Sabato 4 luglio 2026 l’Ostuni Pride tornerà ad attraversare le strade della Città Bianca per la sua seconda edizione. Dopo l’esordio del 2025, che ha portato in piazza circa mille persone tra cittadinanza, famiglie, associazioni, attivistə, ospiti e realtà del territorio, il Pride promosso da Arci Annavanna si prepara a consolidare un percorso politico nato dal basso e radicato nella provincia.
Non solo una parata, dunque, ma un processo di visibilizzazione, partecipazione e rivendicazione che prova a tenere insieme corpi, territorio, meridionalità, autodeterminazione e comunità.
A raccontarlo a Gay.it, nell’ambito della rubrica Pride to Italy, è Luca Dell’Atti, presidente di Arci Annavanna, il circolo che anche quest’anno promuove l’Ostuni Pride in dialogo con Sherocco Festival, in programma dall’1 al 5 luglio.
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Arci Annavanna, “dove ritrovarsi tuttə”
Il nome Annavanna nasce dal dialetto ostunese. “A na vanna vuol dire da qualche parte”, spiega Dell’Atti. Da qui anche il payoff del circolo: “Dove ritrovarsi tuttə”.
“L’idea era proprio quella di fare della comunità lo spazio”, racconta. Un modo per trasformare il “non luogo” in un luogo politico, relazionale e affettivo, capace di rispondere all’esigenza di una generazione “a cavallo fra millennial e Gen Z”, ma aperta anche ad altre età e percorsi.
Annavanna nasce quindi come spazio aggregativo, ma anche come luogo di elaborazione politica. “Politica intesa naturalmente nei termini di tematiche legate allo stato della nostra società, del nostro mondo a livello globale e locale”, precisa Dell’Atti.
L’obiettivo è portare in un paese del Sud, piccolo ma molto noto per la sua vocazione turistica, temi che sembrano globali ma sono anche “localissimi”. Dalla Palestina ai diritti LGBTQIA+, il circolo ha costruito negli anni un percorso di presenza pubblica e culturale.
“Sin da subito ci siamo un po’ caratterizzati sulle tematiche LGBTQIA+”, ricorda Dell’Atti. “La primissima iniziativa che abbiamo fatto, prima ancora che avessimo un simbolo, che avessimo un atto costitutivo, è stata il 17 maggio di tre anni fa”.
Allora erano “una decina di persone nella villa comunale, a terra, con dei teli, a raccontarci esperienze e testimonianze”. Tre anni dopo, “mille persone sfilano dietro il carro del Pride nella città di Ostuni”.
Per Dell’Atti, questo passaggio dimostra che “qualcosa di buono, di importante e di condiviso attorno a queste tematiche e a questi valori l’abbiamo costruita”.
Il primo Ostuni Pride: “Sgomenti per la quantità, ma soprattutto per la qualità della partecipazione”

La prima edizione dell’Ostuni Pride, nel 2025, ha segnato una svolta per la città. Circa mille persone hanno preso parte al corteo, con la presenza di figure come Vladimir Luxuria, Nichi Vendola e Porpora Marcasciano.
“Eravamo tutti sgomenti per la quantità, ma soprattutto per la qualità della partecipazione”, racconta Dell’Atti. Il ricordo più forte non è solo numerico. Durante il corteo, mentre era sul carro, un ispettore gli chiese quante persone ci fossero. “Io dicevo: ‘Non lo so, non so contare, non lo so, ma non è questo che mi importa in questo momento’”.
A colpirlo, ancora oggi, è l’immagine delle strade “così partecipate, così colorate da persone del luogo”, dalla sua famiglia a molte famiglie con bambinə, fino a “un pezzo vivo e solidissimo di società e di cittadinanza ostunese”.
Accanto alla comunità locale c’erano turistə, persone arrivate da altri territori, associazioni LGBTQIA+ e realtà della società civile. “C’erano associazioni che venivano da tutta la Puglia e non solo, c’erano persone che venivano da fuori, da Milano, da Roma, da Bruxelles, che hanno preso voli appositamente anche per partecipare”.
Dell’Atti rivendica il valore politico e simbolico di quella giornata: “Secondo me è stato tra i più forti, al di là del numero della partecipazione, tra i più forti della scorsa estate della nostra terra in generale”.
