London Pride, licenziato il direttore: accusato di aver comprato profumi con le donazioni per i volontari

La Peter Tatchell Foundation ha sollecitato Pride in London a fornire spiegazioni su un bilancio da 631.950 sterline di spesa. "Il Pride di Londra appartiene alla comunità LGBTQ+, non a un singolo individuo o ad un consiglio di amministrazione".

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Ad un mese esatto dalla notizia che Pride in London ha ufficializzato la propria candidatura per ospitare il WorldPride nel 2032, 60esimo anniversario del primo storico Pride della capitale inglese, l’organizzazione della manifestazione LGBTQIA+ più partecipata e importante del Regno Unito è finita nella bufera.

Christopher Joell-Deshields, direttore del Pride di Londra, è stato licenziato dopo essere stato accusato di aver effettuato acquisti personali con buoni del valore di migliaia di sterline destinati ai volontari. Joell-Deshields, che nega ogni accusa, era stato inizialmente sospeso dalla carica di direttore generale lo scorso settembre, quando sono emerse le prime accuse sulla sua condotta.Secondo quanto appreso da BBC News, Christopher Joell-Deshields ha comunque continuato a percepire il proprio stipendio annuale di 87.500 sterline durante i sette mesi di sospensione, fino al suo licenziamento avvenuto nel mese di marzo.

Bufera London Pride, licenziato Christopher Joell-Deshields

Un gruppo di volontari di London LGBT Community Pride, ovvero l’organizzazione che gestisce parte dell’evento annuale del Pride nella capitale inglese, ha accusato Joell-Deshields di aver speso 7.125 sterline in buoni regalo donati da uno sponsor. I buoni erano presumibilmente destinati ai volontari, ma Joell-Deshields li avrebbe spesi in profumi di lusso e prodotti Apple, secondo quanto affermato dai suoi accusatori. I volontari hanno poi denunciato una “cultura del bullismo” all’interno di Pride in London. A seguito di un’indagine indipendente, Pride in London ha annunciato il licenziamento di Joell-Deshields. Era amministratore delegato dal 2021 e ha presentato ricorso contro simile decisione, poi confermata da un consiglio indipendente. Lo scorso settembre un giudice dell’Alta Corte ha emesso un’ingiunzione contro Joell-Deshields, obbligandolo a restituire il controllo dei sistemi operativi e dei conti bancari del Pride, nonché delle attrezzature di lavoro che gli erano state affidate. A gennaio 2026 è comparso in tribunale con l’accusa di oltraggio alla corte per non aver ottemperato all’ordinanza.

Pride in London, che conta circa 100 volontari permanenti e due dipendenti retribuiti, ha dichiarato che il suo amministratore delegato ad interim, Rebecca Paisis, “implementerà una nuova struttura di governance per garantire che Pride in London operi secondo i più alti standard“.

Rebecca Paisis ha dichiarato: “Pride in London esiste per sostenere la comunità LGBTQ+ di Londra. Siamo a favore dell’unità, della visibilità e dell’uguaglianza per tutti. Questo obiettivo è al centro di tutto ciò che facciamo e guida ogni nostra decisione. Vorrei ringraziare la nostra comunità e tutti i nostri stakeholder per il supporto ricevuto negli ultimi mesi, in particolare i nostri volontari che rendono possibile Pride in London. Ora che entriamo nella fase di preparazione di Pride in London 2026, il mio obiettivo è quello di realizzare un altro evento sicuro e di successo e di guidare l’organizzazione con integrità.”

Rebecca è al servizio della comunità LGBTQ+ di Londra da oltre 25 anni. È entrata a far parte di Pride in London nel 2023. Nel suo precedente ruolo di Direttrice delle Operazioni ha supervisionato la riuscita di Pride in London 2023, 2024 e 2025.

Il Pride di Londra del 2026 si terrà il 4 luglio e, secondo fonti interne all’organizzazione, si svolgerà “come di consueto”. L’evento ha un costo di circa 1,3 milioni di sterline all’anno e si basa sul contributo di circa 1.000 volontari. È finanziato principalmente da sponsor aziendali, che pagano fino a 8500 sterline per iscrivere un carro alla paata, ma riceve circa 175.000 sterline all’anno dall’ufficio del sindaco di Londra, la Greater London Authority (GLA). Con i sempre più consistenti tagli alle iniziative in materia di diversità, uguaglianza e inclusione (DEI), i Pride sono sempre più in difficoltà da un punto di vista economico. Lo scorso anno il Liverpool Pride è stato cancellato a causa di difficoltà finanziarie, per poi essere rilanciato in scala ridotta, mentre il Manchester Pride è entrato in liquidazione nel 2025 con debiti per 70.000 sterline nei confronti degli artisti e 1,3 milioni di sterline nei confronti dei fornitori.

Peter Tatchell chiede spiegazioni su spese da 631.950 sterline

La Peter Tatchell Foundation ha scritto a tutti i membri del consiglio di amministrazione di Pride in London chiedendo “risposte urgenti” in merito alle sue finanze e al “continuo ritardo” nella pubblicazione dei risultati dell’indagine interna su presunti episodi di corruzione e cattiva gestione. La lettera, indirizzata ai direttori di London LGBT Community Pride CIC (LLCP), chiede l’immediata pubblicazione del rapporto interno sulle accuse di irregolarità finanziarie, ad oggi ancora non reso pubblico e la cui pubblicazione era stata promessa per il 2025. La Peter Tatchell Foundation ha sollevato specifici interrogativi sulle spese contenute nel bilancio 2024 di Pride in London, ovvero l’ultimo bilancio pubblicato. Tali spese ammontano a 631.950 sterline.

