Reduce dalla sconfitta elettorale amministrativa a Genova, la destra inizia a sentire il clima di protesta civile che sta attraversando il Paese. Per il 31 maggio è prevista una manifestazione contro il Decreto Sicurezza, vero e proprio atto illiberale (qui la guida ndr) con il quale l’estrema destra italiana cerca di soffocare il dissenso: scontri a Roma in questi giorni, mentre Meloni è decisa a scommettere la fiducia del suo governo sul provvedimento.
Intanto, come noto, la Corte Costituzionale ha messo un punto fermo: è incostituzionale impedire alla madre intenzionale, in una coppia di donne che ha avuto un figlio tramite procreazione medicalmente assistita (PMA) all’estero, di essere riconosciuta fin dalla nascita. Con la sentenza n. 68/2025, la Consulta ha demolito il cuore della circolare Piantedosi, quella che dal 2023 imponeva ai sindaci italiani di non trascrivere gli atti di nascita dei figli di coppie dello stesso sesso, anche quando provenienti da ordinamenti esteri pienamente legali.
Il caso preso in esame riguarda due madri di Lucca, ma la portata della decisione è nazionale e scavalca gli strumenti esecutivi (e meschini) con il quale il governo ha finora approfittato del vuoto legislativo per attuare la sua persecuzione contro le famiglie arcobaleno. La Costituzione, secondo la Corte, riconosce il principio che genitorialità non equivale solo a biologia, e che i bambini nati da coppie omogenitoriali hanno diritto a due genitori, anche dello stesso sesso.
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Il governo teme il “caso sindaci”
Dopo la sentenza, a Palazzo Chigi è scattato l’allarme. Il Viminale teme ora un effetto domino: quella “baraonda di sindaci”, come è stata definita nei corridoi del Governo, pronta a disobbedire alla circolare Piantedosi in nome della legalità costituzionale. A fare da miccia, i primi cittadini della Sardegna, come riporta La Nuova Sardegna.
La Sardegna fa da apripista
“Finalmente”, dichiara Daniela Falconi, sindaca di Fonni e presidente di ANCI Sardegna, che annuncia pubblicamente l’intenzione di rispettare la sentenza della Corte. “Ci è stato riconosciuto un diritto che è anche un dovere: tutelare i bambini e le famiglie del nostro territorio“, ha spiegato. In Sardegna, diversi sindaci si preparano a trascrivere automaticamente gli atti di nascita con due madri, senza attendere ulteriori circolari ministeriali. Come noto, più complesso ad ora è registrare i figli di due padri gay, come invece è accaduto a Pesaro, dove un bambino è stato registrato con due papà perché nato prima della legge di criminalizzazione universale della GPA voluta personalmente proprio da Giorgia Meloni.
Nuove alleanze (anche nel centrodestra)
Tra i sindaci sardi che accolgono la sentenza della Consulta c’è anche chi proviene dal centrodestra. Settimo Nizzi, primo cittadino di Olbia, rivendica con orgoglio una scelta già compiuta nel 2023: “Una conferma di quanto già avevamo fatto qualche anno fa”, commenta, ricordando il caso di un bambino affidato alla madre non biologica dopo la separazione della coppia di madri unite civilmente. Una decisione che allora fece scuola, perché assunta senza passare dalle aule giudiziarie. Oggi, Nizzi legge nella pronuncia della Consulta “qualcosa già assimilato da tempo“.
Anche Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, ha salutato con favore la svolta: “Già durante il mio primo mandato ci siamo schierati a favore dei diritti“, ha ricordato sui social. “La politica può e deve intervenire – ha aggiunto –. Per questo ci adegueremo alla sentenza della Corte costituzionale che consentirà alle coppie omogenitoriali di riconoscere lo status di figlio di entrambe le genitrici attraverso la corretta iscrizione nei registri dello stato civile“.
Il fronte sardo potrebbe trascinare con sé decine di altri sindaci in tutta Italia, da Nord a Sud. Già in passato, città come Torino, Bologna e Padova avevano fatto da battistrada, sfidando le direttive del Ministero. C’è poi il caso di Roma: dalla Capitale, il sindaco Gualtieri non ha mai smesso di registrare figli di due madri. Ora c’è una sentenza costituzionale che li protegge.
Una sfida istituzionale
Il rischio per il governo Meloni è ora quello di trovarsi in una crisi istituzionale con gli amministratori locali. Se decine di sindaci inizieranno a disapplicare la circolare Piantedosi, sarà impossibile per il Viminale bloccarli tutti. E la battaglia politica si sposterà nei tribunali e nell’arena pubblica, dove a essere messi sotto accusa saranno proprio i divieti imposti dal governo. Il nervosismo del Governo è palpabile nella parole dei ministri Roccella e Salvini, come anche nelle scomposte sparate russo-ungheresi del capogruppo al Senato di Fratelli d’Italia Lucio Malan.
