Prenderà via il 7 maggio il Conclave che porterà all’elezione del nuovo Pontefice, dopo la morte di Papa Francesco. 135 cardinali saranno “chiusi a chiave” all’interno della cappella Sistina, con due votazioni al giorno. Una all’ora di pranzo e una poco prima dell’ora di cena. Ma potrebbero diventare quattro, nel caso in cui i cardinali non riuscissero a trovare un punto d’incontro. Nel 2013, per eleggere Bergoglio, la fumata bianca arrivò al termine della quinta votazione. In poco più di 24 ore il Conclave finì. Sarà così anche questa volta?
I papabili sono all’incirca una quindicina, tra moderati, conservatori, aperturisti e gli immancabili outsider. Si dibatte molto, dentro e fuori le mura del Vaticano, sulla strada da intraprendere dopo i 12 anni di pontificato di Papa Francesco, che ha creato dibattiti e divisioni all’interno della stessa Chiesa cattolica. Nelle ultime ore a parlare è stato il cardinale Gerhard Ludwig Müller, 77enne tedesco da otto anni prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede. Amico personale di Papa Benedetto XVI, Muller ha parlato, e molto, da quando Bergoglio è deceduto, con interviste a LaRepubblica, La Stampa e Il Giornale, provando a tracciare i lineamenti del pontefice futuro.
Il cardinale Muller tra nuovo Papa e comunità LGBTQIA+
“La Chiesa non deve diventare una Ong” e il nuovo Papa deve “contrastare le lobby ideologiche e di potere, compresa quella gay”, ha tuonato Muller. “La forza della Chiesa è nella verità, non nei compromessi. Per questo il nuovo Papa deve avere una solida formazione teologica e dottrinale, essere equilibrato, né autoritario né debole, fermo, ma capace di rispetto verso gli altri. Non deve essere troppo autoritario: è parte del collegio dei vescovi, resta un vescovo, il vescovo di Roma. I vescovi non sono suoi delegati, ma suoi fratelli nell’apostolato. Il Papa deve agire secondo la definizione data dal Concilio Vaticano I e ribadita e sottolineata dal Vaticano II: non è un solitario che comanda sulla Chiesa, ha la specificità di essere il principio di unità tra vescovi, sacerdoti e fedeli”.
Il cardinale tedesco ha negato di aver criticato Bergoglio sull’apertura alla benedizione per le coppie gay, precisando di aver “semplicemente risposto ad alcune domande di fedeli su questi temi. La dottrina non è proprietà del papa, dei vescovi o dei fedeli: deve essere conforme alla Parola di Gesù, nessuno può modificarla. Se Gesù dice che il matrimonio è fra un uomo e una donna ed è indissolubile, nessun papa può cambiare questa dottrina. Le lobby omosessuali vogliono equiparare al matrimonio le unioni tra persone dello stesso sesso, ma questo contraddice totalmente la dottrina della Bibbia. Si può discutere della pastorale concreta, individuale, verso le singole persone, per guidarle alla vita cristiana, ma non accettare l’ideologia gender, che è contraria alla dottrina della Chiesa”.
Secondo Muller anche la comunione ai divorziati risposati e l’Islam non meriterebbero alcun tipo di apertura, perché “l’insegnamento della Chiesa, che risulta dalla rivelazione di Dio fondata sulla sacra scrittura e sull’insegnamento continuo della Chiesa, è chiaro ed evidente. L’autorità magisteriale della Chiesa ha il dovere, in nome di Dio, di smascherare le ideologie atee che si fondano su una falsa immagine dell’umanità e di proteggere le persone dagli effetti devastanti di una falsa morale che ha nascosto il suo veleno in una veste dolce. Ma si tratta di aiutare pastoralmente e personalmente le persone con difficoltà esistenziali, come farebbe Gesù, il buon pastore, a trovare la buona strada che ci conduce alla salvezza in Dio. Il dialogo interreligioso è subordinato alla verità che viene da Dio e che gli uomini cercano, ma non relativizza la verità né la divide tra i singoli partner come pezzi di una torta“.
Chi è il cardinale Muller?
Autore di oltre 400 pubblicazioni scientifiche su teologia dogmatica, ecumenismo, novissimi, ermeneutica, sacerdozio e diaconato, Muller ha una reputazione di difensore dell’ortodossia cattolica, in pieno stile Ratzinger, nonché di aperto e fiero oppositore alla comunità LGBTQIA+.
Il cardinale definì l’omofobia “un’invenzione, uno strumento del dominio totalitario sulla mente” e “un inganno che serve per minacciare la gente“. Non contento, dichiarò che “non esistono gli “omosessuali” come categoria. Ci sono persone concrete che hanno alcune tendenze, e ci sono le tentazioni“. In relazione alla pedofolia nella chiesa cattolica, nel 2018 il Cardinale diede la colpa alla “depravazione morale degli omosessuali“, per poi criticare le unioni civili (“violano i diritti umani“) e intimare Papa Francesco che aveva osato difenderle (“stia attento, non è Cristo“), per poi definire “blasfema” l’eventuale benedizione delle coppie omosessuali nel 2023.
