Per i tifosi del Real Madrid, e per chi ama il calcio, la notte di mercoledì 11 marzo 2026 resterà negli annali della Champions League per la strepitosa tripletta di Federico Valverde, che in 45 minuti ha demolito il Manchester City al Santiago Bernabeu (3-0, andata degli ottavi di finale).
Ma accanto al trionfo dei blancos trascinati dalla classe del loro capitano uruguaiano, c’è un’altra storia che merita di essere raccontata. Una storia di tossicità dura a morire, che parla di stereotipi, stigma e omofobia allo stadio.
Prima del calcio d’inizio, fuori dal Bernabeu, è risuonato un coro indirizzato a Pep Guardiola, ex campione spagnolo, oggi allenatore del City. Le parole del coro sono intrise di doppi sensi che sottintendono ferocia.
“Ay Guardiola, ay Guardiola, que delgado se te ve, primero fueron las drogas, hoy por Chueca se te ve”
La traduzione:
“Oh Guardiola, oh Guardiola, sei così magro, prima era colpa della droga, ora ti si vede a Chueca”
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Il coro è stato documentato in un video registrato da Tancredi Palmeri, giornalista di SportItalia presente allo stadio. La notizia non è stata ripresa dalla stampa, a parte il canale Instagram di SportItalia che ha velatamente raccontato di cori omofobi contro Guardiola, tra un reel e l’altro dedicati alla vittoria del Real contro il City. Di conseguenza, la UEFA non ha condannato. E lo stesso Real Madrid è rimasto in silenzio.
Perché quel coro è omofobo
Per capire la carica offensiva del coro, bisogna scomporlo nei suoi elementi. “Chueca” è il quartiere di Madrid storicamente legato alla comunità LGBTIQ+, il cuore della vita gay della capitale spagnola. Citarlo non è un riferimento geografico neutro: è un modo subdolo e intenzionale per usare l’omosessualità come insulto, scagliandola su Guardiola come se fosse qualcosa di cui vergognarsi. Da precisare che Guardiola non ha mai parlato della sua presunta omosessualità. L’allenatore del City è sposato con Cristina Serra e ha tre figli.
C’è poi nel coro il riferimento alla magrezza “que delgado se te ve”, che non è affatto innocente. E per certi versi è assai peggiore dello stigma verso l’omosessualità. Richiama uno degli stereotipi più violenti della cultura omofobica degli anni Ottanta e Novanta, quello che associava la perdita di peso agli uomini gay colpiti dall’epidemia di HIV/AIDS. Un’allusione a una malattia usata come arma umiliante, come stigma di derisione e degradazione.
La menzione delle droghe, infine, richiama il vecchio caso di doping per nandrolone che coinvolse Guardiola quando era calciatore, ai tempi del Brescia (fu poi scagionato): un insulto che funge da premessa, quello sulle droghe, come se l’omosessualità fosse la naturale “degenerazione” successiva di una persona che assume sostanze illegali.
L’insieme costruisce un messaggio che usa l’orientamento sessuale come insulto finale di un’escalation che, partendo dalle droghe, fa a pezzi anche la cultura del rispetto delle persone che vivono con hiv, per altro associando hiv e omosessualità, fino all’omofobia finale con la citazione della Chueca.
Non è la prima volta: i precedenti del Bernabeu
Purtroppo, il coro omofobo contro Guardiola non nasce dal nulla. Il Bernabeu e la tifoseria madridista portano con sé una storia di episodi discriminatori che l’UEFA ha più volte sanzionato. Lo scorso 25 febbraio il portiere dei blancos Thibaut Courtois ha sentito l’esigenza di puntualizzare: “Gli insulti omofobi sono gravi quanto quelli razzisti”. Forse in risposta a quanto detto dal compagno di squadra Aurélien Tchouaméni che il 17 febbraio aveva puntualizzato “Ha detto fro*io e non scimmia” a proposito dell’episodio di razzismo che aveva coinvolto Prestianni e Vinicius Jr nella partita contro il Benfica. In quella gara inoltre un tifoso del Real Madrid era stato ripreso dalle telecamere televisive mentre eseguiva il saluto nazista prima del fischio d’inizio. Il club ha avviato immediatamente la procedura di espulsione, e l’UEFA ha risposto con una multa da 15.000 euro e la chiusura condizionale di 500 posti nel settore sud dello stadio.
Il problema non riguarda solo il Real. Il calcio spagnolo ha una lunga e dolorosa cronaca di discriminazioni sugli spalti. Vinicius Jr. (brasiliano che gioca nel Real) ha subito cori razzisti in quasi ogni stadio de La Liga per stagioni intere, con arresti di tifosi del Valencia nel 2023 e un manichino con la sua maglia impiccato a un ponte nei pressi di Valdebebas, a firma degli ultras dell’Atletico Madrid.
Gli Ultras Sur, il gruppo ultras storico del Real Madrid, erano già stati allontanati dal Bernabeu nel 2014 da Florentino Perez proprio per ripulire l’immagine del club. Un gruppo di orientamento dichiaratamente nazionalista, con una lunga storia di cori violenti, razzisti e omofobi. La loro espulsione fisica dallo stadio non ha eliminato la cultura che rappresentavano. E in queste ore, leggendo sui social le reazioni al coro omofobico indirizzato a Guardiola nel pre-match contro il Manchester City dell’11 marzo, anche alcuni tifosi italiani invocano il ritorno degli Ultras Sur al Bernabeu. Non sono rari infatti i commenti sui social che insultano il presidente Perez per aver allontanato i gruppi violenti e che auspicano un ritorno delle marmaglie più razziste e omofobe: “Il Bernabeu è un parco giochi per bambini ora, sembra lo Stadium” si legge, in riferimento allo stadio della Juventus, altro club europeo che ha allontanato le frange più facinorose ed ideologizzate dalla propria curva.
Guardiola non ha commentato l’episodio. Probabilmente lo ha già sentito altre volte. Questo non rende le cose migliori: le rende persino più gravi. Spetta all’UEFA aprire un procedimento disciplinare anche per questo episodio.
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