Le leggende del rock lgbt: Michael Stipe

Malinconico e timidamente nostalgico, il frontman dei R.E.M. ha segnato l’alternative rock

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Gay.it continua il suo viaggio musicale alla scoperta delle icone del rock dall’orientamento omosessuale e bisessuale, un lato poco esplorato ma non secondario nella cultura LGBT. Questa serie di contenuti è offerta dal nostro partner Antony Morato, che nella collezione fall winter 2015 racconta un uomo capace di innovare lo stile italiano e di viverlo con spirito cosmopolita e metropolitano, per sua natura viaggiatore, curioso e con un mood raffinatamente rock.
Le puntate precedenti sono state dedicate a Janis Joplin , Lou Reed , Freddie Mercury , Morrissey , k.d. lang, Frankie Goes To Hollywood e David Bowie..

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A cinque anni dallo scioglimento dei R.E.M. e a un mese dal suo 56esimo compleanno – il 4 gennaio – Michael Stipe si dedica soprattutto alla scultura e alla fotografia, al blog in comune col fidanzato fotografo Thomas Dozol (theselby.com) e alla produzione cinematografica.

Frontman malinconico, nostalgico, intimidito all’inverosimile davanti a un successo che vanta 16 album e 85 milioni di copie vendute, il cantante americano di Decatur (Georgia) scopre già da adolescente la passione per la musica grazie al rivelatorio album Horses di Patti Smith che sarebbe poi diventata sua amica personale. A soli vent’anni, all’Università della Georgia ad Athens Michael Stipe fonda i R.E.M., (nome che sta per Rapid Eye Movements ossia quei movimenti oculari rapidi che si verificano durante il sonno profondo), col chitarrista Peter Buck, il bassista Mike Mills e il batterista Bill Berry (il primo nome in realtà è Twisted Kites, ‘Aquiloni Rovesciati’). Il singolo d’esordio è Radio Free Europe, registrato nell’estate del 1981. Seguono album che hanno fatto la storia del rock alternativo, da Chronic Town (1982) a Green (1988) a quelli degli anni Novanta entrati nell’immaginario collettivo: gli immortali Automatic for the People (1992) – coi leggendari estratti Everybody Hurts e Man on the Moon; Monster (1994) – quest’ultimo dedicato all’amico River Phoenix, morto per overdose di eroina e cocaina a soli 23 anni; Up (1998) con l’ipnotico single Daysleeper. Li risentiremo con Perfect Circle nella colonna sonora del biopic on the road The End of The Tour di James Ponsoldt sull’immenso scrittore americano David Foster Wallace, d’imminente uscita.

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Michael Stipe esordisce nel 1988 come produttore del gruppo slowcore degli Hugo Largo, capitanati dalla cantante Mimi Goese, per cui realizza l’EP Drum, dove canta in due tracce. In seguito collabora con le Indigo Girls e i Blue Aeroplanes. Produce anche opere cinematografiche visionarie e d’autore, mai banali, come Velvet Goldmine del regista gay Todd Haynes ed Essere John Malkovic di Spike Jonze.

Molto sensibile alla tematica ambientalista (come il suo caro amico River Phoenix, che arrivò ad acquistare 320 ettari di foresta pluviale a rischio estinzione in Costa Rica), ha partecipato attivamente anche a campagne politiche per candidati democratici quali Dukakis e Kerry.

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Ha dichiarato la propria omosessualità qualcosa come vent’anni fa, anche se nel 2011, dopo lo scioglimento dei R.E.M. e l’ultimo album insieme, Collapse Into Now, ha specificato di aver dormito:
“sia con uomini che con donne, e preferisco sicuramente le persone del mio sesso. Apprezzavo comunque dormire anche con le donne fino a quando mi sono innamorato del mio fidanzato, con il quale sto insieme da ormai molto tempo (Thomas Dozol, n.d.r.). Mi definirei 80% gay e 20% etero, ma non bisessuale: mi sembra del tutto inappropriato. È solo un’etichetta ”
.

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L’epidemia AIDS è stata vissuta da Michael Stipe tra paranoie e nascondimenti:
“Mi sembrava quasi che non ci fosse un posto per me nel mondo. Per molto tempo ho avuto paura di come la gente potesse vedermi e poi è arrivato l’AIDS. Quello è stato un periodo di cui ancora si fa fatica a parlare fra i miei coetanei. Era davvero molto difficile essere aperti e onesti a proposito della propria sessualità. E sicuramente un periodo molto spaventoso per persone come me, che non potevano fare il test per via della loro popolarità senza destare un minimo di agitazione”. Continua Stipe: “Voglio dire che c’era il presidente Reagan e, anche se ce ne siamo dimenticati, era un periodo in cui si parlava di campi di concentramento per le persone sieropositive. Anche oggi, non posso donare il mio sangue alla Croce Rossa perché faccio sesso con un uomo”.

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