Jonathan Bazzi: “Ho l’HIV e per proteggermi vi racconterò tutto”

"Vivo questo gesto di verità come un dovere verso chi non ha potuto nascondersi. Verso chi è stato davvero tradito dal corpo."

Jonathan Bazzi: "Ho l'HIV e per proteggermi vi racconterò tutto" - jonathan bazzi - Gay.it
4 min. di lettura

Io, Jonathan Bazzi, figlio di Tina e Roberto, nato a Milano il 13 giugno del 1985, ma cresciuto a Rozzano, quartiere dormitorio dell’hinterland tutto palazzoni di case popolari, all’inizio di quest’anno bisestile ho saputo di avere in corpo il virus dell’HIV.

Non avevo mai fatto il test prima.

L’avevo in corpo da anni.

Non nutro particolari sentimenti verso quest’ospite prepotente e se ho deciso di raccontare qua la mia storia, a gente di cui neppure vedo la faccia, è perché credo che questa cosa riguardi più voi che me. I problemi dell’HIV ormai son sempre più, grazie ai progressi della ricerca, non tanto problemi fisici. Sono problemi di percezione sociale, di simboli e stigma.

Vi sto raccontando di me, perché credo nell’esposizione, non nei segreti. Per indole tendo a non nascondere quasi niente. Penso che raccontarsi protegga di più. Non nascondere nulla è il mio modo di proteggermi.

Io sono questo ragazzo di 31 anni contaminato da questo virus antico, che dalle scimmie africane è passato all’uomo. E che 20, 30 anni fa mi avrebbe ucciso.

Come Freddy Mercury.

Come Keith Haring.

Come Tondelli.

A loro pensavo, quando pensavo all’AIDS.

Quando avevo paura a fare troppo sesso o a non starci attento, pensavo alla sventura degli altri.

Proprio come te che mi leggi.

Ho iniziato a stare male un lunedì pomeriggio. Era l’11 gennaio. Il week end prima eravamo stati a ballare, era il compleanno del mio ragazzo. Verso metà serata uno dei suoi amici, durante una pausa in bagno, mi ha detto, per sfottermi: sembri un sieropositivo. Meno di 48 ore dopo mi è salita la febbre. Una febbre che non è più andata via.

Per almeno due mesi.

Forse anche tre.

Nel momento più oscuro della mia lotta con un corpo che mi terrorizzava, io ho pensato di buttarmi dalla finestra. La diagnosi dell’HIV a un certo punto non era più sufficiente. Messa in crisi la certezza della salute, sono entrato in un loop. Per i primi sei mesi del 2016 mi sono autodiagnosticato una serie di patologie che andavano dalla leucemia alla Sla.

Se ho scelto di parlare di me, è perché detesto sentirmi obbligato a tacere.

È una cosa privata. 

Te ne potresti pentire. 

Pensaci bene. 

Lo stigma sociale che accompagna il virus HIV è irrazionale, irriflesso e retrogrado. L’HIV non è tanto una malattia, è più una vergogna. Un tratto vergognoso della personalità. Un pezzo di sé disdicevole. Si porta appresso un gran corteo di pettegolezzi, insinuazioni e malelingue.

Hai scopato troppo.

Hai scopato male.

Te la sei cercata.

Io ho avuto certamente molti meno partner della media dei gay milanesi.

Ho avuto rapporti completi non protetti solo con due, tre persone. E queste sono sane.

Non so come me lo son preso.

La volontaria della LILA me l’ha detto chiaro: col sesso orale il rischio è basso ma basso non significa zero.

Sarà stato un pompino?

Ai primi esami l’infettivologo mi ha detto che avevo una carica virale bassissima. Che si è mantenuta così bassa per molto tempo. Per questo ho fatto l’amore col mio ragazzo per tre anni senza che lui se lo prendesse.

Ho scelto di dire pubblicamente che sono sieropositivo per rinominare quello che mi è successo. Me ne approprio, una volta per tutte, con le parole.

