Il via libera alla partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026, deciso a maggioranza dall’European Broadcasting Union che ha escluso la necessità di una votazione ad hoc, ha fatto deflagrare la storica manifestazione canora, con 5 Paesi che hanno già annunciato che non prenderanno parte all’evento austriaco. Si tratta di Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Slovenia e in ultimo anche l’Islanda.
Non propriamente 5 Paesi qualunque, perché la Spagna fa parte delle Big 5 insieme a Italia, Francia, Germania e Regno Unito, mentre l’Irlanda ha vinto l’Eurovision per 7 volte, al pari della Svezia. Nessuno come loro, senza dimenticare le 5 vittorie deii Paesi Bassi.
I 5 Paesi non solo non prenderanno parte all’evento ma non trasmetteranno semifinali e finale. Un danno di non poco conto per l’EBU, che nel 2022 bandì la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina e nel 2021 bandì la Bielorussia dopo la contestata rielezione del presidente Aleksandr Lukašenko, ma si è rifiutata di fare altrettanto con Israele, che negli ultimi due anni ha raso al suolo Gaza.
Nemo riconsegna il premio Eurovision per protestare contro Israele
E il boicottaggio all’Eurovision 2026 prosegue. Nemo, vincitore dell’edizione del 2024, ha annunciato che restituirà il trofeo conquistato, perché indignato dalla presenza di Israele. La ventiseienne popstar svizzera, che ha trionfato con la sua canzone “The Code” ed è stato il primo artista dichiaratamente non binario a vincere l’Eurovision, ha annunciato il tutto con un lungo e sentito messaggio Instagram.
“L’anno scorso ho vinto l’Eurovision e mi è stato assegnato il trofeo. E anche se sono immensamente grato alla comunità che ha creato questo concorso e a tutto ciò che questa esperienza mi ha insegnato, sia come persona che come artista, oggi non sento più che questo trofeo debba stare sulla mia mensola. L’Eurovision si definisce simbolo di unità, inclusione e dignità per tutti. Questi valori hanno reso questo concorso per me significativo.Ma la continua partecipazione di Israele, nel corso di quello che la Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta delle Nazioni Unite ha definito un genocidio, mostra un chiaro conflitto tra questi ideali e la decisione presa dall’EBU”. “Non si tratta di individui o artisti. Il contest è stato ripetutamente utilizzato per attenuare l’immagine di uno Stato accusato di gravi illeciti, mentre l’EBU insisteva sul fatto che l’Eurovision fosse “apolitico”. E quando interi paesi si ritirano a causa di questa contraddizione, dovrebbe essere chiaro che qualcosa non va.Ecco perché ho deciso di restituire il mio trofeo alla sede centrale dell’EBU a Ginevra. Con gratitudine e con un messaggio chiaro. Vivi ciò che affermi. Se i valori che celebriamo sul palco non vengono vissuti fuori dal palco, anche le canzoni più belle perdono il loro significato. Aspetto il momento in cui parole e azioni si allineeranno. Fino ad allora, questo trofeo è vostro”.
A corredo del comunicato, Nemo ha aggiunto: “Sarò sempre grato alla comunità dell’Eurovision, ai fan che hanno votato, agli artisti con cui ho condiviso il palco, e all’esperienza che mi ha plasmato come persona e musicista. Questa decisione nasce dalla cura dei valori promette l’Eurovision, non dal rifiuto di chi la rende speciale. La musica ci collega ancora. Quel credo non è cambiato”.
L’edizione dell’Eurovision 2026 si terrà a Vienna, dopo il trionfo del cantante JJ con il brano “Wasted Love”, che riuscì a battere in volata proprio la cantante israeliane Yuval Raphael. L’Italia, tramite la Rai, ha appoggiato la conferma di Israele in gara. Durante l’assemblea generale dell’Uer della scorsa settimana “un’ampia maggioranza delle emittenti ha concordato di non indire una votazione sulla partecipazione d’Israele”, con annessa approvazione di una modifica delle regole di voto per “rafforzare la fiducia, la trasparenza e la neutralità dell’evento”. “Le nuove regole di voto scoraggiano qualunque campagna promozionale, lanciata o sostenuta da terzi, e in particolare da un governo o da un’agenzia governativa”.
