a combattere odio e discriminazione nello sport, considerato un terreno privilegiato per promuovere educazione, rispetto, inclusione e amicizia. Tra i premiati spiccava la Juventus, alla sua terza vittoria in quattro anni, nonostante le polemiche scoppiate pochi giorni fa per la visita ufficiale alla Casa Bianca e l’incontro con Donald Trump, che da anni alimenta un’aggressiva omobitransfobia istituzionale nello sport (e non solo: 67 provvedimenti LGBTIAQ+ in pochi mesi negli USA).

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