Il secondo certificato di nascita estero del 2025, dopo quello di gennaio. L’undicesimo da quando Roberto Gualtieri è diventato sindaco di Roma.
Il primo cittadino della Capitale è infatti tornato a dare pieni diritti di cittadinanza a due mamme e alla loro figlia nata fuori dall’Italia, proseguendo il proprio impegno per far tornare Roma capitale dei diritti.
“Siamo molto felici di continuare su questa strada che restituisce serenità a piccole cittadine romane e alle loro famiglie “, ha commentato Marilena Grassadonia, Coordinatrice Politiche Diritti LGBT+ di Roma Capitale. Al fianco di Gualtieri e dei sindaci che stanno continuando a trascrivere certificati di nascita di bimbi nati all’estero da due mamme c’è la giurisprudenza, che sta dando loro ragione. Rifiutare la trascrizione sarebbe, quello sì, la violazione del preciso dovere di una amministrazione, checché ne dica il governo Meloni e il ministro dell’interno Piantedosi che avevano intimato i sindaci con un’ormai celebre circolare a non trascrivere più alcun tipo di certificato. La Procura di Padova andò a ritroso addirittura fino al 2017, impugnando i certificati di nascita di 33 bambini, figli di due mamme, nati da fecondazione eterologa, con la Corte d’Appello che ha poi passato la palla direttamente alla Corte Costituzionale.
D’altronde dinanzi a due mamme che hanno fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA), con donazione di seme maschile, nulla cambia rispetto ad un percorso portato avanti da una coppia eterosessuale. Sul punto la Cassazione (sentenza n.19599/2016) si era già espressa in favore della trascrizione dell’atto di nascita relativo a due mamme in quanto, l’accertamento della genitorialità nei confronti di due donne, é compatibile con la Costituzione, non essendo la disposizione relativa alla maternità della partoriente norma di ordine pubblico.
Tutto cambia, ad oggi, dinanzi a due papà con figli, considerando il DDL Varchi che ha trasformato in “reato universale” la gestazione per altri. L’iter, in questi casi, è molto più lungo e complesso, con centinaia di famiglie arcobaleno tenute in ostaggio da una politica omofoba e discriminatoria.
Roma capitale dei diritti

Nel luglio del 2024 Gualtieri aveva trascritto 3 certificati di nascita per 2 bambini e una bambina con 2 mamme, dopo aver trascritto altri due atti di nascita formati all’estero di figlie di due mamme ad aprile e altri due nel settembre del 2023. I primi due atti di nascita registrati all’estero di figli di due mamme del sindaco risalgono invece al giugno del 2023, alla vigilia del Roma Pride.
Se il Governo Meloni continua la sua dichiarata guerra alle famiglie arcobaleno, Roberto Gualtieri prosegue per la propria strada. Negli ultimi due anni e mezzo il sindaco ha firmato un protocollo d’intesa per promuovere una maggiore conoscenza sulle identità di genere in età evolutiva e migliorare il sistema di presa in carico, ha dato il via ad un bando per l’educazione affettiva nelle scuole medie, ha voluto il riconoscimento della Carriera Alias al personale dipendente di Roma Capitale, dato il via libera ai finanziamenti per sportelli d’ascolto e centri antidiscriminazione LGBTQIA+, ha istitituito l’Ufficio Diritti LGBT+ Roma Capitale guidato da Marilena Grassadonia e partecipato attivamente all’ultimo Roma Pride, con tanto di fascia rainbow indossata con orgoglio sul carro.
La scorsa settimana in Campidoglio si è invece tenuto un convegno sulla comunità lgbt+ brasiliana, con il Console del Brasile Luiz Cesar Gasser e la Senatrice Ilaria Cucchi. “La realtà della comunità LGBT+ brasiliana nel territorio romano”, il titolo dell’evento. Insieme a Marilena Grassadonia hanno partecipato anche Ivanilde Carvalho (Nucleo PT Roma) e Leila Daianis (attivista transgender).
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