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La collaborazione con Sherocco Festival
Anche nel 2026 l’Ostuni Pride si inserisce nella cornice di Sherocco Festival, che si terrà dall’1 al 5 luglio e che sabato 4 luglio “abbraccerà” il Pride, fermando le attività del pomeriggio per portare comunità, ospiti e partecipanti al corteo.
“La rete passa anzitutto da una fondamentale e sostanziale collaborazione con Sherocco Festival”, spiega Dell’Atti. Una collaborazione che non nasce con il Pride, ma prima. “La collaborazione in realtà rimonta a prima che venisse l’idea del Pride. Probabilmente l’idea del Pride è stata anche un po’ frutto di quella ventata che Sherocco ha portato nel nostro territorio”.
Per Arci Annavanna, il valore di Sherocco non riguarda soltanto i nomi noti o le personalità ospiti. “Il fatto che Sherocco continui ad esistere nel nostro territorio e che si coordini con il Pride, quindi ferma le attività durante il sabato pomeriggio e porta tutte le sue persone, partecipanti, ospiti al Pride, è un valore aggiunto davvero enorme”.
E aggiunge: “Lo è non soltanto per le personalità che ha portato l’anno scorso e che sicuramente porterà anche quest’anno. Lo è, con tutto il rispetto per gli ospiti noti e importanti di Sherocco, soprattutto per la comunità di Sherocco”.
Una combinazione che, secondo Dell’Atti, funziona anche per la forza simbolica della città: “Ostuni in quanto tale, col suo potere da cartolina, probabilmente ci mette il suo”.
L’eredità del 2025: dallo scetticismo alla partecipazione
Per chi organizza un Pride, sottolinea Dell’Atti, il punto non è soltanto realizzare un evento bello, partecipato o ben organizzato. “Chi fa attivismo non fa pianificazione di eventi. Che il Pride venga bene, venga figo, con la musica divertente e un bel percorso, ok, ma poi c’è il motivo per cui viene fatto”.
E proprio sul piano politico e sociale, l’eredità della prima edizione sembra già visibile.
Prima del Pride 2025, racconta Dell’Atti, in città c’era “un clima di scetticismo diffuso” da parte di molti ambienti della cittadinanza ostunese. In alcuni casi, anche un clima di ostilità, espresso “in esplicite prese di posizione contro il Pride” e persino in azioni come “strappare locandine e manifesti”.
Secondo Dell’Atti, però, sia l’ostilità sia lo scetticismo sono stati “spazzati via proprio dalla parata” e dal modo in cui il Pride è stato partecipato.
A sfilare non c’erano solo associazioni LGBTQIA+, ma anche una rete molto più ampia: “C’erano l’ANPI, Libera, l’Ordine degli psicologi, degli assistenti sociali e davvero tanti pezzi attivi della buona società civile”.
Anche il tessuto produttivo locale sembra aver risposto. Nel 2025 il sostegno arrivò da una rete “non particolarmente ampia ed estesa, ma molto convinta” di attività produttive e locali, soprattutto nel centro storico. Quest’anno, dice Dell’Atti, “sicuramente saranno di più”.
Il rapporto con le istituzioni locali
Il primo Ostuni Pride aveva ricevuto il patrocinio del Comune e la partecipazione dell’allora sindaco Angelo Pomes, presente anche sul palco e in corteo.
Dell’Atti ricorda quel sostegno come un elemento importante. “L’anno scorso noi abbiamo fortemente cercato il sostegno da parte dell’amministrazione comunale, che alla fine abbiamo ottenuto con grande convinzione da parte dell’oramai ex sindaco”.
Nel frattempo, spiega, l’amministrazione locale è caduta. Ma resta il valore politico di quanto avvenuto nel 2025: “Il fatto che esponenti dell’amministrazione fossero a tenere lo striscione in prima fila e percorrendo la parata del Pride, per me è stata una cosa molto importante”.
Importante anche l’intervento del sindaco sul palco, raggiunto dai figli: “C’era questa atmosfera di festa, di famiglie e di solidarietà che è stata possibile anche grazie a quel sostegno”.