Contagio io lui, stavolta. Lo rendo più umano. Potrei anche farlo parlare:

ciao sono il virus che ha contagiato Jonathan – sono di un ceppo poco diffuso in Europa – mi si trova di più in Africa – ho risposto bene ai test genetici e delle resistenze – così al mio padrone di casa hanno potuto dare l’ultimo farmaco uscito – una pastiglia al giorno – però grossa come un confetto – fa un po’ fatica a digerirla – ma ora va meglio – rispetto all’inizio – però intendiamoci – questo farmaco mica mi uccide – mi costringe ad andarmi a nascondere – a starmene rintanato in quelli che vengono chiamati santuari – ovvero riserve nel corpo – in cui posso continuare a sonnecchiare

La paura è la sostanza che più intensamente mantiene in vita il virus. La paura è il motivo per cui la gente non fa il test. La cappa di timore, il bisogno di tenersi lontano dal male, il tentativo di negare la cosa.

Io stesso ho fatto il test solo quando il mio corpo ha iniziato a chiedere aiuto.

Non sono riuscito a proteggermi prima.

Ho preferito la malattia alla paura. Ho preferito il male alla paura del male.

Poterne scrivere, ora, è una cosa profondamente liberatoria e creativa. Ri-creativa. Mi permette di rivivere, di far vivere – stavolta come dico io – il fatto biologico, medico, corporeo.

Metterlo in circolo.

Tra me che scrivo e te che mi leggi.

In fondo vorrei contagiarti – come il virus ha fatto con me – offrirti questa mia parte, che dicono infetta. Esibirtela, ora che l’ho resa parola ed è portatrice di vita e non di morte.

Il virus dell’HIV mi riguarda, ma solo fino a un certo punto. Non è una cosa mia. Appartiene al mondo, più che a me. Ha una storia e una tradizione, che in gran parte io ignoro. Che mi stanno alle spalle.

Destini, numeri, storie, organizzazioni che mi precedono.

Oggetto di storie di cui so poco e niente.

Eppure, certo, il virus sta dentro di me. Mi attraversa, sfrutta il mio corpo. Ma io stesso, esattamente come voi, per un certo verso lo osservo dall’esterno. Come un estraneo.

Mi piace pensare al virus come a un antidoto contro la retorica onnipervasiva del benessere e della salute. Contro l’automatismo dell’ottimismo superficiale.

Con l’HIV io sono sprofondato nella mia natura mortale.

Il mio corpo s’è fatto più misterioso.

Il senso del limite m’è diventato improvvisamente a portata di mano.

Tangibile e irreversibile.

Vivo questa confessione come un dovere. Faccio parte di questa comunità terrena e celeste, di vivi e di morti. Illuminare le zone oscure dello stigma e del pregiudizio è un atto dovuto verso chi non ha potuto nascondersi.

Verso chi è stato tradito davvero dal corpo.

Verso chi ancora, oggi, muore.

Di paura.

O di vergogna.

 

(Jonathan Bazzi)

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Allison Howarts 13.7.18 - 0:04

