Edmund White, lo scrittore e saggista americano che ha plasmato la storia della letteratura gay, è morto all’età di 85 anni. Con una carriera luminosa e profondamente influente, White ha lasciato un segno nel panorama letterario mondiale, rivoluzionando la rappresentazione e la comprensione della cultura LGBTQ+ e dando voce alla comunità attraverso le sue opere.
In questo articolo
Chi era Edmund White, pioniere della letteratura gay
Nato a Cincinnati, Ohio, nel 1940, Edmund White ha vissuto un’infanzia segnata dal divorzio dei genitori e ha affrontato il suo percorso personale attraverso le sfide e le scoperte legate alla sua identità sessuale. Crebbe a Evanston, nell’Illinois, e frequentò la prestigiosa Cranbrook School in Michigan. Nonostante fosse stato ammesso ad Harvard, scelse di iscriversi all’Università del Michigan (dove si laureò) per restare vicino al terapeuta che gli aveva promesso una “cura per l’omosessualità”, una vicenda personale che avrebbe influenzato profondamente la sua produzione letteraria.
Dopo gli studi, si trasferì prima a New York e poi a San Francisco, dove iniziò a lavorare come scrittore freelance e redattore per diverse riviste, per poi cimentarsi nella sua proficua carriera letteraria.
E’ morto a 85 anni, martedì 3 giugno, a New York.
Tra i primi intellettuali a parlare di sieropositività
White è stato tra i primi intellettuali a parlare pubblicamente della propria sieropositività, diagnosticata nel 1984. In un’intervista rilasciata al Guardian lo scorso gennaio, aveva raccontato: “Non ne fui sorpreso, ma depresso. Mi tirai le coperte sulla testa e pensai: “Cavolo, sarò morto entro due anni””. Solo in seguito scoprì di aver contratto una forma di HIV a progressione lenta.
Considerato un pioniere e simbolo della letteratura omosessuale, White ha affrontato con lucidità e sensibilità temi come il matrimonio, le adozioni, la sessualità e l’intero spettro della cultura LGBTQ+, contribuendo in modo determinante alla sua visibilità e alla sua rappresentazione letteraria.
Negli ultimi anni della sua vita, Edmund White ha vissuto nel suo appartamento a New York insieme al marito, lo scrittore Michael Carroll, dopo essere sopravvissuto a un infarto.
Le opere e i premi

Il debutto letterario di Edmund White arrivò nel 1973 con Forgetting Elena, un romanzo già apprezzato per lo stile brillante e l’arguzia della scrittura. Nel 1977 pubblicò The Joy of Gay Sex, un manuale rivoluzionario sul sesso gay scritto insieme al suo psicoterapeuta. Con la consueta ironia che lo contraddistingueva, in un’intervista al Guardian dichiarò: “Se l’avessi scritto da solo, lo avrei intitolato La tragedia del sesso gay”.
Ha scritto una vasta gamma di opere, che include circa 30 libri e cinque memorie, guadagnandosi un posto di rilievo nella letteratura contemporanea. Tra i suoi lavori più celebri spicca Un giovane americano (A Boy’s Own Story) del 1982, primo capitolo di una trilogia che include La bella stanza è vuota (1988) e La sinfonia degli addii (1997) e che esplora temi cruciali come la crescita, la solitudine e il desiderio di appartenenza.
La maggior parte dei personaggi presenti nelle sue opere è omosessuale, come lo stesso autore, ma i temi trattati spaziano ben oltre l’identità sessuale, toccando questioni universali come la solitudine, l’amore, la ricerca di sé e l’emarginazione.
La sua carriera è stata adornata con il prestigioso premio Pulitzer per le sue biografie acclamate di figure come Jean Genet, Marcel Proust e Arthur Rimbaud. White ha contribuito in modo significativo alla rappresentazione della cultura LGBTQ+ nella letteratura mondiale, con opere che hanno combinato arguzia, eleganza e profonda sincerità.
Il suo ultimo libro in uscita

Il 20 giugno, Playground pubblicherà in Italia il suo ultimo libro, Gli amori della mia vita, tradotto magistralmente da Martino Adami. Quest’opera rappresenta il culmine di una carriera dedicata a esplorare l’amore, la sessualità e la complessità delle relazioni umane.
“A questo punto della mia vita, credo sia giusto dichiarare cosa conta davvero per me: le migliaia di partner sessuali che ho avuto”, con questa frase provocatoria e sincera, lo scrittore ha aperto il suo ultimo libro, un memoir ironico, pungente e profondamente umano, in cui ripercorre con lucidità e leggerezza la propria storia erotica e affettiva.
Si tratta di un affresco vivido e profondo dei cambiamenti sociali e culturali che hanno attraversato l’America (e l’Occidente) negli ultimi settant’anni. Dal moralismo degli anni Cinquanta ai primi fermenti dei movimenti per i diritti LGBTQ+, dalla ribellione di Stonewall alla libertà disinibita degli anni Settanta, fino alla tragedia dell’AIDS, all’era delle app di incontri e alla rivoluzione woke, il tutto raccontato senza filtri e con sana ironia (e autoironia).