Per Dell’Atti, le amministrazioni locali non sono affatto prive di strumenti per agire sui diritti. “Non è affatto vero che le amministrazioni locali sono prive di strumenti, di competenze per poter affrontare anche tematiche di questo tipo”.
Da qui l’auspicio per il 2026: “Mi aspetto, mi auguro, ancorché non ci sia più un’amministrazione, da un punto di vista del clima politico, che sia un clima convinto, accogliente, festoso come e più dell’anno scorso”.
Il Manifesto 2026 e il percorso partecipato
Per l’edizione 2026, Arci Annavanna ha convocato un’assemblea pubblica per costruire insieme il Manifesto dell’Ostuni Pride. Una scelta che nasce anche dall’esperienza dello scorso anno.
“Questa cosa l’avevamo già tentata l’anno scorso, ma ci siamo resi conto che quest’anno andava fatto in modo ancora più esplicito e ancora più forte”, spiega Dell’Atti.
L’obiettivo è non costruire un evento calato dall’alto, ma “una sfilata di visibilizzazione, di rivendicazione che sia davvero per tuttə”. Per farlo, “i valori e i paletti vanno condivisi assieme a chi ci sta”.
L’apertura non riguarda solo le associazioni LGBTQIA+ della provincia o della regione, che Dell’Atti definisce “tantissime” e “capillari”, ma anche associazioni più trasversali, impegnate su altri temi, che vogliono sentirsi parte di una visione comune.
Il cuore del manifesto sarà ancora una volta il rapporto tra queer e meridionalità. Dell’Atti richiama il documento del 2025, intitolato “Manifesto per un Pride meridiano”, e anticipa il filo dell’edizione 2026: “Il concetto fondamentale attorno al quale proporremo di andare a costruire questo manifesto riguarda la combinazione fra queerness e meridionalità”.
“Le ProvinciaLotte”: le lotte queer di provincia al centro

La comunicazione grafica del 2026 giocherà con l’immaginario delle cartoline anni Novanta e Duemila: colori accesi, estetica volutamente kitsch, rimando alla provincia e alla memoria popolare.
“L’idea è quella di ripartire dal concetto di provincia, dal Pride di provincia, l’importanza della provincia da riportare al centro, soprattutto con riferimento a queste tematiche”, spiega Dell’Atti. Il gioco di parole scelto è “Le ProvinciaLotte”: “Sono un po’ le lotte di provincia”.
Ostuni, con la sua notorietà turistica e il suo immaginario da cartolina, diventa così il punto da cui rilanciare una narrazione diversa. “Cercheremo di candidarci ad essere non l’unico Pride di provincia, ovviamente, grazie a Dio ce ne stanno tanti altri, ma, se altri lo vorranno, ad essere un po’ il megafono delle lotte di provincia”.
L’idea è sfruttare la forza simbolica della città per aggiungere “alle sicuramente stupende cartoline di Ostuni, una cartolina nuova, diversa, forse più colorata”.
Ostuni, il turismo e le contraddizioni del territorio
Ostuni è una delle mete più note della Puglia, attraversata ogni anno da migliaia di turistə. Ma proprio questa immagine da cartolina convive con contraddizioni profonde, soprattutto per chi vive il territorio tutto l’anno.
Per Dell’Atti, la prima sfida resta la visibilità. “Il processo che noi abbiamo compiuto di visibilizzazione è già stato un processo molto importante e naturalmente non può finire nel giro di un anno”.
La questione LGBTQIA+, sottolinea, non può essere ridotta alle sole grandi battaglie nazionali, pur fondamentali. “Ritenere che le questioni legate ai diritti LGBTQIA+ siano solo quelle attinenti al matrimonio egualitario o alla GPA è una visione riduzionistica”.
Il punto è anche la possibilità concreta di esistere nello spazio pubblico, soprattutto nella provincia del Sud. “Stiamo parlando di corpi, stiamo parlando di diritti che passano attraverso la visibilizzazione dei corpi e di possibilità e capacità di essere in determinati modi e di farsi vedere in determinati modi, senza nascondersi”.
In territori dove spesso, per vergogna, abitudine o scetticismo, ci si nasconde, un Pride può diventare un gesto di liberazione collettiva. “Credo che quella sia davvero la cosa più importante e la prima da cui partire”.