Ero ferito e infranto quando un problema molto grande si è verificato nel mio matrimonio sette mesi fa, tra me e mio marito. così terribile che ha portato il caso in tribunale per il divorzio. disse che non voleva più stare con me e che non mi amava più. Così ha fatto le valigie e ha costretto me ei miei figli a superare un forte dolore. Ho provato tutti i miei possibili mezzi per riportarlo indietro, dopo molte suppliche, ma tutto inutilmente. E lui ha confermato che ha preso la sua decisione, e non ha mai voluto vedermi di nuovo. Così una sera, mentre tornavo dal lavoro, ho incontrato un mio vecchio amico che ha chiesto di mio marito. Così gli ho spiegato ogni cosa, così mi ha detto che l'unico modo per riavere mio marito, è visitare un incantatore, perché ha davvero funzionato anche per lui. Quindi non ho mai creduto nell'incantesimo, ma non avevo altra scelta che seguire il suo consiglio. Poi mi ha dato l'indirizzo email dell'incantatore che ha visitato. ogagakunta@gmail.com. Così la mattina dopo, ho mandato una mail all'indirizzo che mi ha dato, e l'incantatore mi ha assicurato che il giorno dopo riavrò mio marito. Che affermazione straordinaria !! Non ho mai creduto, quindi ha parlato con me e mi ha detto tutto quello che ho bisogno di fare. Poi il mattino dopo, così sorprendentemente, mio ​​marito che non mi ha chiamato negli ultimi 7 mesi, mi ha chiamato per informarmi che sarebbe tornato. Così incredibile!! Così è tornato quello stesso giorno, con molto amore e gioia, e si è scusato per il suo errore, e per il dolore che ha causato a me e ai miei figli. Da quel giorno, il nostro rapporto era ora più forte di come era prima, con l'aiuto di un mago. Quindi, ti consiglierò là fuori se hai qualche problema contatta ogagakunta, ti do la garanzia al 100% che lui ti aiuterà .. Email a: ogagakunta@gmail.com

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Paolo Agamennone 6.12.16 - 18:32

ho messo sul mio fb questa immagine https://uploads.disquscdn.com/images/c1b4cdb1520512eb6d118a8a4094d6fe0025f2830af9e56d82e77a9131eae178.jpg

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Giovanni Di Colere 30.11.16 - 16:42

Io approfondirei la questione dei "rapporti non protetti" perché anche il rapporto orale è a rischio e comunque magari le persone che dicono di essere sani non lo sono, non lo dicono, non lo sanno o non lo sono più o lo sono stati. Il problema è: perché un uomo trentenne perciò nato DOPO che il virus era stato già scoperto pensa che si posso fare tranquillamente sesso non protetto e non correre rischi? Lo si sa o no che c'è anche la sifilide, l'epatite, i condilomi e tutta una serie di malattie sessualmente trasmissibili? Cosa scatta in noi quando decidiamo che tanto succede agli altri, tanto non è grave, tanto... cosa? Cosa ci ha fatto di male il preservativo? Perché c'è questo mito che sia meno naturale, sia meno piacevole, perchè si resta tutti all'asilo, o a scuola, tu ce l'hai più grosso, io però ce l'ho più lungo... il preservativo rende meno piacevole... come è possibile? E' questo che va combattuto. Sono tutti miti: quando si prende perché si rompe il preservativo è perché non ci si accorge neanche che il condom è rotto e allora come fa ad essere meno piacevole se manco ti accorgi che ti si è rotto??? Me le sono chieste tante volte queste cose. Inutilmente finché non si crescerà culturalmente.

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    Lou Reeda 30.11.16 - 21:47

    di qualche cosa bisognerà pure morire. nel frattempo godiamocela senza eccessive paranoie. come abbiamo visto dal racconto di J, non crolla mica il mondo.

      Avatar
      Giovanni Di Colere 30.11.16 - 22:15

      In effetti Lei ha ragione pensandoci ci sono cose molto peggiori a giudicare dallo stato mentale dimostrato da certe persone che frequentano e commentano anche questo sito

        Avatar
        Lou Reeda 1.12.16 - 6:18

        Si oppure quei moralisti che si sentono di giudicare le scelte di vita degli altri, prendendo come modello unico di riferimento il proprio stile di vita. Ecco wuelli sono peggio dell aids conclamato

    Avatar
    Fulvio Magni 1.12.16 - 10:54

    Per rispondere concisamente ai tuoi dubbi e alle tue perplessità, vorrei ricordarti che le parafilie e i feticismi costituiscono, ancora oggi, un aspetto misterioso e spesso imperscrutabile della sessualità umana. Non saprei dirti come mai trovo il sesso non protetto più eccitante di quello sicuro, come non saprei spiegarti perché sono sessualmente attratto dai piedi maschili. So solo che è così e non è un mito. Chi non risica non rosica!

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