Minacce al Molise Pride, due uomini arrestati: uno deteneva armi e munizioni in casa

Spazi e simboli queer sempre più nel mirino, ma gli organizzatori non arretrano: "Saremo in piazza il 26 luglio a Termoli".

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L’odio omolesbobitransfobico ha smesso da tempo di limitarsi ai commenti sui social e alle scritte sui muri. La sua mutazione è evidente: sempre più esplicito, sempre più aggressivo, sempre più pericoloso. L’ultimo episodio arriva dal Molise, dove a poche settimane dall’approvazione della mozione contro l’omobitransfobia in consiglio regionale, la Polizia di Stato ha denunciato due uomini per aver pubblicato minacce online contro il Molise Pride, in programma il prossimo 26 luglio a Termoli.

Le indagini della DIGOS hanno permesso di identificarli rapidamente, ma il dettaglio più inquietante è emerso durante la perquisizione: uno dei due giovani deteneva armi da fuoco e munizioni, immediatamente sequestrate. Se Molise Pride, come ogni manifestazione LGBTQIA+ in Italia, non è certo nuovo alle contestazioni, qui il livello della minaccia cambia dunque radicalmente lo scenario: l’odio prende forma, si struttura, si arma.

La denuncia di Arcigay Molise è stata fortunatamente immediata, e le forze dell’ordine hanno agito con prontezza, ma l’episodio è solo l’ultima espressione di una tendenza inquietante quanto eloquente: negli ultimi mesi, gli spazi e i simboli queer sono diventati il bersaglio di un’ondata d’odio che appare sempre più sistematica, organizzata e pericolosamente normalizzata.

 

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Minacce al Molise Pride, la denuncia degli organizzatori

Le indagini sono partite dalla denuncia di Arcigay Molise, che ha segnalato la presenza di messaggi minatori su un noto social network. Gli investigatori hanno rapidamente individuato i due autori, deferendoli alla Procura della Repubblica di Campobasso per il reato di minacce. La svolta è però arrivata con le perquisizioni: in casa di uno dei due uomini, le forze dell’ordine hanno trovato armi da fuoco e munizioni, che sono state immediatamente sequestrate.

Le minacce erano arrivate nel 2018, durante il primo Molise Pride della storia, non ci spaventano – spiega Luce Visco, Presidente di Arcigay Molise, a Teleregione – Noi le abbiamo regolarmente denunciate in questura e ci incoraggiano a manifestare con più determinazione. Accade perché c’è sicuramente un pregiudizio sulla comunità LGBTQIA+, un pregiudizio riguardo le modalità in cui si svolgono le manifestazioni, ma io ci tengo sempre a ricordare che eventi di questo tipo sono importanti ed essenziali. Episodi come questi ci ricordano quanto sia necessario ribadire la necessità di scendere in piazza per sensibilizzare sui diritti civili e sulla realtà della comunità LGBTQIA+. Se potessi parlare con uno di questi individui, gli direi che non c’è bisogno di ricorrere alla violenza, gli spiegherei che la comunità LGBTQIA+ è fatta di persone, persone che sono libere di essere e libere di amare. Sono sicura che ci sarebbe comprensione dall’altra parte, perché il vero scoglio è sempre la mancata conoscenza. E quando la conoscenza arriva, non c’è più spazio per la violenza e l’intimidazione“.

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Il mirino sui luoghi queer: una strategia dell’odio sempre più esplicita

Sarebbe però ingenuo liquidare il tutto come una semplice bravata, quando negli ultimi mesi, in tutta Italia, spazi e simboli della comunità LGBTQIA+ sono stati bersaglio di attacchi ripetuti.

A Torino, al Campus Einaudi, adesivi con la bandiera arcobaleno sono stati deturpati con svastiche nere. All’Università dell’Aquila, una scritta apparsa su un muro ha evocato gli orrori peggiori della storia: “Gay nei forni”. A Bologna, il Cassero LGBT Center è stato vandalizzato per ben due volte in un mese, con messaggi che inneggiavano alla “liberazione” dello spazio dalla presenza LGBTQIA+. E a Venezia, un’associazione studentesca è stata bersagliata da minacce di morte con un attacco coordinato di stampo fascista.

Dietro a questi episodi non c’è solo l’azione di singoli fanatici, ma un clima sempre più pervasivo, costruito da una retorica politica che ha reso accettabile, quasi sdoganato, l’odio contro la comunità LGBTQIA+. È il risultato di anni di narrazioni tossiche sulla presunta “ideologia gender”, sulle fantomatiche minacce all’“identità tradizionale”, sulle teorie cospirazioniste che dipingono il movimento LGBTQIA+ come un pericolo da contrastare. Ma anche la conseguenze delle “battute innocenti” nelle aule istituzionali.

E non si parla solo dell’Italia: casi simili arrivano dal Regno Unito e dagli USA, alimentati da una destra reazionaria che ha scelto la comunità queer come bersaglio privilegiato della propria propaganda. E quando l’odio trova spazio, la violenza segue. Sempre.

© Riproduzione riservata.

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