Gaya, parlamentare chiede di cambiare il nome dell’aeroporto: “Mette a disagio le persone”

Un'incredibile "battaglia politica" dall'India, contro il codice aeroportuale obbligatoriamente di tre lettere che riduce il tutto a "GAY".

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Aeroporto Gaya, India
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Gaya è un distretto dell’India da quasi 4 milioni di abitanti, che ha come capoluogo Gaya. L’aeroporto di Gaya si chiama Gaya International Airport, com’è normale che sia. Abbreviato in un codice aeroportuale da tre singole lettere si legge GAY. O almeno così è sempre stato.

India, guerra all’aeroporto “GAY”

Bhim Singh, membro della Rajya Sabha, camera alta del parlamento indiano, ha presentato un’interrogazione scritta per fare pressione sull’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA) affinché modifichi il codice dell’aeroporto, sostenendo che metterebbe le persone “a disagio“.

Secondo Singh quell’abbreviazione sarebbe “socialmente e culturalmente offensiva“, tanto da meritarsi una modifica in “un codice più rispettoso e culturalmente appropriato“.

La risposta della IATA

Il Ministro dell’Aviazione Civile, Shri Murlidhar Mohol, ha ora inviato una risposta scritta a Singh, riconoscendo che, sebbene “il Ministero dell’Aviazione Civile e l’Autorità Aeroportuale dell’India abbiano ricevuto in passato richieste di modifica del codice di Gaya“, non ci sarà alcun cambiamento.

Come riportato da The Advocate, Mohol ha spiegato al parlamentare che i codici aeroportuali a tre lettere, noti anche come identificatori di posizione IATA, sono assegnati dalla stessa IATA per “facilitare l’identificazione degli aeroporti attraverso vari sistemi e processi” e che sono “generalmente assegnati utilizzando le prime tre lettere del nome della località in cui si trova l’aeroporto“. Roma Fiumicino, per fare un esempio, ha il codice FCO, mentre Milano Malpensa ha il codice MXP.

Poiché i codici sono “principalmente destinati alle operazioni delle compagnie aeree commerciali e vengono emessi su richiesta degli operatori“, le compagnie aeree possono richiederne la modifica. Mohol ha precisato che Air India aveva precedentemente chiesto all’IATA di modificare il codice aeroportuale di Gaya, ma che non esisteva e ancora non esiste una ragione sufficiente per farlo.

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I codici di tre lettere assegnati sono considerati permanenti e vengono modificati solo in circostanze eccezionali, solitamente legate a problemi di sicurezza aerea“, ha concluso Mohol, scrivendo la parola fine ad una surreale battaglia politica estiva.

India e i diritti LGBTQIA+

L’articolo 377 del Codice Penale Indiano, originariamente promulgato durante il dominio coloniale del Raj britannico, criminalizzava le relazioni omosessuali come “rapporti carnali contro l’ordine della natura“. È rimasto in vigore per 70 anni dopo l’indipendenza dell’India dal Regno Unito, prima di essere abrogato nel 2018 dalla Corte Suprema.

Sebbene le relazioni omosessuali non siano più criminalizzate in India, le persone LGBTQ+ faticano ancora a trovare accettazione sociale e legale. Nel 2023 la Corte ha respinto le varie petizioni che chiedevano l’uguaglianza matrimoniale, seppur il 53% degli adulti abbia dichiarato, in un sondaggio del Pew Research Center, di appoggiare le nozze per le coppie dello stesso sesso.

Il governo del primo ministro Narendra Modi ha definito il matrimonio tra persone dello stesso sesso come un punto di vista “elitario” che “colpisce seriamente gli interessi di ogni cittadino“.  Nel 2023 il governo precisò come il matrimonio fosse valido solo tra “maschi e femmine biologiche“, con questa definizione “socialmente, culturalmente e legalmente radicata nell’idea e nel concetto stesso di matrimonio“, tanto dal  non dover “essere alterata o diluita dall’interpretazione giudiziaria“.

A fine giugno l’Alta Corte dell’Andhra Pradesh ha invece stabilito che le donne trans hanno “legalmente diritto” al riconoscimento come donne. Una sentenza storica per l’India da parte di un tribunale, che ha respinto la tesi secondo cui la femminilità possa essere preservata solo a coloro che possono avere figli.

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