Celebrato il primo matrimonio ebraico gay in Italia: l’intervista esclusiva

Serafino e Federico si sono sposati lo scorso weekend. Ecco come sono arrivati questo passo fondamentale per l'ebraismo italiano e per la comunità LGBT.

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Reuven Halevi - Photographer
3 min. di lettura

Serafino e Federico si sono sposati con rito ebraico a Roma lo scorso fine settimana. Serafino è militare di carriera, mentre Federico è giornalista. Il loro matrimonio è stato un evento importantissimo per la comunità ebraica italiana ma anche per la nostra comunità LGBT. Abbiamo chiesto a Serafino di raccontarci come sono arrivati a questa importante conquista.

Ciao, quando vi siete conosciuti tu e Federico?

Ci siamo conosciuti dieci anni fa e dopo alcuni mesi siamo subito andati a vivere insieme, prendendo una nuova casa. Io ero appena tornato dall’Afghanistan dove ero stato in missione per sei mesi.

Voi frequentate un gruppo di ebraismo riformato a Roma, che ha in genere posizioni più aperte sull’omosessualità. Qual è il vostro rapporto con l’ebraismo in generale?

Ci siamo convertiti insieme a Parigi nel 2012. Io andai in vacanza da solo in Israele nel 2005 per due settimane, girai il paese visitando le città più belle, Tel Aviv e Gerusalemme e poi altri luoghi di interesse turistico e religioso. Mi affascinò molto e rimasi incantato dalla bellezza della gente e non solo nel senso estetico. Quindi dopo aver conosciuto Federico, ci siamo tornati e anche lui ne subì subito il fascino. Abbiamo iniziato a leggere sulla storia degli ebrei e di Israele e a studiare l’ebraico, poi quasi come se fosse un’evoluzione naturale abbiamo iniziato a entrare nella religiosità dell’ebraismo.

Reuven Halevi - Photographer

Nell’ortodossia ebraica c’è una certa chiusura nei confronti dell’omosessualità. Voi avete mai avuto problemi?

Beh sì, a volte succede, anche in ambito reform. In Italia l’ortodossia è sempre ancorata alla interpretazione del Levitico alla lettera, ma va detto che sia negli Stati Uniti che in Israele, all’interno dell’ortodossia si è aperto un dibattito già da qualche anno e si discute animatamente e con grande passione. A Tel Aviv per esempio esiste un gruppo ebraico ortodosso LGBT. Credo che la differenza la faccia molto anche l’emancipazione socio-culturale locale. In Italia la società è ancora molto arretrata su questioni di libertà e diritti civili e si confonde la chiusura e arretratezza con la tradizione.

Intendi dire che la posizione delle varie comunità ebraiche rispecchia un po’ quello del Paese in cui si trovano?

Esattamente, ma questo vale anche per le altre religioni. La riforma ebraica è nata in Nord Europa circa 150 anni fa e in Italia è arrivata appena 20 anni fa.

Il vostro è stato il primo matrimonio ebraico gay in Italia, giusto?

Sì, il primo e speriamo ne arrivino altri a breve.

Come si siete arrivati e chi dovete ringraziare?

Ci siamo arrivati con grande lavoro e determinazione. Sicuramente dobbiamo dire grazie a noi stessi, perché il percorso è stato difficile e anche un po’ doloroso, ma era quello che noi chiedevamo per diritto e quindi non ci saremmo fermati dinanzi a nulla. Poi un grande grazie agli amici del gruppo ebraico LGBT Magen David Keshet Italia per la loro costate presenza e supporto, al rabbino Lio Bar Ami e infine, ma non per importanza, alle nostre famigli e agli amici più cari che ci hanno sempre sostenuto. Stamattina la zia di Federico mi ha detto, che non aveva mai assistito a un matrimonio dove tutti erano felici e uniti come al nostro.

Com’è andato il matrimonio?

La cerimonia si è svolta secondo la tradizione ebraica, il rabbino ha letto dei passi dalle Scritture, poi ci ha fatto la fatidica domanda con lo scambio degli anelli. Sono state recitate le sette benedizioni del matrimonio, da sette persone diverse (nel nostro caso, siccome reform, anche dalle donne) poi la rottura del bicchiere seguito dal canto Mazal Tov e alla fine gli amici ci hanno fatto girare in circolo portandoci a spalla seduti su delle sedie, per finire cena Kosher Style.

Voi siete impegnati in prima persona nell’ambito della militanza LGBT, giusto?

Sì, noi due siamo stati tra i fondatori della comunità Beth Hillel Roma e precedentemente abbiamo lavorato molto per il gruppo romano di Lev Chadash poi confluito in Beth Hillel. Lavoriamo da sempre per l’ebraismo reform e continueremo a farlo.

Che rapporto c’è, se c’è, tra il vostro matrimonio e l’introduzione della legge Cirinnà sulle unioni civili?

Le due cose sono arrivate insieme ma avevamo già deciso di farlo quando ancora il ddl Cirinnà era ancora in alto mare. Però abbiamo già prenotato anche l’unione civile. Il 15 novembre, a Roma.

Le foto sono di proprietà di Reuven Halevi, gentilmente concesse per l’articolo.

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© Riproduzione riservata.

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