“Quando riesci a essere utile anche solo a una persona, hai già vinto”
Tra gli effetti più importanti del Pride, Dell’Atti cita la possibilità di rendere più sereno il percorso di persone giovani del territorio.
Il fatto di vedere un corteo, partecipare a una manifestazione, riconoscersi in una comunità visibile può avere conseguenze profonde. “Questa cosa ha consentito a Ostuni, a persone anche giovani, di fare cammino in modo più sereno, grazie al fatto di aver visto, aver partecipato a manifestazioni come quella del Pride”.
E aggiunge, con emozione: “Quando si riesce ad essere utili anche solo ad una persona nel suo processo di affermazione, hai già vinto”.
Ospiti e novità dell’Ostuni Pride 2026
Sul fronte più festoso, il Pride 2026 sta definendo programma e presenze. Tra le anticipazioni, Dell’Atti conferma la partecipazione di Protopapa, che suonerà sul carro.
“Senz’altro abbiamo Stefano Protopapa, che suonerà sul carro”, racconta. Una presenza accolta con entusiasmo anche perché, spiega Dell’Atti, “tra Londra e Ostuni ha scelto Ostuni” per sfilare.
Torneranno anche le due drag che lo scorso anno hanno condotto il percorso e il palco. Dell’Atti ne sottolinea non solo la capacità artistica, ma anche quella professionale e logistica: “Hanno gestito le problematiche logistiche con una competenza e una capacità che vale la pena sottolineare”.
Nel programma più ampio di Sherocco Festival, è prevista anche la presenza delle Karma B, protagoniste delle serate del festival e attese anche al Pride. “Sono certo che anche stavolta, con la forza e sagacia dei loro interventi, coloreranno il palco anche quest’anno”.
Il messaggio nazionale: “Esistono ancora leggi che ci dicono che siamo in Serie B”
Guardando oltre Ostuni, Dell’Atti collega il Pride 2026 al quadro nazionale dei diritti LGBTQIA+. Il riferimento è anche ai dieci anni dalla legge Cirinnà sulle unioni civili.
“Dieci anni dopo una legge nata zoppata, il livello di discriminazione fra le persone appartenenti a quella comunità e le restanti cittadine e cittadini italiani è significativo e forse in qualche misura anche più acuto”.
Il punto, chiarisce, non è “scimmiottare le istituzioni eteronormate”, ma denunciare una discriminazione giuridica ancora esistente. Da costituzionalista, Dell’Atti richiama l’articolo 3 della Costituzione: “L’articolo 3 dice che siamo tutti uguali e che abbiamo tutti pari dignità sociale”.
E aggiunge: “Lo strumento della legge e la politica, la Repubblica, le istituzioni servono a rimuovere quelle condizioni di diversità che impediscono di fatto la vera libertà e dunque la vera partecipazione di ogni persona al progresso spirituale e materiale della società”.
Per Dell’Atti, il nodo è chiaro: “Esistono ancora delle leggi, esistono ancora dei pensieri legificati, cristallizzati nelle leggi, che dicono: voi siete in una condizione giuridicamente deteriore, siete in una condizione di Serie B”.
Finché questo accadrà, conclude, “ci sarà sempre un problema” e resterà “una sorta di tacita legittimazione a dire e o mettere in pratica parole e comportamenti discriminatori”.
L’Ostuni Pride 2026 nasce da questa consapevolezza: trasformare una delle cartoline più iconiche della Puglia in uno spazio politico, visibile e attraversato da corpi, diritti e libertà.
Ostuni Pride 2026: come restare aggiornatə
L’Ostuni Pride 2026 si prepara a tornare sabato 4 luglio 2026 con una seconda edizione che punta a consolidare il percorso avviato lo scorso anno. Non solo una parata, ma uno spazio politico e collettivo in cui visibilità, diritti e partecipazione si intrecciano con le lotte queer di provincia.
Per aggiornamenti sul manifesto, sul percorso del corteo e sugli eventi collegati, è possibile seguire i canali ufficiali di Arci Annavanna e dell’Ostuni Pride sui social. Qui il comitato organizzatore pubblicherà tutte le novità in vista del 4 luglio (IG).
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