L’Eurovision austriaco del 2026 rischia di diventare uno dei più complicati e chiacchierati del nuovo millennio. Slovenia, Islanda, Irlanda e Olanda hanno annunciato che boicotteranno la 70esima edizione che si terrà a Vienna nel caso in cui dovesse partecipare Israele, per protestare contro il genocidio in corso a Gaza da parte del governo Netanyahu.
Vienna, sarà l’Eurovision del boicottaggio?
“La partecipazione dell’Irlanda sarebbe inaccettabile, data la continua e spaventosa perdita di vite umane a Gaza“, ha dichiarato RTE, emittente radiotelevisiva di Stato della Repubblica d’Irlanda.
L’Irlanda è il Paese che più volte ha vinto l’Eurovision. Sette, come la Svezia. Un suo boicottaggio sarebbe clamoroso. La tv irlandese ha fatto riferimento a una riunione dell’EBU tenutasi a luglio in cui diversi Paesi membri hanno “espresso preoccupazioni” sulla partecipazione di Israele. RTÉ ha ringraziato l’organizzazione Eurovision per l'”ampio processo di consultazione” e per aver esteso a dicembre la finestra temporale per ritirarsi dalla competizione senza andare incontro a penalità.
“La posizione di RTÉ è che l’Irlanda non prenderà parte all’Eurovision Song Contest 2026 se la partecipazione di Israele verrà confermata, e la decisione finale sulla partecipazione dell’Irlanda sarà presa una volta che l’EBU avrà preso tale decisione”. “RTÉ ritiene che la partecipazione dell’Irlanda sarebbe inaccettabile, data la continua e spaventosa perdita di vite umane a Gaza. RTÉ è inoltre profondamente preoccupata per l’uccisione mirata di giornalisti a Gaza, per il diniego di accesso al territorio ai giornalisti internazionali e per la difficile situazione degli ostaggi rimasti“.
Anche la Spagna non sarà a Vienna?
E non è finita qui, perché anche la Spagna sarebbe pronta ad un passo indietro. Il Ministro della Cultura spagnolo Ernest Urtasun ha minacciato il ritiro dall’Eurovision 2026 se Israele sarà autorizzata a partecipare.“Non credo che possiamo normalizzare la partecipazione di Israele agli eventi internazionali come se nulla fosse successo”, ha dichiarato Urtasun. L’ultimatum all’EBU è arrivato inoltre da Slovenia, Olanda e Islanda, con Portogallo e Belgio pronti ad un passo indietro come la Spagna.
Netto il comunicato emesso dall’emittente tv dei Paesi Bassi: “Avrotros non può più giustificare la partecipazione di Israele nelle attuali circostanze, considerata la corrente e pesante umana sofferenza a Gaza. L’emittente esprime inoltre profonda preoccupazione circa la seria erosione della libertà di stampa: la deliberata esclusione di reporter indipendenti internazionali e le numerose morti tra i giornalisti. In più, c’è provata evidenza del fatto che il Governo israeliano abbia messo in atto interferenze durante la più recente edizione dell’Eurovision Song Contest, in cui l’evento è stato utilizzato come strumento politico. Questo va contro la natura apolitica del concorso. Queste circostanze sono incompatibili con i valori rappresentati dall’Avrotros come emittente pubblica”. “L’emittente ha dunque deciso che la partecipazione dell’Avrotros all’Eurovision Song Contest 2026 non sarà possibile fino a quando Israele sarà ammesso dall’EBU. Dovesse l’EBU decidere di non ammettere Israele, l’Avrotros sarà felicemente al via il prossimo anno. Nell’attesa di una decisione, tutta la preparazione continuerà come pianificato”.
La replica dell’EBU
“Comprendiamo le preoccupazioni e le opinioni” riguardo “al conflitto in corso in Medio Oriente“, le emittenti “hanno tempo fino a metà dicembre per confermare la loro partecipazione all’edizione del prossimo anno a Vienna“, ha precisato il direttore di Eurovision, Martin Green. “Spetta a ciascun membro decidere se partecipare o meno al concorso e rispetteremo la decisione di qualsiasi emittente“. Ma l’EBU dovrà inevitabilmente prima ufficializzare la partecipazione eventuale di Israele, lo scorso maggio arrivata seconda tra mille proteste con la cantante Yuval Raphael. Fino ad oggi Israele ha partecipato a 47 edizioni Eurovision, vincendo in 4 occasioni. L’ultima nel 2018, con Netta. Storico anche il trionfo del 1998 con Dana International, icona trans internazionale.
Secondo quanto riportato da YNetNews, gli organizzatori dell’Eurovision avrebbero offerto a Israele la possibilità di ritirarsi per un anno o di partecipare sotto bandiera neutrale.
Risponde Israele
Il ministro israeliano della cultura e dello sport Miki Zohar ha dichiarato: “Eurovision è una celebrazione della musica, della cultura e della fratellanza tra i popoli; non è una fase di raccolta punti politici. Il boicottaggio annunciato è un passo vergognoso e ipocrita, contrariamente ai valori della competizione e alla sua essenza, allo spirito di legame. Purtroppo i paesi che scelgono di vantarsi sotto la bandiera della moralità agiscono attraverso l’esclusione e il boicottaggio”.
A favore della partecipazione di Israele si sono pubblicamente esposti San Marino, Norvegia e Danimarca. Secondo quanto riportato dal Telegraph, anche Italia e Germania avrebbero fatto sapere ad EBU il proprio supporto nei confronti di Israele. Ma almeno ufficialmente dalla Rai non c’è stata ancora nessuna presa di posizione ufficiale. A mancare sono le posizioni di altre due big come Regno Unito e Francia.
I precedenti di Bielorussia e Russia
In passato ci sono stati Paesi ai quali non è stato permesso di partecipare all’Eurovision. Nel 2021 capitò alla Bielorussia, dopo la rielezione del presidente Alexander Lukashenko, mentre nel 2022 alla Russia, dopo aver invaso l’Ucraina. Da allora Russia e Bielorussia non si sono più viste in gara.
Eurovision 2026 a Vienna, dove e quando?

L’Eurovision Song Contest 2026 si terrà a Vienna dal 12 al 16 maggio, dopo il trionfo di Johannes Pietsch del maggio scorso a Basilea, in Svizzera, con “Wasted Love“. La finalissima si terrà sabato 16 maggio alla Wiener Stadthalle, che è la più grande arena al coperto d’Austria. In rappresentanza dell’Italia ci sarà il vincitore del Festival di Sanremo 2026.