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Peter Tatchell, direttore della Peter Tatchell Foundation e co-organizzatore del primo Pride nel Regno Unito nel 1972, ha dichiarato: “L’elenco delle spese non fornisce dettagli sufficienti a placare le nostre preoccupazioni. Include 278.000 sterline in stipendi, 5.400 sterline in spese di hotel e viaggi, 194.000 sterline in pubblicità e promozione e 154.550 sterline come compenso per i direttori: quest’ultima voce di spesa è particolarmente preoccupante perché i direttori del Pride sono generalmente descritti come volontari non retribuiti.  Il Pride di Londra appartiene alla comunità LGBTQ+, non a un singolo individuo o ad un consiglio di amministrazione. La piena trasparenza e la responsabilità sono essenziali per mantenere la fiducia. Senza di esse, non possiamo avere fiducia nel futuro del Pride di Londra. Queste spese potrebbero avere spiegazioni legittime, ma senza un elenco dettagliato e la divulgazione delle informazioni non possiamo saperlo. Il ritardo nella pubblicazione dell’indagine non fa che aumentare le preoccupazioni. Vogliamo collaborare con Pride in London per rendere la parata di quest’anno un grande successo, ma non possiamo farlo senza la massima trasparenza. La Peter Tatchell Foundation ha richiesto una copia del rapporto interno e risposte dettagliate alle sue domande “al più presto”, avvertendo che la trasparenza è fondamentale per ripristinare la fiducia in uno dei più grandi eventi LGBTQ+ del Regno Unito”. 

Oltre ad essere stato uno dei co-organizzatori del primo storico Pride britannico nel 1972, Peter Tatchell ha partecipato a tutti gli altri Pride di Londra, per un totale di 54 Pride.

La replica di Pride in London

In risposta alla lettera della Peter Tatchell Foundation, Pride in London ha dichiarato: “Sono in corso procedimenti legali contro il signor Joell-Desheilds e, di conseguenza, al momento l’organizzazione non è in grado di pubblicare questo documento. Per quanto riguarda gli stipendi: pur essendo un’organizzazione gestita da volontari, occorrono 12 mesi per pianificare, raccogliere fondi e realizzare il Pride di Londra. Questo richiede un numero limitato di posizioni a tempo pieno. Nell’anno fiscale 2023/24 (quello in questione) erano necessarie quattro posizioni retribuite. Attualmente ne abbiamo due. LLCP fa parte di una rete globale del Pride e, in collaborazione con la GLA, si è candidata per ospitare il WorldPride di Londra. Come organizzazione candidata dobbiamo soddisfare determinati criteri, tra cui la partecipazione ad altri eventi globali del Pride, che comportano spese di viaggio e alloggio. Con l’aumento del numero di partecipanti, che ha raggiunto 1,8 milioni lo scorso anno, e con l’incremento dei costi, sono necessariamente aumentate anche le spese relative a marketing, pubblicità, promozione e attività correlate. Ciò riflette in parte la necessità di supportare la nostra crescente diffusione e i nuovi spazi inclusivi, e copre una serie di costi e collaborazioni professionali.  I bilanci aggiornati per il 2023-24, disponibili presso la Companies House, confermano una cifra inferiore di £ 67.050, che riflette la remunerazione degli amministratori statutari, i quali sono anche dipendenti retribuiti. Si noti che una parte consistente di questa cifra riflette quindi gli stipendi dei dipendenti ed è già inclusa nelle cifre relative agli stipendi (anziché essere indicata in aggiunta agli stipendi dei dipendenti).”

Non è la prima volta che il London Pride viene travolto dalle polemiche. Nel 2012, a soli 9 giorni dal World Pride di Londra, ci fu un importante ridimensionamento del programma ufficiale perché gli organizzatori non erano riusciti ad assicurarsi i fondi necessari per mettere in pratica quanto inizialmente annunciato. Niente palchi nelle principali piazze, come previsto, e niente licenze per feste in strada a Soho, così come niente Pride Walk con carri allegorici, diventata semplice sfilata a Trafalgar Square. Peter Tatchell e l’ex direttore associato di Pride London, James-J Walsh, criticarono aspramente la gestione del World Pride da parte di Pride London dalle pagine di PinkNews. “A prescindere da ciò che è giusto o sbagliato, questa riduzione del WorldPride è un’enorme vergogna per Londra e per la nostra comunità LGBT“, scrisse Tatchell. “Avevamo promesso alle persone LGBT di tutto il mondo un evento favoloso e spettacolare. Ora sembra che il WorldPride di Londra passerà alla storia come un fiasco totale. Non solo stiamo deludendo le persone LGBT in Gran Bretagna, ma stiamo anche tradendo la fiducia delle persone LGBT in tutto il mondo. È un disastro assoluto“.

Passati 14 anni un altro terremoto ha scosso l’organizzazione del Pride più famoso e partecipato del Regno Unito.

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